Aborto fai da te: ora il business corre su Internet

Ci sono tre procure che dal 2013 indagano, Genova, Torino e Pescara, e i fascicoli aperti sono almeno il doppio. Tutti riguardano giovani donne – alcune minorenni, altre straniere, ma ci sono diversi casi di maggiorenni italiane – finite al pronto soccorso con emorragie e utero collassato dopo aver ingerito per lo più farmaci (mai prescritti) come il Cytotec, un gastroprotettore che, se preso in quantità elevate, consente di interrompere una gravidanza.

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Pacchetti pagati online che arrivano a casa anonimi

Ma se il medicinale a base di misoprostolo non arriva da una prescrizione medica ufficiale, com’è finito nello stomaco delle donne curate negli ospedali italiani? Una risposta la fornisce l’Espresso che, in un’inchiesta pubblicata sul proprio sito web, apre uno squarcio sul mondo dell’aborto fai da te, quello che attraverso Internet fa giungere a casa propria, in modo assolutamente anonimo, un kit di farmaci e istruzioni per interrompere una gravidanza indesiderata provocando il distacco e l’espulsione dell’embrione o del feto, a seconda del mese di gestazione.

Intorno ai 200 euro il prezzo medio del “kit”

Recuperabile online non c’è solo il Cytotec, ma anche il Mifepristone, principio attivo che può portar all’aborto chimico almeno nei primi 2 mesi. E poi la lista delle compresse prosegue, con tanto di prezzi (fino a poco meno di 200 euro), dosaggi e farmaci aggiuntivi (fino a 240 euro in questo caso) per intervenire nel caso qualcosa vada storto. Ma gli slogan dei siti sono accattivanti: “Niente rischi medici, niente complicazioni, niente conseguenze future”, prometto, ovviamente nella “privacy più assoluta”.

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Fenomeno alimentato dalle difficoltà di abortire legalmente

Insomma, si tratta di uno sguardo lanciato sull’aborto clandestino che ha dismesso mammane e ferri da calza per terminare una gravidanza indesiderata. Ma anche sulle difficoltà in Italia a ricorrere all’aborto in strutture sanitarie pubbliche e ufficiali, come consentito da 40 anni a questa parte dalla legge 194. O come sarebbe consentito, dato l’allarme arrivato fin dal consiglio d’Europa sulla difficoltà di accedere a pratiche ufficiali per l’interruzione di una gravidanza.

I casi dalla Liguria all’Abruzzo

Ma davvero tutto è così esente da rischi, come promettono i rivenditori, tutti stranieri e talvolta localizzati in italiani per meglio raggiungere e agganciare le lettrici della penisola? Lo vuole capire la magistratura delle 3 città che stanno indagando perché, oltre alla ragazza con l’utero collassato (la minorenne, arrivata all’ospedale San Martino di Genova), c’è anche il caso di una ventiquattrenne di Lavagna che, dopo 14 volte al pronto soccorso, ha raccontato quello che le era successo dopo l’acquisto online. Dopodiché ci sono le giovani straniere senza permesso di soggiorno che hanno paura a rivolgersi a un consultorio o le prostitute (ne sono state contate finora 5) costrette a ingurgitare mix farmacologici dai loro sfruttatori.

I medici: “Fenomeno incontrollabile e pericolosissimo”

Per Luigi Conte, segretario generale della Federazione Nazionale dell’ordine dei medici chirurghi, “si tratta di un business incontrollabile e pericolosissimo. Oltretutto non c’è garanzia per il cittadino che così facendo esce dalla normale catena di controllo dei prodotti venduti in farmacia e, in caso di effetti collaterali, non ha garanzie da parte dell’azienda produttrice”.

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