Omicidio Varani, i Ris: “Troppo sangue sulle armi per trovare impronte”

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Troppo sangue sulle armi per riuscire a rilevare impronte sulle armi del delitto. Ecco così che diventa impossibile sapere chi ha materialmente finito Luca Varani, il giovane romano seviziato e ucciso il 3 marzo 2016 in un appartamento del Collatino e per il cui omicidio sono stati accusati Marc Prato e Manuel Foffo. Lo si legge nel rapporto consegnato dal Ris al pubblico ministero Francesco Scavo.

Si potrebbe andare a giudizio immediato

I 2 indagati che si trovano in carcere dal 4 marzo avevano iniziato ad accusarsi a vicenda. In seguito Marc Prato, ex pierre delle notti romane, aveva smesso di rilasciare dichiarazioni ai magistrati. Manuel Foffo, invece, ha proseguito. A questo punto le perizie scientifiche non mutano la posizione della coppia per la quale la procura potrebbe chiedere il giudizio immediato.


I carabinieri a caccia del video del delitto girato da Foffo,le notizie del 29 aprile 2016

C’era stato un festivo a base di sesso e droga. Quattro giorni in cui Manuel Foffo e Marc Prato, arrestati per l’omicidio di Luca Varani, si erano rinchiusi con nell’appartamento romano del Collatino con sconosciuti. Il fatto emerge dalle carte del pm Francesco Scavo, che sottolinea le modalità in cui si è svolto il festino, a cavallo di Capodanno, identiche a quelle che hanno poi portato al brutale delitto. Prosegue intanto la ricerca del video della morte di Luca Varani, registrato forse con l’iPhone di Foffo e protetto da crittografia.


Foffo: “Ho filmato la morte di Luca, era a terra agonizzante”, le notizie del 28 aprile 2016

“Ho filmato il povero Luca Varani mentre era a terra, agonizzante”. È l’ennesima ammissione di Manuel Foffo, 29 anni, nel corso di uno degli interrogatori per l’omicidio del ventitreenne per la cui morte è in carcere insieme a Marc Prato (insieme nella foto sotto). Lo scrive il settimanale Panorama, domani in edicola con un servizio più ampio.

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“Ripresa angosciosa” poi cancellata

Il video a cui si fa riferimento sarebbe “una ripresa angosciosa, anche se di pochi secondi: immagini in movimento, che partono dal salottino della casa di Foffo e arrivano fino alla camera da letto, dove ritraggono la vittima agonizzante con accanto l’altro presunto omicida, Marc Prato, ancora vestito da donna”. Lo stesso Foffo l’avrebbe poi cancellato e ora i tecnici sono al lavoro per cercare di recuperare il video.

 

Christian De Sica: “Gli sms con Marc Prato? Solo per una festa”, le notizie del 24 aprile 2016

Svelato il nome dell’attore famoso e padre di famiglia che sarebbe stato in contatto via Sms con Marc Prato prima del tragico delitto di Roma. Si tratta di Christian De Sica, nella foto in apertura. Lo svela lui stesso al Messaggero.

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Marc Prato? Io l’ho visto per dieci minuti, un giorno soltanto. È stato pure molto carino con me. Era uno che faceva le serate nei locali e mi aveva chiamato per fare qualcosa insieme. E basta”.

De Sica ha commentato la vicenda che lo vede coinvolto  – per colpa del telefonino di Marc, probabilmente assieme a molti altri vip e gente dello spettacolo – a Lecce, dove era ospite d’onore del Festival del Cinema Europeo, parlando per la prima volta del suo rapporto con Prato, uno degli assassini di Luca Varani, con cui il celebre attore romano si sarebbe scambiato dei messaggi al cellulare.

Christian ha detto di non avere avuto una frequentazione con il pr accusato dell’efferato omicidio (in seguito alla notizia che nel cellulare del pr sarebbero rimasti degli scambi di sms con il pr).

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“Ci siamo visti una mattina…”

L’attore ha spiegato che avrebbero avuto un’occasione d’incontro, per motivi professionali, cui non avrebbe fatto seguito alcuna collaborazione.

“Ci siamo visti una mattina, non mi ricordo nemmeno se abbiamo preso un caffè insieme o parlato direttamente per strada, in piedi su un marciapiede. Ho capito che Prato (nella foto sopra) voleva invitarmi a una festa. E non era mica una di quelle sue feste private. Voleva solo chiamarmi in un locale”.

 

Foffo risponde a Maso e gli dà del lei: le notizie del 22 aprile

Manuel Foffo ha deciso di rispondere alla lettera che, qualche giorno fa, gli ha indirizzato Pietro Maso. Ma lo risposta non è tenera.

Maso gli aveva scritto dicendo: “Posso capire perché volevi uccidere tuo padre”. Ma Foffo gli ha risposto in tono freddo e distaccato, dando sempre del “lei” a Maso: “Se pensa di farsi pubblicità approfittando della tragica morte di Luca e in particolare del suo libro, che non intendo leggere, ha sbagliato indirizzo e destinatario”.

