Fertility day, l’esperta: “Vi spiego a cosa serve questa giornata”

“Il punto è che noi donne conosciamo poco il nostro apparato riproduttivo. Non sappiamo che infezioni banali come la clamidia possono minare la nostra fertilità, che il fumo riduce la vita e il numero dei nostri ovuli, che obesità e sovrappeso possono avere lo stesso effetto. Qualche anno fa dicevamo: “L’utero è mio e me lo gestico io’, ma molte di noi l’utero non sanno nemmeno com’è fatto”.

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Intervista alla Responsabile della Procreazione assistita al Sant’Orsola di Bologna

Eleonora Porcu (nella foto sopra) è responsabile del centro di procreazione assistita del Sant’Orsola di Bologna, e ha coordinato il tavolo del ministero della Salute che si è occupato del Fertility day in programma per il 22 settembre.

Quando le chiedo se l’Italia aveva proprio bisogno di una giornata sulla fertilità, specie dopo quei manifesti – rinnegati e ritirati – che parevano un invito di Stato a fare figli e farli in fretta,  risponde che sì, ce n’era bisogno, e che da anni proponeva al ministero della Salute una giornata informativa sulla salute riproduttiva. “Non per incentivare gli italiani a procreare ‘per la patria’. Ma per renderli consapevoli delle proprie scelte e stili di vita. E mi riferisco anche agli uomini: anche loro sanno poco del funzionamento e anatomia del proprio sistema di riproduzione e di quanto possa essere vulnerabile”.

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I manifesti della polemica, converrà, potevano facilmente essere male interpretati…
Non sempre messaggi complessi come questo si prestano a essere condensati in uno slogan o un manifesto. E lo ammetto, neanche a me quella clessidra che allude allo scorrere del tempo, quella frase: ‘datti una mossa’, hanno fatto un bell’effetto.

Tanto più che io ho avuto un solo figlio, e all’età di 33 anni, perché per sette anni ho lavorato gratis per ottenere la specializzazione e non potevo permettermi di fermarmi. So bene a quali difficoltà va incontro una donna che oggi decide di fare un figlio in Italia, non ha una rete familiare a cui appoggiarsi e magari desidera continuare ad avere un lavoro che la faccia sentire realizzata.

Da qui a demonizzare l’intera campagna, però, il passo è lungo. Oggi tutti sappiamo che il colesterolo alto fa male e che il fumo fa venire il cancro ai polmoni, ma di fertilità e procreazione non si parla mai, e invece si dovrebbe.

L’Italia ha un problema di fertilità?
Non più degli altri paesi occidentali. Ma come gli altri paesi ha un problema di bassa natalità. Con questa giornata, lo ripeto, non vogliamo dire: fate figli, bensì ‘fate figli se e quando volete, per voi stesse e per nessun altro, ma in piena coscienza e conoscenza’. La fertilità, come la salute, è un patrimonio personale, e va tutelata anche con l’informazione. Invece rischiamo di rimanere zitti, ostaggi di una malintesa obbligatorietà della maternità.

Lei ha visitato migliaia di donne. Cos’è che non sanno e che dovrebbero sapere?
In verità sanno poco o nulla, e il ceto sociale, il grado di istruzione o la cultura in questo caso non fanno differenza.

Molte arrivano da me quando è molto tardi, convinte che tutto si possa risolvere con la procreazione assistita. Credono che la fertilità si sia allungata, forse per il fatto che l’età della prima gravidanza si è alzata, o perché molte attrici o donne dello spettacolo hanno avuto figli anche a 50 anni.

La fertilità, però, non si è allungata affatto. Purtroppo noi donne possediamo un numero limitato di ovociti, e, paradossalmente, negli ultimi 100 anni l’età della prima mestruazione si è anticipata a 11-12 anni, anticipando tutto il ciclo. Anche se noi tendiamo ad avere figli in età avanzata, la natura va nella direzione opposta. Il picco di fecondità di una donna si ha attorno ai 20-25 anni, poi va diminuendo, e avere un figlio dopo i 40 ci espone a possibili complicazioni di salute.

Cosa possiamo fare, allora?
Preservare i nostri organi riproduttivi, per cominciare. Non sperperare il nostro patrimonio con comportamenti che possano metterli a rischio: dieta errata, rapporti sessuali non protetti, stili di vita scorretti. E fare scelte sulla procreazione consapevoli. Se dobbiamo ritardare la nostra gravidanza per motivi lavorativi o economici, dobbiamo sapere cosa dobbiamo aspettarci. Questi temi sono affrontati sul sito fertilityday.it. Ci abbiamo lavorato per mesi, peccato che si sia parlato solo dei manifesti.

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Cosa farete il 22 settembre, direte queste cose ai cittadini?
Erano previsti dei corner informativi nelle piazze principali delle città italiane, ma dopo le polemiche seguite ai manifesti (vedi foto qui sopra) si è ravvisato il rischio di proteste e disordini da parte di chi non sa quale sia il messaggio che a noi interessa dare. La giornata sarà dedicata, quindi, ad alcuni incontri scientifici e all’informazione sul tema della fertilità.

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