Mercatini dell’usato on line, test per Depop e Privategriffe

I mercatini dell’usato oggi sono diventati piattaforme virtuali dove si chiacchiera fino a sera tardi, si fanno nuove amicizie e intanto si svuotano gli armadi, facendo (qualche volta) affari. Anche in Italia sono arrivati. E provare a sfruttarli non costa niente.
Del resto alzi la mano che non ha qualche scheletro, pardon, qualche peccato di valutazione nell’armadio.
Per esempio.  Quel vecchio cappotto fucsia di cachemire che avete pagato un occhio della testa? Dovevate essere ubriache o  come minimo molto molto stressate, quando avete detto “sì lo voglio” alla commessa e l’avete comprato. E adesso – c’è bisogno di infierire? – non sapete più che farvene… E  gli stivaletti francesi tacco 15? Messi una volta. Poi avete deciso che il masochismo non è il vostro forte. E adesso non avete più neanche il coraggio di guardarli.

Sono diventati “social”
Oggi la novità è che i nuovi mercatini dell’usato sono diventati come Facebook e come Twitter o ancora di più come Instagram. Insierisci la foto di un oggetto che vuoi vendere. E dopo  cinque minuti hai già 30 persone che ti seguono e con le quali cominci subito a chattare.

Superato il vecchio Ebay
Certo rimane sempre il vecchio Ebay che però è molto dispersivo e dà l’impressione di essere come uno di quei grandi magazzini  talvolta un po’ polverosi pieni di tutto. Di siti  vendo e offro la rete è piena. Ma adesso l’ultima tendenza del commercio di seconda mano online è qualla di aggiungere emozione, divertimento, possibilità di fare nuove amicizie che possono durare anche dopo che hai comprato quella sciarpa di Burberry anni ’90.
Abbiamo provati i più nuovi. Ed ecco tutte le cose da sapere.

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Uno dei più amati è Depop
Uno dei siti più amati dalle appassionate del vendo/compro è Depop.
Vantaggi. Unisce due funzioni: fare affari e chiacchierare con sconosciuti che poi diventano quasi amici. Proprio così. Immaginatevi di avere un vostro negozio aperto 24 ore su 24 e che sta tutto dentro il vostro cellulare.  Anzi, più che un negozio, un mega centro commerciale con un milione di pezzi sugli scaffali e circa 100.00 clienti che sciamano per le corsie.

Non solo gironzolano, ma dialogano, commentano e ogni tanto comprano.

Magari proprio la stola di organza che avevate indossato una volta una, al matrimonio di vostro fratello. Tutto succede dal telefonino che tenete in tasca. Difficile da immaginare tutto questo? Forse. Ma funziona proprio così Depop.

Depop è una app

Depop è una app, cioè un piccolo programma per telefonini che si scarica gratuitamente. Una volta scaricato ci permette di vendere e comprare oggetti e vestiti, senza troppa fatica. Un giornale inglese l’ha definito “uno dei progetti mobili più avanzati del momento“, Depop è stata inventata in Inghilterra dal barbuto Simon Beckerman (40 anni). “L’idea  – racconta lui – mi è venuta dalla semplice constatazione che tutti possediamo le case piene di roba che non usiamo. Però non volevo neanche creare uno di quei mercatini di scambio asettici e anonimi. Ho combinato allora la funzione del mercatino con quella di Facebook, Twitter, Instagram dove la gente pubblica foto, commenta chiacchiera, mette i mi piace. E soprattutto si diverte”.
Oggi Depop è molto popolare in Gran Bretagna, Italia e negli Stati Uniti, in particolare a New York.

 

Ecco come funziona

Come funziona. Prima cosa si carica la app. Noi per farlo siamo andati prima su Facebook poi da lì siamo passati a “scarica l’app”.
Una volta caricata ci ha chiesto se volevamo registrarci con email o Facebook. Prima abbiamo scelto Facebook. Ma poi ma siccome, connettersi con FB significava rendere pubblici molti dati, abbiamo optato per la mail.  Bisogna trovare un nick, cioè un soprannome (noi abbiamo scelto dadacinque) e mettere una piccola foto.
Una volta registrati, si apre una schermata che indica alcuni utenti da seguire.

C’è per esempio Lazy Loaf (letteralmente foglia pigra) che vende stampe grafiche, abbigliamento curioso.