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“Lei non è pentito, si vergogni”
Parole definitive quelle che Foffo ha scritto nella cella del carcere di Regina Coeli. “Si vergogni per non aver speso neanche una parola di rimorso e pentimento per quanto lei ha commesso uccidendo chi le ha dato la vita. A differenza sua, io non riuscirò mai a darmi pace per quanto fatto” – ha poi proseguito Manuel. Maso è balzato alle cronache nel 1991, quando uccise i genitori per impossessarsi dell’eredità.
Foffo poi conclude: “Spero di non doverle scriverle più, nel qual caso vi provvederanno i miei legali”.

 

Le notizie del 19 aprile: Foffo vuol donare i suoi beni alla famiglia di Luca

 

Manuel Foffo vorrebbe donare tutti i suoi beni alla famiglia di Luca Varani, ma la risposta è sdegnata. Ma procediamo con ordine: i beni che Foffo vuole destinare alla famiglia della sua vittima, Luca Varani, consistono in 3 ristoranti, un’agenzia di assicurazioni e alcuni appartamenti, oltre a un’eredità di circa un milione di euro. Lo aveva annunciato il giovane, attualmente in carcere, e ora ha scritto alla famiglia Varani: “So che il vostro dolore è incolmabile. Ma sappiate che lo è anche il mio per ciò che ho fatto”.

“Voglio pagare anche con l’ergastolo”

Più avanti si legge che “porterò sempre il rimorso dentro di me. Voglio pagare con l’ergastolo. Ma voglio pagare anche materialmente donando a voi tutto ciò che possiedo del patrimonio di famiglia a me spettante. Mi rendo conto che questo non vi restituirà il vostro Luca, ma magari vi aiuterà a fare delle opere di bene in sua memoria”.

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Le conferme del padre e dell’avvocato

Conferma anche il padre, Valter Foffo (nella foto sopra), dichiarando di “essere pienamente d’accordo con l’intendimento di Manuel che dimostra come sia effettivamente pentito per quanto ha commesso”. Mentre l’avvocato della famiglia Foffo, Michele Andreano (sotto) aggiunge: “Porteremo in carcere un notaio affinché proceda alla destinazione della quota di beni di Manuel ai genitori di Luca Varani”.

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La famiglia Varani: “Ulteriore affronto”

Ma dalla famiglia Varani giunge un secco no: “Non abbiamo nessun bisogno dei soldi dell’assassino di nostro figlio. Quello è un denaro maledetto e non lo accetteremmo mai. Anzi, riteniamo la sola idea di donarcelo, un ulteriore affronto al nostro dolore”.

 

Delitto Varani, Pietro Maso a Foffo: “Capisco perché volevi uccidere tuo padre”, le notizie del 17 aprile 2016

Pietro Maso (nella foto sotto oggi e com’era 25 anni fa), l’uomo di Montecchia di Crosara che nel 1991, a 19 anni, uccise entrambi i genitori, torna a far parlare di sé dopo le presunte minacce alle sorelle e il ricovero in clinica psichiatrica. Lo fa con una lettera aperta a Manuel Foffo, in carcere con Marc Prato per l’omicidio di Luca Varani, lettera pubblicata dal quotidiano Il giornale. “Non posso biasimarti per quello che hai fatto”, scrive Maso e poi si riferisce all’intenzione di Foffo di uccidere il padre. “Io sono stato peggiore di te”, aggiunge, “ma posso capire”.

“Ti squarteranno la mente e l’anima”

“Avrai molti psichiatri che ti squarteranno la mente e l’anima”, si legge ancora nella lettera aperta, “alcuni in buona fede per capire, altri solo per regalarti una normalità fittizia. Sarai l’obbrobrio da esibire come bersaglio per ogni riprovazione e il riferimento comune che mette tutti d’accordo nel disprezzo”.

Il testo completo della lettera

Ecco di seguito il testo completo della lettera di Pietro Maso a Manuel Foffo.

“Caro Manuel,

se me lo permetti mi rivolto a te con un confidenziale “tu” ma è solo perché credo di essere tra i pochi a comprendere i terribili momenti che stai vivendo. Sono Pietro Maso, il mostro, colui che molti anni fa uccise i genitori senza alcun tentennamento. Nel 1991 ero da poco maggiorenne, sono l’ultimo figlio nato dopo due femmine. Questo mi poneva nell’insopportabile condizione di essere reputato il piccolo di casa da coccolare mentre reclamavo il ruolo di capobranco cui spettava il compito di proteggere le sorelle, benché più grandi di qualche anno.

Amavo mio padre e mia madre ma non me ne accorgevo. Una famiglia all’apparenza felice senza quelle difficoltà economiche che in Italia sarebbero sorte solo anni dopo. Oggi come allora le icone erano di cartapesta. Mi sembrava giusto desiderare le belle ragazze, le auto di lusso e la vita incosciente, con la sconsiderata temerarietà che sa di eroico.

