Ho sognato che correvo a casa coi capelli al vento su un lama arancione

C’è un mondo che mi ha sempre affascinato: quello dei sogni. No, non sto parlando dei desideri che si hanno da piccoli come “voglio diventare una principessa”, parlo dei sogni veri e propri, quelli che ognuno di noi fa di notte.

Molti al mattino li dimenticano, io quasi mai e ho pensato di raccontarvi uno degli ultimi. Beh allora la scorsa settimana nella notte tra martedì  e mercoledì ho sognato un lama, sì avete letto bene: un lama, animale, grande, che lecca ogni cosa, brutto da vedere e tutto il resto.

Mi spiego: ero a Castel San Pietro, una cittadina tra Bologna e Imola e aspettavo l’autobus per tornare a casa. L’autobus però, essendo domenica, non passava e aspetta aspetta è passato il 918 (che in realtà nemmeno passa da Castel San Pietro, ma ok) il fatto è che al posto del classico autobus arancione c’era un lama, con tanto di classica autista cicciottella e occhiali da sole gialli.

Salgo tutta contenta sul lama e a cavallo dell’animale cominciamo il nostro itinerario verso casa. Il punto è che non riuscivo a capire come potesse questo “autobus” avere un pelo così pulito, perché gli autobus sono sporchi per antonomasia (domani ho la verifica di italiano quindi ne so a pacchi) e io proprio ero così persa in questa domanda esistenziale che secondo me per cercare di darmi una risposta ho fatto un viaggio mentale all’interno del sogno ancora più contorto di quelli che faccio normalmente da sveglia.

In ogni caso, a un certo punto  incontriamo un calabrone, uno di quei calabroni parlanti stile ape maia. Il problema è che io sono spaventata dai calabroni, cioè proprio mi fanno paura, io scappo e urlo se li vedo e così è stato anche nel sogno.

In sostanza il lama si è come impennato e io urlavo e era tutto movimentato, c’era il vento, la pioggia, i tuoni e l’autista… mangiava un panino alla mortadella preso da un baracchino in Andalusia. Avete capito bene, Andalusia. Dalla via Emilia siamo passati all’Andalusia in un batter d’occhio per poi arrivare in Provenza (tutti luoghi molto vicini tra loro) per tornare quindi sulla via Emilia una volta evitato il calabrone e cavalcare felici, contente e con la pancia piena fino a casa.

Mi devo scusare se questa conclusione sembra quella di alcuni film belli e fantastici finché non arriva quel finale smorto e deludente, ma come al solito la sveglia interrompe i sogni un po’ dove le pare. Per cui il sogno termina con l’immagine di me che torno a casa con i capelli al vento a cavallo di un lama.

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