Delitto Caccia: svolta dopo 32 anni, arrestato il presunto killer (video)

A 32 anni di distanza dal delitto, è stato arrestato dalla polizia uno dei presunti killer di Bruno Caccia, il procuratore capo di Torino ucciso il 26 giugno 1983 con 14 colpi d’arma da fuoco. È la svolta dell’inchiesta coordinata dal pubblico ministero di Milano Ilda Boccassini che aggiunge così un altro nome, Rocco Schirripa, il secondo all’omicidio. È quello di un panettiere torinese di 64 anni d’origine calabrese e, secondo l’accusa, c’era anche lui in via Sommacampagna, sulla pedecollina del capoluogo piemontese, la sera in cui il magistrato fu assassinato mentre portava il cane a fare una passeggiata.

Finora condannato solo il mandante

Caccia, che stava conducendo delicate indagine sulla ‘ndrangheta e sui sequestri di persona, fu ucciso per ordine di Domenico Belfiore, esponente di spicco della mafia calabrese in Piemonte, e per questo fu condannato all’ergastolo perché ritenuto il mandante dopo 5 gradi di giudizio. Dallo scorso 15 giugno si trova ai domiciliari per ragioni di salute.

A incastrare l’uomo le reazioni a una lettera anonima

A incastrare il fornaio è stata una lettera anonima inviata in questura. Gli inquirenti milanesi l’hanno sottoposta a Belfiore e in seguito sono state intercettate le “reazioni” sul coinvolgimento di Schirripa, che aveva progettato la fuga. Una “scommessa investigativa” per il procuratore di Milano facente funzione Pietro Forno.

L’avvocato della famiglia: “Ancora troppi buchi”

Bruno Caccia era il magistrato più in vista di Torino. La sera in cui fu assassinato, intorno alle 23, non aveva la scorta perché, essendo domenica, aveva deciso di non essere protetto dagli agenti. Ma nella ricostruzione ufficiale “ci sono ancora troppi buchi”, ha sostenuto il legale della famiglia Caccia, l’avvocato Fabio Repici, che aveva chiesto la riapertura del caso.

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