Con i miei amici decidemmo di uccidere i miei genitori. La realtà è che sfruttai l’ascendente che avevo su di loro solo per regolare le mie psicosi e sconfiggere i miei incubi. Da quell’abominevole attimo, la vita mi è sfuggita dalle mani per sempre. Perché ho pensato di scriverti? Per egoismo. Aiutarti mi fa sentire finalmente migliore e mi aiuta a sconfiggere i fantasmi che alimentano i miei sensi di colpa. Non posso biasimarti per quello che hai fatto.

Io sono stato peggiore di te, ma posso capire perché volevi ammazzare tuo padre. Un cupo e rarefatto istinto di rivalità per catturare tutto l’affetto delle donne di casa e dimostrare di non essere solo il cucciolo fragile e indifeso. Conosco bene la tua transizione e ciò che ti aspetta per molti anni ancora. L’isolamento, la disperazione, gli sputi in faccia degli altri detenuti e la durezza delle guardie. La voglia di suicidarti e l’illusione di svegliarti da un brutto sogno e tornare alla vita di sempre.

Quale vita, poi, quella dedicata alla cocaina e ai festini promiscui? Avrai molti psichiatri che ti squarteranno la mente e l’anima, alcuni in buona fede per capire, altri solo per regalarti una normalità fittizia. Sarai l’obbrobrio da esibire come bersaglio per ogni riprovazione e il riferimento comune che mette tutti d’accordo nel disprezzo. Quanti giorni, mesi, anni trascorrerai in una cella, inseguendo le attese, l’indulgenza, una soluzione. Ci sarà il processo, la stampa, i lampi dei fotografi. I giudici, gli assistenti sociali, gli intellettuali d’ordinanza ad intricarsi di te, delle tue emozioni più intime.

Gli psicologi da dibattito televisivo a contendersi i tuoi respiri per sbranarli, senza mai chiedere il permesso di bussare alla tua coscienza. Non avrai più intimità se non fra le mura della tua cella che diventerà tutto il tuo mondo, quello sempre connotato dalle urla del carcere. Con chi la condividerai negli anni? Un altro come te cui affidare le tue angosce e consegnare le tue ansie attraverso tempi interminabili.

Il peggio è che pure a fine corsa rimarrai la bestia feroce da escludere. Non ti illudere che sarai accettato o accolto. Fra un quarto di secolo troverai qualcuno che ti riconoscerà per scacciarti e trattarti da feticcio per esorcizzare le sue nevrosi. Succede anche a me. Avrai bisogno di tanti libri. Te ne regalo uno, quello che ho scritto quando sono tornato libero. Se può aiutarti, scrivimi e ti risponderò. Se non altro potrò darti qualche consiglio di vita vissuta. Pietro Maso”.

 

La fidanzata: “Sesso con uomini? Falso, Luca voleva sposarmi”, le notizie del 14 aprile 2016

“Luca non è come l’hanno descritto”. Lo sostiene Marta Gaia Sebastiani, la fidanzata di Luca Varani (insieme nella foto di apertura), che ha parlato per la prima volta del delitto alla trasmissione di Rai3 “Chi l’ha visto”. E sostiene la ragazza, riferendosi a Marc Prato e Manuel Foffo, in carcere perché accusati dell’omicidio: “Loro dicono che ha assunto droga e fatto sesso con uomini? Non ci credo, non è il mio Luca I nostri progetti? Luca mi voleva sposare. Chiedo verità e giustizia”.

 

Parla la madre di Foffo: “Credo a mio figlio, è una vittima di Prato”, le notizie del 13 aprile 2016

Nella vicenda del delitto di Luca Varani, 23 anni, dopo la parola presa dai padri di Manuel Foffo e Marc Prato, ora entra la mamma di Manuel, Daniela Pallotto, che viene intervistata nel suo appartamento di via Igino Giordani, periferia est di Roma. E al cronista di Repubblica, dice: “Io credo a Manuel, alla sua onestà e alla sua sincerità. Tutto quello che ho sentito mi sembra anomalo, impossibile. Ho sempre visto mio figlio come un ragazzo maturo e responsabile per l’età che ha. Dentro di me non riesco ancora a elaborare quello che è successo sopra la mia testa”.

“Mai dati stracci per pulire”

A proposito degli stracci che le avrebbe chiesto per ripulire la scena del delitto, la donna dice ancora: “Non mi ha mai chiesto niente. I carabinieri non mi hanno ascoltata. Parlavano con il padre e non mi hanno prestato attenzione. A pulire casa di Manuel andavo sempre io, perché lui neanche ha i detersivi. Ma poi quando mi avrebbe chiesto gli stracci? Quel venerdì sono rimasta a casa fino alle 10.30 e poi sono andata da mia cognata. Ho rivisto mio figlio per andare al funerale di mio fratello”.

