Migrante ucciso per il furto di un melone: meritava una condanna a morte?

C’è qualcuno in casa mia che la sera guarda qualcosa su Canale 5 in cucina, per cui, quando mi alzo la mattina e accendo la tv mentre faccio il caffè piena di sonno, mi sciroppo qualsiasi cosa scorra sullo schermo senza reagire. Stamattina però, mi ha strappata dal torpore la notizia di un immigrato, in Puglia, ammazzato nella notte con un colpo in pieno petto mentre stava rubando nei campi.

Il sottotesto della notizia, che si può evincere volendo vedere tutta la buona fede possibile nel riportarla, è che certo, magari il contadino ha esagerato a sparare ammazzando uno che stava rubando in un campo perché affamato, ma la gente è esasperata. Il morto era, notate bene, senza permesso di soggiorno.

Vanno le immagini girate probabilmente dalla prima troupe locale, chiamata sul posto che era ancora buio: alle spalle del poliziotto assonnato che fa rilievi, si vede il ciglio di una strada con un po’ di erbacce e dietro, a perdita d’occhio, un campo di terra arida, spaccata, visibilmente abbandonata, un posto dove non c’è niente da rubare. Niente case, coltivazioni, stalle, pollai.

Ecco, se non sono state mandate immagini di repertorio alla “va là che va bene, tanto chi se ne accorge che non sono quelle vere”, un uomo nero stava rubando un po’ di terra secca e tre fili d’erba impolverati e per questo è stato ammazzato. Ah sì, anche perché la gente non ne può più di questi migranti e infatti da un po’ i contadini si volevano armare e organizzare per difendersi da soli. Da quando ‘non poterne più’ è una valida motivazione per ammazzare la gente?

Forse quell’uomo stava solo passando in un posto sbagliato, all’ora sbagliata. È un errore che i migranti non posso permettersi.

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