Modella svedese sequestrata: in casa la madre di lui

L’antro dell’orco è in una zona residenziale a nord di Milano. Siamo a Cinisello Balsamo, in via XXV Aprile 39, due stanze con cucina che si raggiungono salendo la scala B fino al terzo piano. È qui che vive con l’anziana madre Claudio Rossetto, 42 anni, l’uomo che da settembre ha segregato e violentato una modella svedese, Dorota I. B., 23 anni, un po’ di notorietà in patria per aver partecipato a qualche reality show e il sogno di diventare una top model sbarcando a Milano.

I primi contatti a luglio nel 2014

Lei, come racconta ai carabinieri che l’hanno liberata dopo una telefonata dei vicini, aveva conosciuto Rossetto, originario del grossetano, nel luglio dello scorso anno su Facebook e ci aveva parlato anche su Skype. Sempre a distanza, fino a quanto l’uomo, titolare della Jet Set Models dopo la scarcerazione del 2013, le propone di venire in Italia, dove l’aiuterà a diventare una celebrità. La ragazza accetta e a settembre atterra all’aeroporto di Malpensa, dove ad attenderla c’è il sedicente agente di modelle.

L’arrivo a Malpensa e l’appartamento di Cinisello

Non la porta però verso le strade della moda milanese, tra via Montenapoleone e la zona di Porta Genova, dove si concentano molte agenzie. La porta a Cinisello Balsamo spacciandole prima un futuro d’amore, matrimonio e figli. Ma venti giorni dopo iniziano le violenze. Succede per una sciocchezza: Dorota riceve del denaro dai genitori e decide di comprare un tavolino. Claudio si inferocisce e non ci sente più quando lei gli si nega.

Un condominio in cui tutti lo conoscevano

Difficile pensare che nessuno, prima della telefonata notturna di un vicino di casa allarmato dalle urla nell’appartamento al terzo piano, si fosse accorto di nulla. La ragazza veniva vista uscire con Rossetto e nessuno si era fatto avanti per capire come mai Dorota fosse sempre più magra e spaventata. Nessuna domanda alla madre di lui, che vive nell’appartamento-prigione, alla sorella che sta sulla scala accanto. Nemmeno dopo le violenze che hanno segnato il passato dell’uomo.

Un passato di violenze

Il padre, morto da tempo e con trascorsi gravati da precedenti penali, non c’era più, ma c’era il passato di Claudio, quello che che l’aveva portato in galera. Era accaduto quando aveva tenuto in garage una studentessa romena sottoponendola a un calvario simile a quella di Dorota. E quella volta, per controllare chi si avvicinava all’autorimessa, aveva piazzato telecamere di sorveglianza. Adesso, di nuovo in carcere, stavolta a Monza, deve rispondere delle accuse di sequestro e stupro.

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