 

“Sul cellulare di Marc Prato immagini di festini hard con vip e politici”

Festini con vip, politici e imprenditori. I dati emergerebbero dal cellulare di Marc Prato su indicazione di Manuel Foffo, accusati entrambi dell’omicidio di Luca Varani, 23 anni. “Ho visto cose orribili”, ha detto Foffo nell’interrogatorio del 10 marzo scorso, “stupri di donne e atteggiamenti pedofili, erano ritratti anche bambini in atti sessuali”.

“Controllate i telefoni”

“Vorrei che i telefoni in sequestro a me e Marco vengano controllati”, ha dichiarato inoltre. “Non fa parte di me andare in giro a cercare persone da stuprare come detto da Marco. Sul mio cellulare ho dei video pornografici, ma sono quelli che mi inviano via web. Non vorrei, invece, che il contenuto del telefono di Prato andasse perso”.

Si cercano prove anche sul pc

I vip avrebbero partecipato a eventi organizzati da Marc Prato. E sarebbero stati eventi “ad alto rischio” da cui non è esclusa la presenza di minori. Ulteriori prove si cercano anche nel pc di Prato.

 

Marc Prato: “Baciavo Manuel mentre uccideva Luca”, le notizie del 9 aprile 2016

Sesto interrogatorio per Manuel Foffo, indagato insieme a Marc Prato per l’omicidio di Luca Varani, 23 anni. “Sono confuso e pentito”, dice e aggiunge che tutti i suoi beni devono essere destinati al familiari della vittima. E poi torna ad accusare il suo ex amico, Marc Prato. “Io sono disposto a farmi l’ergastolo”, ha detto, “ma anche Prato se lo deve fare, perché mi ha istigato e plagiato”. Infine un altro particolare emerge dalle motivazioni con cui sono stati rifiutati i domiciliari: mentre Foffo uccideva Luca Varani, Marc Prato lo baciava sulla testa e lo carezzava. A dirlo è stato lo stesso Prato ai magistrati.

 

“Marc Prato è un pericoloso manipolatore”: perché il Riesame nega i domiciliari, le notizie del 7 aprile

Niente arresti domiciliari per Marc Prato (nell’immagine sotto), accusato insieme a Manuel Foffo dell’omicidio di Luca Varani (nella foto di apertura), 23 anni, avvenuto la mattina del 4 marzo scorso, resta in carcere. Il tribunale del riesame ha respinto infatti la richiesta del legale che difende il giovane, l’avvocato Pasquale Bartolo, che aveva chiesto per Prato almeno la concessione degli arresti domiciliari. Alla richiesta si era opposto anche il pubblico ministero Francesco Scavo, che nei prossimi giorni dovrebbe tornare in carcere a sentire Prato, non ancora interrogato.

 

 

“Pericoloso manipolatore…”

Ora sono note anche le argomentazioni del Riesame e non sono per niente lusinghiere per Prato.

Marc sarebbe un “manipolatore”, che il Tribunale lascia in carcere perché “il fatto gravissimo non è avvenuto in modo improvviso e non ripetibile ma è frutto di una condotta che dura da mesi ed è diretta ad agire, anche con violenza, sulle persone che adesca”.
Il difensore aveva chiesto i domiciliari
Il collegio doveva esprimersi sulla richiesta dell’avvocato Pasquale Bartolo di trasformare il carcere in arresti domiciliari.

Ma le motivazioni che rigettano la richiesta danno – invece – molti argomenti alla Procura per contestare l’aggravante della premeditazione, al centro della battaglia giudiziaria in questa fase preliminare. “Prato – scrivono i giudici del Riesamie – è un uomo di 30 anni che senza alcuna ragione scatenante decide con un amico di attuare una vera e propria “mattanza” (…) , ha una personalità malvagia e crudele”.

 

Le notizie precedenti: i funerali di Luca Varani, le notizie del 19 marzo

Sono fissati per oggi, sabato 18 marzo, i funerali di Luca Varani. Si terranno a partire dalle 10 nella parrocchia di Santa Gemma, in piazza Castello di Porcareccia, a Casalotti. Alle 8 è stata aperta la camera ardente allestita nell’obitorio comunale.

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Valter Foffo: “Mio figlio non è omosessuale”

Nel frattempo è tornato a parlare Valter Foffo (nella foto sopra), il padre di Manuel, che in un’intervista al Messaggero ha detto: “A noi Foffo non ci piacciono i gay, ci piacciono le donne vere. E mio figlio non è da meno”. E ancora: “No, mio figlio non è gay e sì, è stato ricattato da Marco Prato. Con lui, dice l’uomo, ha avuto un solo rapporto sessuale lo scorso 31 dicembre. Ha registrato tutto col cellulare minacciandolo poi di diffondere il video; mio figlio si è sentito stretto in un angolo”.