C’è Valentina Siragusa che sembra vendere soprattutto scarpe.  Se si va sull’icona Home, si scopre che il flusso di foto è identico (anche come grafica lo ricorda) a quello di Instagram. Di diverso c’è che su Instagram (è un social, dove gli utenti comunicano solo attraverso fotografie e didascalie che ricevono dei like cioè “mi piace” o commenti). Il funzionamento la veste grafica di Depop è molto simile. Ma ha qualcosa in più: oltre al commento, si può tirare fuori la carta di credito e comprare.

 

aaaagonnaPer aspiranti Diane Keaton

L’ultima foto, in ordine di tempo, pubblicata in questo momento sul flusso continuo di Depop, è una gonnona lunga di tweed a ruota (ok, è bella ma sta bene solo a chi è molto alta, fra parentesi). L’ha pubblicata una ragazza di San Benedetto del Tronto (Ap) che si fa identificare come The goods and the oldies.  La descrizione dice che è “in mohair e cachemire… per aspiranti Diane Keaton”. Taglia 42, costa 45 euro. Io che la sto guardando posso interagire grazie alle caselline: Mi piace. Compra. Commenta.

 

E se voglio invece vendere?
Nella banda inferiore dello schermo c’è l’icona di una macchina fotografica con la scritta Vendi. Scatto una foto con il tablet (o con il cellulare) ad una maglia a maniche lunghe di Custo de Barcelona. Bene, fatto. Inserisco quattro foto (è il massimo consentito): scrivo una descrizione velocemente, anche se comprendo che il pubblico di questa app si aspetta qualcosa di più empatico anche nelle poche righe che stanno sotto un’immagine. Mi si chiede poi la città di provenienza, il settore (abbigliamento donna). E, particolare curioso, mi si chiede se è un genere di abbigliamento dalla cinta in su o dalla cinta in giù.

 

È meglio “stare bassi”

Adesso ultimo (quasi) passo: il prezzo. Il consiglio è di stare bassi. Oggi, impegnandosi un po’, si riescono a trovare tante occasioni negli outlet o nella rete stessa. Se realisticamente si vuole vendere, è meglio ridimensionare un po’ le proprie richieste. Io scelgo il prezzo di 14 euro. Mi sembra equo e non esagerato.
Come mezzo di pagamento clicco la scelta: Paypal. Cioè carta di credito criptata. Compilo un modulo, dove accordo il permesso a Depop di collegarsi al mio Paypal per pagarmi o per addebitarmi importi nel caso io acquisti.
L’alternativa (si può fare) è scegliere l’opzione: soltanto consegna a mano. Se si vive in un centro abbastanza grande può andare bene.
Adesso posso scegliere se condividere la mia neo inserzione sui miei social Twitter e Facebook. Ma per ora passo.
Sorpresa. Nel giro di 5 minuti, cioè il tempo di pubblicare l’inserzione mi stanno seguendo già 12 utenti. Tutte donne e ragazze. Come gesto di cortesia, ricambio subito e mi metto a seguirle a mia volta. Probabilmente il gioco sta proprio nel seguire più persone possibili e viceversa.
Adesso non resta che attendere

 

Privategriffe

Andiamo oltre. Capi di seconda mano, marchi di primo piano. È la filosofia di Private Griffe.  Il sito è molto elegante. Bravi i grafici, Non dà certo l’idea di vendere, poi alla fine, trovi in mostra capi che avevano perso il posti di titolari negli armadi delle signore bene. Probabilmente senza troppi problemi economici a giudicare dagli oggetti dei quali si sono disfatte. Fra le borse per esempio puoi trovare una borsa blu in tessuto, in stoffa cioè, di Rocco Barocco a 40 euro. Ma trovi anche  (e soprattutto)  una bella Louis Vuitton a 650 euro, una Chanel jumbo in pelle matelassè a 4.500 euro o un bauletto bianco di Gucci a 1.190 euro. Il sito però funziona. E negli ultimi mesi ha attirato l’attenzione di nuovi investitori che hanno messo nel capitale sociale diverse centinaia di migliaia di euro come ha raccontato il Sole 24 ore.

