Genova: arrestati 3 giovani per il pestaggio del 14 luglio: “Truccato come un gay”

I carabinieri hanno arrestato, tra sabato e domenica scorsa, tre ragazzi ritenuti autori dell’aggressione a sfondo omofobo avvenuta la notte del 14 luglio a bordo del bus della linea 1 a Caricamento. I ragazzi, di cui uno era minorenne all’epoca dei fatti, sono genovesi e risiedono nel ponente della città. Denunciate anche due ragazze che facevano parte del gruppo. Sono accusati di tentato omicidio.

 

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Movente omofobo? Uno nega

Potrebbe cadere il movente omofobo per l’aggressione in cui Luca, 40 anni, fu colpito da tre ragazzi e due ragazze a calci e pugni. Secondo quanto affermato da uno degli arrestati, all’origine del pestaggio ci sarebbe un complimento a una delle due giovani donne del gruppo. I tre, di età compresa tra i 18 e i 20 anni, sono stati arrestati per tentato omicidio.

 

Le due ragazze soltanto denunciate

Era stata una frase riportata dalla vittima a far sorgere il dubbio che si trattasse di una aggressione a sfondo omofobo: l’uomo, rincasato subito dopo il pestaggio, aveva detto alla fidanzata che prima di venir picchiato dal branco era stato affrontato da una delle due ragazze che gli avrebbe detto: “Non guardare il mio ragazzo, ma che sei gay?”.

I carabinieri sono riusciti a individuare prima una delle ragazze e da lei hanno stretto il cerchio sul resto del gruppo. Uno degli arrestati è stato preso a Milano dove era andato in discoteca.

Le settimane successive all’ aggressione di piazza Caricamento a Genova, il gruppo si è messo d’accordo per non parlare della vicenda e di far finta di nulla.

 

Versioni contrastanti

Jurgen Ndrelalaj, 18 anni, Lorenzo Giuliani, 19 anni, e Federico Burlando, 19 anni – questi i nomi dei tre, che vedete anche nell’immagine grande – sono stati fermati domenica. Dopo alcuni tentennamenti, Ndrelalaj ha confessato ai carabinieri di aver partecipato al pestaggio a sfondo omofobo sul bus di piazza Caricamento: “Aveva il viso truccato come un gay, l’ho picchiato insieme agli altri”. I tre giovani rischiano fino a 10 anni di carcere.

Decisiva la testimonianza di una studentessa diciannovenne
Per far arrestare i tre picchiatori è stata decisiva la testimonianza di Megi Burhamaj, studentessa diciannovenne di origini albanesi, indagata – a sua volta – per il tentato omicidio del barman Luca, ma al momento libera insieme all’amica Beatrice Marzo: “C’è stato un momento in cui avevo deciso di parlare, avevo visto una trasmissione in tv e descrivevano l’aggressione a quel ragazzo: – ha raccontato al giudice in presenza del suo legale – ho capito che era gravissimo, mi sono resa conto di quello che avevamo fatto. Ho provato a dirlo gli altri e la loro riposta è stata chiara: voi – riferito a me e alla mia amica Beatrice – vi dovete fare i c… vostri. E dimenticatevi di questa storia, pensiamo a tutto noi”. Poi la svolta con l’arresto dei tre.

La nostra notizia del 4 agosto 2015

Un uomo è stato aggredito a Genova perché “aveva un look da gay”. Luca, 40 anni, mentre si trovava su un autobus, alla provocazione di una ragazza (“Gay, perché guardi il mio fidanzato?”), ha risposto di essere sovrappensiero. Luca era con un amico. Entrambi sono stati picchiati da sei persone. Luca tornato a casa ha raccontato tutto alla sua compagna ma non sapeva di avere un ematoma cerebrale che dopo una settimana lo ha ridotto in fin di vita. Aperta un’inchiesta.

 

Il pestaggio risale al 14 luglio, sull’autobus della linea 1

La notizia è stata riportata dal Secolo XIX. Il pestaggio risale alla notte del 14 luglio, sull’autobus della linea 1 fermo al capolinea di Caricamento. Luca (nome di fantasia) sale sul bus con un amico, poi succede il finimondo. Viene aggredito con un pretesto omofobo da un commando di sei persone, compreso due donne: calci, pugni, colpi di catena tutto davanti a un autista che non muove un dito per bloccare il massacro, né una telefonata ai soccorsi, né una chiamata alla polizia.

 

L’autista denunciato per favoreggiamento

Per questo è stato denunciato dagli inquirenti con l’accusa di “favoreggiamento”. Per il resto, è partita un’inchiesta per tentato omicidio, ma i nomi ancora non ci sono. I militari da quasi due settimane stanno lavorando per identificare gli aggressori: al setaccio tutte le immagini raccolte dalle telecamere presenti in zona che avrebbero potuto filmare il commando non solo in fuga ma anche mentre saliva sul mezzo.

 

Forse è stato il look a creare l’equivoco

E intanto Genova è sotto shock: la città che ha ospitato pochi giorni fa lo Human Pride, che ha istituito il registro delle unioni civili non si identifica in una tale attacco omofobo. Forse, dice la sua ragazza, è stato “il suo look eccentrico” a creare l’equivoco, se così si può definire. Oggi Luca è ancora in prognosi riservata, non parla e lo alimentano a fatica, ma la speranza di tutti è che il peggio sia passato.

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