Ma sulle parole del padre di Foffo si è scatenata, sui social, la polemica. C’è chi ha detto: “E a noi non piacciono i Foffo, padre e figlio e tutto il cucuzzaro”.

Inevitabile. Del resto non si capisce perché il padre di Manuel ci tenga tanto ad essere presente perovocatoriamente sui media, dopo “un’esecuzione” tanto feroce, in cui è stato ampiamente protagonista il figlio.

 

I genitori di Luca: “Firme per la pena di morte”, le notizie del 16 marzo

“Il padre di Manuel Foffo ci vuole incontrare per chiedere perdono? E con quale coraggio si presenterà?” chiedono i familiari di Luca Varani dopo aver saputo delle intenzioni dell’uomo. “Noi non vogliamo vedere nessuno. Noi non perdoneremo nessuno. Anzi, noi chiediamo la pena di morte. E se proprio volete aiutarci voi giornalisti, fate una raccolta di firme per chiedere la pena di morte per quei due lucidi assassini”.

“Almeno diano ai killer un ergastolo vero”

Subito dopo, scrive La Stampa, interviene una zia di Luca: “Se non proprio la pena di morte, quanto meno ci vuole l’ergastolo per quello che hanno fatto a mio nipote. Ma l’ergastolo vero, quello per cui non si esce più dal carcere. Perché adesso quei due vogliono passare per pazzi o esauriti e così possono avere uno sconto di pena. E noi qui con il nostro dolore immenso. Dolore, dolore, e ancora dolore”.

Il padre di Foffo: “Voleva uccidermi? Una schiocchezza”

Mentre gli inquirenti vanno a caccia dei video del delitto dopo aver sequestrato il materiale informatico di Marc Prato (non si esclude l’ipotesi che volessero girare uno snuff movie, film estremi in cui si vedono violenze vere), riprese la parola Valter Foffo, il padre di Manuel: “È un ragazzo pentitissimo e praticamente annullato, che ha capito cosa ha combinato e per questo motivo viene imbottito di calmanti. Credo che sia stato tirato dentro questa vicenda anche per l’acquisto della droga, ma pagherà per quello che ha fatto. Il desiderio di uccidermi? Non diciamo sciocchezze”.

 

Il delitto di Roma: il corpo di Luca Varani restituito alla famiglia, le notizie del 15 marzo

“Chi ci vede per strada ormai ci grida dietro assassini”. Lo afferma Valter Foffo, padre di Manuel, che prosegue: “È una vergogna. Io ora, però, voglio solo incontrare la famiglia di quel ragazzo. Voglio chiedere scusa ai Varani per quello che è successo”. Lo dice mentre la magistratura ha disposto la restituzione del corpo Luca, ucciso lo scorso 4 marzo a 23 anni da Fotto e Marc Prato, ai genitori. A firmare il nulla osta il pm Francesco Scavo dato che ormai si sono conclusi gli accertamenti sulle cause della morte.

 

Prato aveva sospeso gli psicofarmaci 5 giorni prima del delitto, le notizie del 14 marzo

Cinque giorni prima del delitto di Luca Varani, Marc Prato aveva sospeso lo psicofarmaco che da anni prendeva per disturbi bipolari e del comportamento, il Minias. Lo aveva fatto per iniziativa personale, senza il placet del medico, scrive il Messaggero. Poi, dopo l’omicidio, il giovane (nella foto sotto, presa da Facebook) aveva tentato il suicidio con 5 confezioni dello stesso medicinale e ai sanitari dell’ospedale Pertini aveva detto: “Io sono per gli eccessi e quando si supera il limite lo si fa perbene”.

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Narcotizzato un altro giovane prima di Luca

Non solo Luca Varani: prima di lui, infatti, Marc Prato e Manuel Fotto avrebbero narcotizzato anche un altro giovane nella casa di via Giordani, a Roma. A spiegarlo agli inquirenti è stato lo stesso Foffo che dice anche: “Voglio pagare per quello che ho fatto”.

Il sonnifero del bicchiere di Giacomo

“A casa sono venuti Giacomo, Alex, Riccardo e Luca”, ha infatti detto al pm Francesco Scavo. “Giacomo è amico di Marco, credo che lo abbia chiamato per necessità di soldi. Marco ha versato dell’En, un medicinale tipo sonnifero, nel bicchiere di Giacomo. Non conosco la finalità di questo gesto, ma lui si era assopito sul divano”.

Riesce tuttavia a lasciare l’appartamento

Sentito a propria volta, Giacomo, insieme ad Alex, che a verbale ha fatto mettere di “aver rifiutato alcol e cocaina”, riesce a uscire dall’abitazione sfuggendo così a un destino che avrebbe potuto essere molto simile a quello di Luca Varani.

