Diciannovenne pachistana costretta ad abortire è in Italia dopo blitz della polizia

Farah, la ragazza pakistana residente a Verona che era stata riportata in patria con l’inganno per costringerla ad abortire, è tornata in Italia dopo alcuni giorni trascorsi nella residenza dell’ambasciatore italiano ad Islamabad.

Uscita da un passaggio secondario

È atterrata all’aeroporto di Malpensa su un volo in arrivo da Abu Dhabi alle 7.30. La diciannovenne ha passato i controlli di rito ed è poi stata fatta uscire dallo scalo da un passaggio secondario.

Liberata nei giorni scorsi

Dopo essere stata riportata con l’inganno nel Paese d’origine e costretta a interrompere la gravidanza, aveva chiesto aiuto con un messaggio via Whatsapp ed è stata liberata con un blitz della polizia.

Verona: diciannovenne pachistana costretta ad abortire chiede aiuto via Whatsapp, le notizie del 17 maggio 2018

Una studentessa ventenne di origine pachistana e residente a Verona, sarebbe stata portata nei mesi scorsi dai parenti nel paese di origine e qui costretta ad abortire il figlio che aveva concepito con il suo ragazzo, un veronese che frequenta la sua stessa scuola, e che aveva deciso di tenere. La vicenda è stata pubblicata oggi dal quotidiano L’Arena, ed è basata sui messaggi che la giovane avrebbe inviato via Whatsapp alle compagne di scuola.

Indaga la Digos scaligera

I ragazzi, informati di quanto stava accadendo, hanno informato la dirigenza scolastica. Sulla base della segnalazione dei docenti si è attivata la Digos della Questura scaligera, ma la giovane sarebbe ancora in Pakistan. Gli investigatori hanno attivato il consolato pakistano in Italia mettendo a disposizione tutto il materiale e le testimonianze raccolte.

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