L’avvocato difensore “Igli Meta chiede perdono e confesserà l’omicidio”

Igli Meta, il ventenne che avrebbe materialmente sgozzato Ismaele Lucci a Sant’Angelo in Vado, avrebbe agito per gelosia. E intende confessarlo. L’albanese era convinto che Ismaele avesse tentato un approccio con la sua ex e lo voleva punire.

È questo uno dei particolari reso noto dai carabinieri a Pesaro. “Ismaele non aveva altre colpe se non di conoscere altre persone che andavano negli stessi posti”, ha detto il colonnello Antonio Sommese.

 

L’avvocato: “Igli confesserà”

Nel carcere di Villa Fastiggi, il ventenne albanese, accusato in concorso con Marjo Mema dell’omicidio, sembra intenzionato a rendere piena confessione. Ad annunciarlo è stato il suo legale Salvatore Asole, che ha chiesto al pm Lilliu un interrogatorio formale.

“Il ragazzo – ha aggiunto il difensore – mi ha pregato di dire che chiede perdono alla famiglia e alla cittadinanza. E ci tiene a dire che da parte sua non c’era nessuna volontà di uccidere. Ha ammesso di aver attirato la vittima, ma solo per dargli una lezione, per un motivo passionale. La situazione gli è poi sfuggita di mano”.

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Il movente nato da un’assurda gelosia

Il movente sarebbe la gelosia. È ciò che hanno accertato gli investigatori dopo avere sentito per ore i due albanesi di 19 e 20 anni fermati nel tardo pomeriggio di ieri per l’omicidio di   Ismaele Lulli, 17 anni, trovato ucciso con la gola tagliata l’altro ieri in un boschetto nel territorio di sant’Angelo in Vado. Si chiamano Igli Meta, 20 anni, incensurato (bella foto qui sopra) e Mario Nema, 19 anni, anche lui senza precedenti penali (nelal foto in basso a destra subito dopo il fermo). Sono entrambi accusati di omicidio volontario in concorso, con aggravanti comuni. Non è stata loro contestata la premeditazione, anche se in macchina avevano il nastro adesivo. “È come si stessero rendendo conto ora dell’enormità del fatto”, racconta una fonte investigativa che parla di “un delitto da videogame”.

 

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Secondo la ricostruzione i due ragazzi hanno portato Ismaele nel punto più nascosto di Sant’Angelo in Vado, sul colle dove c’è la chiesa semi abbandonata di San Martino. Il giovane sarebbe andato spontaneamente, ignaro di ciò che lo aspettava: i due lo avevano invitato ad andare insieme in piscina. I suoi “amici” l’hanno però tramortito con un calcio in testa, legato alla croce in mezzo ai pini con il nastro da pacchi,  l’hanno sgozzato con un colpo solo e gettato nel dirupo, lasciando sull’erba una scia di sangue. La ferita era talmente profonda che quando è stato trovato Ismaele sembrava quasi decapitato. È morto dissanguato in pochi minuti.
Gli assassini hanno poi cercato di disfarsi degli abiti insanguinati, gettandoli nella sterpaglia. Sono stati ritrovati dagli inquirenti, l’unica cosa che manca all’appello è l’arma del delitto.

 

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Il movente sarebbe la gelosia

La morte del ragazzo avrebbe un movente passionale. Di mezzo ci sarebbe la gelosia di Igli Meta per la frequentazione della fidanzata diciannovenne con Ismaele (nella foto qui sopra), Ambra. Ambra era fidanzata con Igli da 4 anni, ma con Ismaele si sarebbe trattato di una frequentazione assolutamente innocente, dicono gli investigatori.

 

La tentata fuga
Le famiglie dei due fermati non sono coinvolte in alcun modo e non hanno aiutato i figli, anche se Igli, poco dopo l’omicidio, avrebbe anche provato a fuggire, a tornare in Albania. I carabinieri lo hanno trovato nell’auto della madre, in possesso di una cospicua somma di denaro.

 

“Famiglie irreprensibili”

“Sono persone irreprensibili, che lavorano e ben inserite” osserva uno degli investigatori. I due ragazzi invece avrebbero denotato “pochi interessi e una certa tendenza a tirare a campare: uno non ha finito gli studi, l’altro sì ma non lavora”.

 

 

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Il tentato linciaggio

Intanto gli abitanti di Sant’Angelo in Vado hanno circondato la caserma dove erano interrogati i due ragazzi albanesi e ha accompagnato con cori di minaccia l’uscita di uno di loro verso una vettura dei Cc. “Lasciateli a noi”, “fateceli vedere in faccia”, “siete morti, vi conosciamo”, ha gridato ieri  la folla di amici e parenti di Ismaele, quando hanno portato i due  fuori dalla caserma, in manette, intorno alle 20. Sono volati calci alle macchine dei carabinieri, insulti, spinte.
(Nella foto qui sopra: il luogo dove è stato ritrovare il cadavere, mostrato con un fermo immagine di Sky Tg24)

 

Trovato con la gola tagliata in un bosco

Ismaele viveva a Sant’Angelo in Vado, in provincia di Pesaro con sua madre e la sorellina. La madre, 40 anni, lo ha avuto da ragazza, e lo ha cresciuto da sola. Più tardi si è rifatta una vita e con il suo nuovo compagno ha avuto la sorella di Ismaele. Da due giorni è chiusa in casa, mentre il suo compagno c erca di tenere lontani i giornalisti.

 

aaa-ismaeleInterrogati due albanesi

Ismaele si era allontanato da casa domenica.
Era stata sua madre a denunciarne la sua scomparsa domenica scorsa, dopo che la fidanzatina del ragazzo aveva ricevuto un sms dal suo cellulare. Un messaggio strano, ambiguo, che immediatamente ha messo in angoscia le due donne. Ismaele aveva scrittoi di voler cambiare vita e andare a Milano. Il messaggio si concludeva con la frase: “Vi prego, non cercatemi”, che  ha messo subito in allarme le due.

 

Mani e piedi legati
Quando è stato trovato, il corpo del ragazzo era coperto di sangue e aveva una profonda ferita al collo. Piedi e mani erano legati con nastro isolante. Oltre al taglio alla gola, aveva altre evidenti e numerose altre lesioni che però potrebbero esser state provocate dai morsi di animali selvatici.

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