 

Delitto Varani, Foffo scese a chiedere stracci e sapone alla madre, le notizie del 13 marzo 2016

Le storie più incredibili continuano a mescolarsi con le scene di inaudita violenza del delitto Vrani. Si è appreso oggi che, dopo l’omicidio, Manuel Foffo sces nell’appartamento al piano di sotto, dove vivono i genitori, per chiedere alla madre “stracci e sapone”, con i quali voleva pulire la scena del delitto.

La mamma gli diede quello che chiedeva, ovviamente senza sapere per cosa ne aveva bisogno. I genitori hanno aggiunto di non essersi accorti di nulla e di non aver sentito rumori sospetti dalla casa del figlio.

Nessun colpo decisivo al cuore

Nessun colpo decisivo al cuore, come aveva dichiarato agli inquirenti Manuel Foffo, uno dei due sotto accusa per l’omicidio di Luca Varani.

L’autopsia ha rivelato – invece – che il ragazzo è stato ucciso con 30 coltellate e martellate, in un tripudio di feroce violenza. La lama che è stata trovata conficcata nel petto non avrebbe trafitto il cuore, ma il polmone sinistro. E la morte sarebbe arrivata in conseguenza del dissanguamento.

 

La nuova versione di Foffo

Intanto arriva la nuova versione di Manuel Foffo: “Volevo uccidere mio padre e forse ho combinato tutto questo per vendicarmi di lui”. L’accusato ha aggiunto – come se fosse una gisutificazione dell’altroce delitto – che il rancore nei confronti del padre nacque a 18 anni, quando il motorino che lui attendeva fu regalato dal genitore “a un’altra persona”.

Manuel accusa anche la madre, “malata – secondo lui – di problemi psichici.”

Nella foto il padre Valer Foffo, durante l’intervemto d Vesa a Porta a Porta, che tanto clamore ha sollevato subito dopo il delitto.

 

Le “accuse” rivolte al padre

Comunque Foffo si è riferito proprio al padre, nell’interrogatorio al pm Francesco Scavo, nel corso del secondo interrogatorio svolto venerdì 12 marzo, nel carcere di Regina Coeli. Manuel si trova in carcere con Marco Prato per avere ucciso durante un festino a base di alcol e cocaina, dopo sevizie durate due ore, Luca Varani in un appartamento a Roma.
    “Il momento in cui ho perso il controllo di me stesso credo sia quando tra me e Marco è uscito l’argomento di mio padre”: ha dichiarato nel verbale del secondo interrogatorio .

“Io e Marco abbiamo iniziato a parlare a lungo di mio padre e questa cosa mi ha fatto ‘venire il veleno’, avevo una forte rabbia interiore . Questo è durato fino alle 2.30 di notte. Durante i nostri discorsi ricordo che era come se Marco sembrava darmi ragione, i nostri discorsi erano davvero sinceri, lui mi guardava con uno sguardo criminale”.

 

E quelle contro Marc Prato

Manuel Foffo ne ha anche per l’amico (o ex amico?) Marc Prato, complice della notte di follia. E racconta al Pm che sul telefonino di Prato c’erano “video di donne stuprate e bambini nudi”. Aggiunge che si sentiva minacciato da lui. Niega a ogni pié sospinto di essere un omosessuale. Ma poi ammette di aver avuto un rapporto orale con Marc.

Insomma non proprio una testimonianza lineare, la sua.

 

La ragazza del treno si è presentata spontaneamente

Intanto si è fatta avanti anche la ragazza che avrebbe incontrato Luca la mattina del 4 marzo e che sarebbe stata l’ultima a parlargli prima che si infilasse nel tunnel da cui non è più uscito. La testimone ha raccontato agli inquirenti che conosceva Varani perché lo incontrava spesso sul treno che da Viterbo ports a Roma. Gli investigatori stanno valutando la sua testimonianza per verificare se effettivamente sia lei la donna che per ultima ha parlato con il giovane prima del massacro del Collatino.

 

“Devono restare in carcere per il desiderio di  malvagità”

Devono restare in carcere perché – spiega il gip Riccardo Amorosi di Roma, che parla di “desiderio di malvagità” come movente della “fredda ideazione, pianificazione ed esecuzione di un omicidio efferato, preceduto da sevizie e torture” – “gli indagati sono persone prive del senso di pietà: potrebbero ripetersi”. Inoltre si aggiunge che sono “disturbati” e dunque “pericolosi” Manuel Foffo e Marc Prato restano, quindi, in galera, anche se il giudice sostiene che i due non hanno premeditato l’omicidio.

Sette uomini nell’appartamento del delitto

Dal racconto di Prato sono emersi inoltre nuovi particolari sul delitto. In particolare nella casa di Foffo dov’è avvenuto l’omicidio ci sono state 7 persone, tra cui un uomo memorizzato nella memoria del cellulare di Foffo come “Alex Tibertina”, uno spacciatore albanese, un tale Giacomo, un romano residente a Milano, un soldato e un’altra persona non ancora identificata.

