Pane nero al carbone: è cancerogeno? I misteri dell’E153

L’aspetto originale ha rimesso in tavola degli italiani il pane, il cui consumo è ai minimi termini, meno di un etto al giorno. Ma non passa giorno senza che panini, pizze e cornetti colorati con il carbone vegetale finiscano nel mirino. Accusati di essere fuorilegge – ancora il 5 gennaio il Corpo forestale ha denunciato per frode 12 panificatori pugliesi – o persino cancerogeni, i prodotti da forno “neri” sembrano in realtà vittime della guerra commerciale tra panificatori. Da una parte quelli votati all’innovazione, dall’altra i produttori dei pani tradizionali, la cui ricetta non può essere modificata.

 

Una sostanza naturale

Il carbone vegetale, detto anche “nero vegetale”, è una forma di carbone finemente suddiviso, ottenuto mediante attivazione a vapore di materie prime di origine vegetale carbonizzate. Si tratta dunque di una sostanza organica naturale, derivata dalla decomposizione del legno in assenza di combustione.

 

Colorante, ma anche ingrediente funzionale

Da decenni in Italia e nel resto d’Europa sono autorizzati – e ampiamente prescritti – integratori alimentari di carbone vegetale. Consigliati per contrastare disturbi intestinali e gonfiore, non hanno mai evidenziato rischi di tossicità. Proprio per questo, il carbone vegetale è autorizzato anche negli alimenti, come colorante (E153) o come ingrediente funzionale.

 

L’importanza della qualità

Come per ogni sostanza impiegata in ambito alimentare, cruciale è la qualità, che nel caso del carbone vegetale corrisponde alla purezza. La regola è molto severa e impone che i pericolosi  idrocarburi policiclici aromatici eventualmente residuati nell’additivo siano inferiori a un microgrammo per chilo (1 μg/kg). In questo modo il carbone vegetale, non è dannoso per chi lo ingerisce.
Come avviene per carne, uova, pollo, farine, vino e ogni altro prodotto, insomma, il rispetto delle regole basilari della sicurezza alimentare stabilisce l’eventuale presenza di rischi per la salute di un alimento.

“Contribuisce alla riduzione della flatulenza”

Tra le poche dichiarazioni ammesse in Europa per vantare proprietà benefiche degli alimenti ve ne è una proprio sul carbone vegetale.
La Commissione europea ha infatti approvato l’indicazione sulla salute: “Il carbone attivo contribuisce alla riduzione dell’eccessiva flatulenza post-prandiale”. L’unica condizione posta per usare questa dicitura su etichette e cartelli è di natura quantitativa: per svolgere l’effetto benefico, l’alimento deve contenere 1 grammo di carbone attivo per porzione. E il consumo diventa benefico se l’assunzione è di 1 grammo almeno 30 minuti prima del pasto e di 1 grammo subito dopo il pasto (reg. UE n. 432/2012). Se la quantità è inferiore o mal dosata, non è garantita la funzione benefica dell’alimento.

 

Pane sì, pane no

L’aspetto più spinoso, a ben vedere, non riguarda la tossicità o l’utilità del carbone vegetale. Come emerge dalle denunce sporte dal Corpo forestale pugliese, il punto della discordia è la possibilità di aggiungere carbone vegetale al pane (quanto alla possibilità che l’ alimento, con l’aggiunta del colorante, abbia effetti sulla salute, c’è questo articolo) .

 

La nota del ministero

Pochi giorni fa, per dirimere la controversia commerciale è sceso in campo il ministero della Salute, che nella nota 47415 del 22 dicembre 2015, ha chiarito alcuni aspetti delle regole per produrre, denominare ed etichettare i prodotti da forno al carbone vegetale, distinguendo tra il suo impiego quale ingrediente con funzione benefica e quale colorante alimentare.
Il ministero della Salute ha confermato che l’impiego del carbone attivo negli alimenti evidenziandone l’effetto benefico sulla salute è ammesso e disciplinato dal regolamento UE n. 432/2012, sui claims salutistici.
L’aggiunta di carbone vegetale ai prodotti “della panetteria fine” con funzione di colorante (E153) – ha ribadito il dicastero – è ammessa e disciplinata dal regolamento CE n. 1333/2008 All. II Parte E per le condizioni d’impiego (dosi e prodotti alimentari) e dal regolamento CE n. 231/2012 per i requisiti di purezza dello stesso additivo.

 

Ma non chiamatelo pane

Il ministero ha però evidenziato due limiti, sui quali si sono scontrati i panificatori pugliesi.
Il primo riguarda la possibilità l’uso dei claims salutistici: se il carbone vegetale è aggiunto quale additivo colorante, è vietato vantare gli effetti benefici per l’organismo umano.
Il secondo attiene al nome: i prodotti da forno con carbone vegetale non possono essere commercializzati con la denominazione di “pane” ma con la più generica denominazione di “prodotto della panetteria fine”.
Una formula poco familiare ai consumatori, come pure ai piccoli panificatori, che farà ancora molto discutere.

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