L’utente si limita a mandare la foto

Il vantaggio di questo sito? Che pensano a tutto loro. L’utente  invia una foto via internet. Loro si occupano di presentarla benissimo, in un sito  che valorizza senz’altro la merce e che dà la possibilità agli altri utenti di commentare, chiedere  chiarimenti o anche sconti. Se alla fine un compratore si trova, a tutto ci pensa il sito. Si occupa di ritirare la merce (arriva un corriere a casa). Poi la recapiterà alla signora che lo compra. Prende il pagamento, si trattiene una commissione (non bassa) e poi fa il bonifico all’iban del venditore.

 

Commissioni un po’ alte

Gli svantaggi di Privategriffe? Secondo noi ne ha solo uno: ha delle commissioni un po’ alte. Per esempio su un capo in vendita a 28 euro, il venditore ne riceverà circa 11 o 12. Su un capo in vendita a 26 euro, ne guadagnerà circa 9. Ma del resto se si va da un Mercatopoli qualunque i guadagni finali non sono poi molto più alti alla fine.
Insomma questa è una formula di  e-commerce di lusso. Tranquilli però. Certo, è vero, si capisce lontano un miglio che il sito è a caccia soprattutto delle super firme magari francesi. Però accetta anche brand, cioè marchi non super lusso, ma semplicemente di fascia alta. Quindi tutti hanno la possibilità  di proporre qualche pezzo che hanno dimenticato in fondo al guardaroba..

 

Abbiamo provato a vendere

Noi ci abbiamo provato. Dopo esserci  registrati (anche qui è gratuito) dal sito (c’è la tendina VENDI)  e aver scattato alcune foto a un capo di lana da tempo inutilizzato  di Max&Co, l’abbiamo inserito.
L’utente può scegliere autonomamente il prezzo  di vendita al pubblico. Private Griffe non interviene. C’è semplicemente una tendina che ti dà in tempo reale quanto ci guadagnerai:. La metti in vendita a  26 euro? Il modulo ti indica subito che a te ne arriveranno  una decina circa. Insomma un po’ meno della metà. Provare però non costa nulla.
Il sito verifica anche che il prodotto sia davvero come quello descritto. Succede così dunque: i capi richiesti dopo essere stati pagati vengono ritirati e controllati da una squadra di esperti del sito.  I tecnici verificheranno che i capi riflettano quanto descritto on line dal venditore. Solo se passano questo esame, l’acquirente riceverà il prodotto, altrimenti riceverà in restituzione l’intero importo corrisposto.  Per la spedizione Privategriffe gestirà tutto: corrieri per le spedizioni, personale amministrativo per incassare e pagare. Si occuperà anche di gestire i resi ed eventuali  discordie o contestazioni-

 

CONSIGLI PER CHI VUOLE VENDERE E COMPRARE

1)  Scattare belle foto. E’ banale forse, ma fate attenzione alla luce e allo sfondo.
2)  Pubblicate più immagine: davanti, dietro, etichetta, un dettaglio importante.
3)  Siate onesti. Inutile dire che una giacca è praticamente nuova, se invece ha qualche segno di usura. Tanto il compratore ha sempre il diritto di mandarla indietro. Quindi, meglio essere sinceri subito.
4)  Prima di inquadrare e scattare, è sempre meglio stirare il capo. Controllate che non ci siano fili tirati o sporgenti, bottoni penzolanti. In quel caso acchiappate ago e filo e sistemate tutto.
5)  La gente preferisce vedere i vestiti indossati, piuttosto che stesi sul tavolo o sul letto. Perciò se avete modo di trovare un volontario modello/a (oppure voi stessi), è molto meglio. Poi naturalmente tagliate il viso dalla foto.
6)  Non esagerate con il prezzo. Salvo che non abbiate un pezzo davvero super, la gente compra se trova un affare, sennò lascia perdere. Esattamente come fareste anche voi, no?
7)  Se poi riuscite ad aggiungere una piccola descrizione in inglese, allargherete di colpo il vostro bacino di potenziali clienti. Bastano anche due righe.
8)  Importante è anche il modo in cui presentate l’oggetto. Avete bisogno di un po’ di spunti? Andate a guardare su Google qualche informazione sullo stilista. Oppure date qualche indicazione del genere: sta benissimo con paio di pantaloni scuri a sigaretta. È perfetto con una semplice camicia bianca e una collana importante. Così così: alla gente piace ricevere qualche suggerimento (che ovviamente poi non seguirà).

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