Stangata bollette a 30 giorni, Alessia Morani: “Ecco perché l’esposto alle authority”

Per una battaglia vinta, quella contro le bollette ogni 28 giorni, c’è una guerra che rischia di essere persa. È quella contro gli aumenti a carico degli utenti annunciati da Tim e Vodafone (a cui si presume seguiranno presto Wind e Tre), quando tra qualche settimana saranno obbligati a tornare alla tariffazione ogni 30 giorni.

Ecco allora che quei parlamentari che, tra gli altri, si sono battuti per inserire nel decreto fiscale (approvato a fine novembre) l’obbligo per gli operatori delle tlc (e Sky) di tornare entro il 4 aprile 2108 alla “vecchia” fatturazione mensile, ora si “ribellano” a questi aumenti collettivi e hanno presentato un esposto all’Agcom e all’Antitrust. In prima linea nella battaglia è la deputata dem Alessia Morani.

Onorevole, che cosa chiedete alle due Autorithy?

Un intervento immediato per impedire che, come già successo quando sono passati dalle bollette mensili a quelle ogni 28 giorni, le compagnie telefoniche facciano di nuovo cartello, si accordino per aumentare all’unanimità le tariffe. In questo modo, infatti, all’utente non è lasciata alcuna possibilità di scelta. Tra l’altro la cosa più grave è che le compagnie stanno facendo passare il messaggio che gli aumenti annunciati dell’8,6% siano una conseguenza dalla legge che li obbliga a tornare alle bollette mensili.

E non è così?

Assolutamente no. L’aumento di fatto c’era già stato con il passaggio alla tariffazione ogni 28 giorni che comportava per gli utenti una bollette in più all’anno (13 anziché 12) e accresciuti introiti per le compagnie proprio dell’8,6%. Per cui un aumento mascherato c’era già stato. Ora le compagnie stanno autonomamente decidendo di non perdere quanto ottenuto in maniera scorretta nei mesi scorsi.

Eppure in questi mesi l’Agcom sembra aver avuto le armi un po’ spuntate contro le compagnie di tlc che di fatto hanno ignorato la delibera che impediva il passaggio alle bollette ogni 28 giorni…

Agcom e Antitrust sono intervenute più volte sulla materia e hanno inflitto diverse multe alle aziende. In più l’Agcom ha fatto un’ingiunzione che obbliga i gestori a restituire ai clienti quanto pagato in più dal 23 giugno in poi col cambio di tariffazione. Adesso, sulla base del nostro esposto (che la Morani ha presentato insieme ai parlamentari dem Simona Malpezzi, Stefano Esposito e Alessia Rotta, ndr), le Autorità stanno monitorando i comportamenti delle compagnie telefoniche che, a nostro avviso, stanno mettendo in atto una pratica commerciale scorretta. Vanno fermati ma purtroppo né il Parlamento né il Governo hanno gli strumenti per farlo. Solo Agcom e Antitrust possono intervenire.

A proposito di rimborsi a quanto potranno ammontare e come si potrà averli?

Per quanto riguarda il futuro, il decreto fiscale prevede un rimborso pari a 50 euro forfettari per i clienti di quelle compagnie che non torneranno alla fatturazione mensile entro il 4 aprile. Per quanto riguarda il pregresso c’è, come detto, l’ingiunzione dell’Agcom che obbliga i gestori a rimborsare agli utenti quanto pagato in più a partire dal 23 giugno scorso.

E di che cifra si tratta?

È un quantum che va calcolato singolarmente a seconda del tipo di contratto e tariffa. Le compagnie dovrebbero applicarlo automaticamente scalandolo dalle bollette future.

Sulla questione di questi rimborsi però c’è ancora molta confusione e incertezza.

Pubblicità

Articoli collegati

Commenti

Alto