Si cerca anche una ragazza di 25 anni

Da ieri i carabinieri sono sulle tracce anche una ragazza bionda, intorno ai 25 anni, che venerdì mattina, verso le 7, è stata vista parlare da altri giovani con Varani sul treno Viterbo-Roma: potrebbe essere stata l’ultima persona ad averlo visto vivo.

Vari incontri con gli spacciatori

Al gip, nell’interrogatorio, Prato ha detto: “Sono andato a casa di Manuel martedì sera, con vestiti maschili e una borsa con una parrucca e altri abiti femminili, questa volta la droga l’aveva comprata lui. Poi serviva altra cocaina ef è venuto Giacomo che abbiamo mandato via. Io mi sono vestito da donna e siamo andati a dormire. Mercoledì abbiamo usato altra cocaina e abbiamo chiamato Alex: ho avuto rapporti anche con lui ed è andato via giovedì mattina”.

Prato vestito da donna

Varani non sarebbe stata la “prima scelta”. Come riporta il Corriere della Sera, il pr ha raccontato ai magistrati che, vestito da donna, era uscito in automobile con Foffo per cercare una “marchetta”: “Non siamo andati in giro per uccidere, non lo volevamo. Non avendo trovato nessuno pronto a prostituirsi per loro, sono tornati a casa e hanno chiamato Luca offrendogli 150 euro”.

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I nuovi dettagli di Foffo

Una versione ben diversa da quella rilasciata da Foffo, tanto che il gip nell’ordinanza scrive: “Un’idea delirante maturata già il giovedì durante l’uscita in macchina in cerca di una vittima”. 

Il racconto di Prato prosegue ed entra nei dettagli: “Ho aperto la porta a Luca, sempre vestito da donna. Abbiamo avuto un rapporto mentre Manuel assisteva. Poi Luca ha bevuto un drink e si è sentito male. Lo abbiamo messo sul letto e Manuel mi ha detto: ‘Strozzalo’. Ci ho provato ma lui si è ripreso.

A quel punto Manuel – prosegue il racconto di Prato – è impazzito, è andato in cucina, ha preso un martello e ha cominciato a colpirlo. Poi ha preso un coltello. Alla fine mi disse: ‘Questa cosa ci legherà per la vita’”.

 

Manuel consumatore abituale di cocaina

Manuel è un consumatore abituale di cocaina, quello che si dice un cocainomane. In questa vicenda la cocaina ha avuto un ruolo fondamentale, senza non avrebbero ucciso”. Lo dice alla trasmissione La Zanzara su Radio 24 l’avvocato Michele Andreano, legale di Manuel Foffo, uno dei due assassini che ha confessato l’omicidio del ventitreenne Luca Varani a Roma. Invece Marc Prato (nella foto sotto), che gli amici definiscono “bipolare” per l’alternanza di euforia e depressione, raccontava di essere la “reincarnazione” di Dalida.

 

Gli avvocati puntano all’infermità parziale

Tornando alla droga, prosegue l’avvocato Andreano: “Ne hanno acquistata tra i 1500 e i 1800 euro in 2 giorni. Una quantità rilevante, che unita ai superalcolici è una miscela esplosiva. Dopo la perizia tossicologica chiederò quella psichiatrica, per l’efferatezza del delitto. Magari possiamo arrivare all’infermità parziale. Se riusciamo a dimostrare che in quel momento non voleva un fatto così grave, magari evitiamo l’aggravante che può portare all’ergastolo, cioè la premeditazione”.

“Manuel non è gay né si è prostituito”

E ancora è stato chiesto al legale chi comandava le operazioni in quella drammatica sera: “Non lo so”, risponde l’avvocato. “Secondo il mio assistito il colpo ferale è stato dato dal suo amico Marco, ma direi che non cambia molto, se vogliamo essere seri e oggettivi”. Infine sulla presenta omosessualità di Manuel: “Dice di non essere omosessuale e di non essersi mai prostituito”.

“È stato lui”: Foffo e Prato si accusano l’uno con l’altro

Passata la follia del delitto, ora i due arrestati si accusano vicendevolmente e si rimpallano le responsabilità su chi ha inferto il colpo finale al cuore di Luca Varani e sul ruolo svolto festino dell’orrore che li ha travolti in un appartamento nella periferia romana.

L’interrogatorio di garanzia per Manuel Foffo e Marco Prato, i due arrestati per l’omicidio del ventitreenne di origine slava ha fornito agli inquirenti nuovi tasselli da collocare in un puzzle che sembra ancora lontano dall’essere completato.

Ieri oltre otto ore di interrogatorio

Al termine di oltre otto ore, il gip Riccardo Amoroso ha convalidato l’arresto, escludendo però per i due l’aggravante della premeditazione del delitto.

