“Ricomincio da tre” restaurato torna dopo 35 anni (solo oggi e domani)

Lunedì 23 novembre e martedì 24 torna nei cinema italiani – per sole 48 ore – quello che era un film sperimentale con degli attori semisconosciuti e che invece oggi è un classico: Ricomincio da tre.

Ottima idea per uno dei protagonisti del film: “poter fare vivere le emozioni del cinema di Troisi sul grande schermo a chi allora non c’era”.

È questo, per Lello Arena (nella foto in basso), il regalo offerto dal ritorno in sala, dopo quasi 35 anni, il 23 e il 24 novembre, in circa 200 copie con Microcinema, di Ricomincio da tre (1981), strepitosa opera prima di Massimo Troisi realizzata con la collaborazione di Anna Pavignano. Il film torna nelle sale nella versione restaurata dalla Cineteca Nazionale di Bologna.

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Arena: “Ci vorrebbero 10.000 Troisi”

“Oggi la mancanza di Massimo è quotidianamente sempre più insopportabile – aggiunge Arena, grande amico di Troisi, compagno nella Smorfia e cointerprete del film – ci vorrebbero 10.000 Troisi per dare speranza”.

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Costò 450 milioni di lire, incassò 14 miliardi

La commedia, vincitrice dei David di Donatello come miglior film e attore protagonista e di quattro Nastri d’argento, prodotta da Fulvio Lucisano e Mauro Berardi con 450 milioni di lire, ha incassato quasi 14 miliardi.

“Molti esercenti inizialmente temevano che il napoletano di Massimo non si capisse. Al cinema Apollo di Milano ho chiesto di tenerlo almeno cinque settimane garantendo l’incasso, ma non ce n’è stato bisogno, il film è esploso subito” ricorda Lucisano, che dopo aver visto la Smorfia a teatro aveva convinto l’attore, autore della sceneggiatura con Anna Pavignano (nella foto qui sopra), a dirigere anche il film.

 

Al cinema Gioiello di Roma il film in programmazione due anni e mezzo

Un successo clamoroso, con punte come quella del Gioiello di Roma “dove Ricomincio da tre è rimasto in programmazione per due anni e mezzo”. Eppure non era stato facile per Troisi trovare finanziatori: “In molti ci chiedevano un film della Smorfia, mentre noi volevamo realizzare qualcosa di più originale – ricorda Arena -. Massimo metteva una grande cura in tutto quello che faceva e aveva il coraggio di andare controcorrente, oggi sempre più raro, in un mondo sempre più omologato. Si fanno tutte cose uguali, nonostante ci siano molti talenti”.

 

IL RICORDO DI ANNA PAVIGNANO PER CONSUMATRICI.IT

 

l 23 e il 24 novembre – come ho scritto ieri sul mio blog su Consumatrici.it – esce nuovamente  “Ricomincio da tre”, il film di esordio di Massimo Troisi. Chi l’avrebbe mai detto, quando scrivevamo quel film, che avrebbe avuto una sorte così duratura?

Il film uscì nel febbraio del 1981 ed eccolo di nuovo al cinema, ripulito, brillante e spero divertente come un tempo.

Voglio dedicare a tutti coloro che hanno amato e amano ancora Massimo Troisi, un ricordo che riguarda la scrittura di questo film. Lo tiro fuori dal mio libro che racconta Massimo visto da me, o me attraverso Massimo, non so. Però non si parla di tecnica di scrittura, di stile narrativo, ma della vita quotidiana che ci girava intorno, mentre il film nasceva.

“Quella di Ricomincio da tre era una villetta poco lontano dal lago di Nemi, uno specchio d’acqua blu scuro incastrato in un cono di boschi e vigneti; il clima fa di quel luogo un posto di fragole, si coltivano e si vendono per strada, si consumano affogate nel gelato ai tavolini dei bar dove, con parsimonia, ogni tanto ci sedevamo: era il massimo della mondanità che ci si concedeva.

Dalla finestra del piccolo studio in mansarda non si vedevano né lago né fragole, ma solo un pezzo di tetto della casa e cielo, terso e azzurro, diviso in due dalla sagoma di una lunga antenna, una stelo con sparuti rami d’alluminio.

Un topo di campagna scendeva la mattina scivolando lungo l’antenna, e risaliva la sera, tutti i giorni, puntuale. Massimo alzava gli occhi, le diceva “Buongiorno!” e “Buonasera” salutandola con un cenno della mano: lei si bloccava un attimo, guardinga, poi riprendeva il suo percorso, mentre noi ricominciavamo con il lavoro.

La mansarda non era solo uno studio o un angolo d’intimità. Presto si trasformò in un mondo a parte: lassù non c’eravamo che noi due e la scoperta di una nuova condivisione tra noi. Un  modo di comunicare profondo al di là del sentimento, il compiacersi della gioia d’inventare insieme e di trasformare i piccoli episodi, i dialoghi tra noi che fino ad allora credevamo solo chiacchiere,  in qualcosa di diverso. Il nostro stare insieme ci stava dando qualcosa di inaspettato e gioioso che era l’invenzione di una storia e la scoperta della nostra creatività .

Nevicò e la neve si gelò in una lastra dura che ricoprì il tetto, il terrazzino, il prato intorno alla casa, mentre noi continuavamo a scambiarci battute, intenzioni ed eventi ancora mescolati che davano l’idea di ciò che sarebbe stato, ma ancora non era il film. Il topo dell’antenna, che dopo attenta osservazione ci sembrò una femmina, ingrassava. Si fece lenta e pesante nel salire e scendere, finché non la vedemmo più.” (continua)

(Il brano è tratto da “Da domani mi alzo tardi”- di Anna Pavignano- ed E/O)

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La grande topa che ci fece visita

Prima parlavo di una “grande topa”. Non era un modo goliardico per definire una ragazza molto attraente: parlavo proprio di un topo femmina molto grosso che sorvegliava la scrittura di “Ricomincio da tre” (vedi blog su Consumatrici del 18 novembre), andando su e giù davanti alla finestra dello studio in cui lavoravamo, Massimo ed io. A un certo punto la topa sparì.

Noi, per tutto l’inverno, continuammo a scrivere, anche se con lunghe pause di riflessione e distrazione. Ecco, quando la topa inaspettatamente ricomparve a primavera, scivolando lungo l’antenna piantata davanti alla finestra dello studio, molte cose erano successe.

Lei scendeva seguita da una fila di batuffoli grigio/rosa che erano i suoi figli e noi avevamo finito di scrivere il film.

I figli-topi crebbero, se ne andarono per la campagna nei dintorni di Nemi e il film uscì nei cinema di tutta l’Italia.

Qualcuno scrisse: “Non si capisce niente di quello che dice questo Troisi!”. Poi ci ripensò: “Però è bravo e racconta cosa nuove”.

Altri dissero: “È quello che ci voleva nel cinema, in questo momento”. Ci fu chi applaudì gridando: “È un capolavoro!” e tornò a rivederlo. Decine di volte anche, facendo a gara con gli amici, tanto che il film rimase in programmazione al cinema “Gioiello” di Roma per più di un anno.

Fioccarono premi.

Sono successe tante cose da quel febbraio 1981 ad oggi.

Massimo è andato via.

“Ricomincio da tre” è di nuovo nei cinema, dalla prossima settimana, dopo più di trent’anni. Io sono felice.

 

 

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