Un rientro con tante emozioni

Un pettorale e due spillette da balia. Questi due semplici oggetti dividono il tempo tra un infortunio che ti tiene lontana dalle gare per quasi 10 mesi e la tua prima gara. L’emozione del rientro mi mancava.
In questi anni di corse ho vissuto l’emozione del debutto assoluto, quella della prima maratona (da non dormirci la notte prima, e da non poter scendere le scale per la settimana dopo), quella del rientro dopo la gravidanza, quella di un mini trail che in 3 chilometri ti infanga peggio di Peppa Pig sulle sue pozzanghere, quella di una gara in notturna, quella di una staffetta, e tante altre ancora.
Ma questa mi mancava.

Dopo essermi iscritta alla classica 10 km domenicale mi sono chiesta per giorni “Come andrà? Sarò emozionata? Avrò l’ansia da prestazione?”. Ora che la gara è fatta, corsa, gustata, archiviata, vi dirò tutto, le cose belle e le cose brutte, del mio rientro.

 

Le cose belle

I compagni di squadra. Sì certo, di società, ma a piace chiamarli compagni di squadra gli amici che condividono la mia stessa passione e che sono sinceri nel riabbracciarmi, nel darmi il proprio bentornata, che capiscono meglio di chiunque altro quello che sto provando. E che davvero mi vogliono di nuovo in gara, mi incoraggiano a non mollare se in salita ho qualche cedimento.

La foto di gruppo. E finalmente ci sono anch’io! Anch’io tra i runner in procinto di gareggiare. Mi metto davanti, accosciata, in prima fila, che mi si deve ben vedere. Il mio sorriso la dice lunga sulla felicità del momento.

Il riscaldamento. Corro avanti e indietro con due amiche più per chiacchierare che per preparare i muscoli alla gara. Ma mica si parla di pettegolezzi. Scopro che una ha fatto la maratona sulla sabbia, l’altra vuole fare il personale alla Roma-Ostia, entrambe sono spaventosamente migliorate in questi mesi. Io mi appello alla mia forma ancora lontana.

 

La linea di partenza. La calca prima del via non mi è mai piaciuta tanto, ma stavolta è diverso. Voglio proprio stare lì, in mezzo a tutti, io che non sono troppo alta, non c’è altro posto al mondo in quel momento dove vorrei stare. Proprio lì, tra i 700 che partecipano a una gara in un quartiere di Roma, un po’ in periferia, la mia periferia. La giornata è grigia, minaccia pioggia ma resiste. A me pare bellissima.

 

La gara. Vi risparmio il resoconto metro per metro. Sappiate solo che è andata meglio del previsto. Certo, per non rischiare di rimanere delusa mi prefiggo un’andatura da utilitaria a passeggio, ma poi corro da onesta familiare, diesel. Ma da qui in poi non si può che migliorare.
Il traguardo. Il riscontro cronometrico era quel che era e così mi sono vergognata e non ho alzato le mani al cielo in segno di vittoria. Ma quanto avrei voluto farlo!

Le cose brutte

Nessuna.

Authors

Pubblicità

Articoli collegati

Commenti

Alto