A 17 anni riconosco che ho ricevuto dai miei dei No molto utili a crescere

Di anni ne ho 17, sono tanti, sono pochi, dipende dai punti di vista. Di “no”, nonostante questo, ne ho sentiti parecchi in questi diciassette anni, di positivi, di negativi, di giusti, di non giusti. Fatto sta che l’altro giorno stesa sul letto mentre leggevo un libro abbastanza noioso mi sono persa a pensare (dovendo rileggere la stessa pagina almeno un paio di volte prima di riuscire a concentrarmi) ed ho pensato “quali dei tanti “no” mi hanno fatto crescere?”.

È qualche giorno che ci ragiono, inizialmente mi sono venute in mente situazioni banali come quando chiedevo a mia mamma di prendermi il gelato subito prima di pranzo e lei puntualmente rispondeva “no, dopo non mangi la pappa della nonna altrimenti”, poi piano piano sono affiorati i ricordi.

I “no” più pesi sono sempre arrivati da papà e pensandoci ora forse devo ringraziarlo per alcuni di questi, non per tutti tutti, almeno non al momento, ma non escludo la possibilità di rendermi conto crescendo che anche quelli si sono rivelati utili in un qualche modo a rendermi più matura (papà se stai leggendo so che mi pentirò di averlo scritto perché me lo rinfaccerai tutte quelle volte che non mi farai uscire, quindi sii bravo e fingi di non aver visto cosa sto scrivendo, bacino).
Un esempio classico è quando mi veniva proibito di andare fuori con i miei amici per fare una qualche attività con i miei genitori o in generale per passare del tempo con loro… in quei momenti non li sopportavo.

Magari uscivano tutte le mie amiche e magari anche il ragazzino al quale andavo dietro, ma no, io dovevo stare a casa. A pensarci ora – se non fosse stato per quelli – non avrei imparato ad apprezzare i piccoli momenti con la mia famiglia, a condividere con loro ció che mi succede (non tuttissimo, ma il giusto), a capire il bene incondizionato di un genitore e a instaurare un rapporto diverso in alcuni suoi punti da quello che avevo da bambina e più adatto all’età da adolescente.
Un altro “no” che sicuramente mi ha aiutato tantissimo è stato quello per i vestiti di marca, per quei vestiti che la mia mamma (ancora non ho capito come facesse) capiva che non volevo perché piacevano davvero a me, li volevo solo perché piacevano ai miei amici, alle persone alle quali stavo intorno ed in un qualche modo mi facevano sentire più sicura. Non avrei di certo acquistato la sicurezza che ho ora: se voglio indossare un capo che non piace a nessuno se non a me o se voglio dire ciò che penso, motivandolo – nonostante non tutti siano d’accordo con me – lo faccio senza avere paura del giudizio altrui. Ovviamente non è stato merito solo di quel “no” ricorrente, ci sono stati tanti altri fattori in gioco e mamma e papà sono stati senz’altro bravi, ma sono certa abbia fatto la sua buona parte.

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