“Manuel ha detto anche oggi che è stato Marco Prato a dare il colpo finale. Lo ha ribadito oggi con dovizia di particolari”. Ha detto l’avvocato di Foffo, Michele Andreano, lasciando il carcere di Regina Coeli. Una “verità” contestata dal legale dell’altro arrestato, l’avvocato Pasquale Bartolo, per il quale “non è stato” il suo assistito a conficcare nel cuore di Varani il coltello.

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I ruoli avuti nel delitto

“Abbiamo chiarito quale è stato il ruolo di Marco nella vicenda – dice – che è del tutto diverso da quello che ci è stato attribuito fino ad ora”. Ed ancora. “Il mio assistito ha detto al Gip tutto quello che si ricordava – ha proseguito – lui era a casa di Foffo quella sera, dove è andato poi Luca Varani, ma le cose non sono andate come è stato detto fino ad oggi”. Ma è sempre Foffo (nella foto sopra), parlando con il giudice per le indagini preliminare, a fornire ulteriori dettagli su cosa sia avvenuto tra il 3 e il 4 marzo nella sua abitazione al Collatino.

Altre persone nell’appartamento

“Foffo – afferma il suo difensore – parlando con il Gip ha indicato tanti e tanti testimoni che sono andati all’interno dell’abitazione, qualcuno è arrivato ed è andato via. Altra gente che è stata chiamata ma non è andata”.
Parole che aprono nuovi scenari su chi ha effettivamente preso parte al festino con coca e alcolici. Nella sua prima confessione Foffo aveva parlato di almeno altre due persone, Alex e Giacomo, che erano transitati nel suo appartamento in quelle ore.

Nuovi particolari e dettagli da verificare

“Il mio cliente – aggiunge il difensore – ha dato molti particolari e molti dettagli, anche perché è passato del tempo quindi è molto più lucido. Ha aggiunto particolari secondo me importanti senza mai contraddirsi”. Anche a detta dei due arrestati, il contesto in cui si è consumata la vicenda è “sessuale” ma il movente “ancora non è uscito fuori”.

Un fiume di cocaina in poco più di 48 ore

Foffo ha ribadito che era intenzione dei due “fare del male a qualcuno” ma senza fornire ulteriori chiarimenti sul perché di una scelta tanto folle, senza dubbio “sostenuta” dalla droga. Un fiume di cocaina, quasi 26 grammi, acquistata per 1500-1600 euro e consumata in poco più di 48 ore.

Gli interrogatori del 0 marzo a Regina Coeli, le notizie del 9 marzo 2016

Sono iniziati davanti al gip Riccardo Amoroso gli interrogatori di garanzia a Regina Coeli per Manuel Foffo e Marc Prato, accusati di omicidio premeditato aggravato dalla crudeltà, le sevizie e i futili motivi di danni del ventitrenne Luca Varani. Intanto emergono altri dettagli della caccia per individuare una vittima: oltre all’sms inviato a Varani per invitarlo al festino fatale, ne erano stati spediti altri 22, ma nessuno aveva accettato.

Sette pagine scritte prima del tentato suicidio

Inoltre Manuel Foffo, prima di tentare il suicidio dopo il massacro con mix di alcol e barbiturici, ha riempito 7 fogli di scritti di getto in cui diceva di voler diventare una donna, del suo desiderio di sottoporsi a un intervento per il cambio di sesso e dell’ostilità della famiglia verso questo proposito.

“Abbiamo deciso di ucciderti”, poi parte la mattanza

“Abbiamo deciso di ucciderti”. Era stata annunciata a Luca Varani (nella foto di apertura e sotto) la mattanza di cui lì a quel secondo sarebbe stato sottoposto. Il ventitreenne, identificato da Manuel Foffo e Marc Prato come la vittima designata, quella giusta, si era appena fatto una doccia dopo essere entrato nella casa in cui sarebbe morto e si sentiva male per aver bevuto un drink allungato con un farmaco.

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“Luca non ha mai resistito alle violenze”

Gli ulteriori dettagli dell’efferato omicidio emergono ancora da quanto i 2 arrestati hanno detto al pm Francesco Scavo. “Durante le fasi della nostra aggressione Luca non è mai riuscito a resistere alle violenze. L’aggressione è avvenuta sia in bagno sia in camera da letto, precisamente sul pavimento”, ha detto ancora Foffo. Poi, verso le 7.30 del mattino, era partito un sms al fratello di Manuel, Roberto. A scriverlo era stato Marc: “Vieni, c’è anche un trans”. Ma non c’è seguito.

Il precedente un mese prima del delitto

Secondo Dagospia, poi, i 2 killer non avrebbero voluto uccidere per vedere l’effetto che fa, come dichiarato all’inizio, ma perché Luca Varani si sarebbe rifiutato di avere un rapporto con loro per 120 euro, cifra che avrebbe ritenuto troppo bassa. Infine salta fuori un precedente: a casa di Prato, un mese prima del delitto, un altro giovane era stato drogato e malmenato. Si tratta di un trentenne cocainomane che si salvò chiamando il 112. Prato fu anche denunciato, ma poi la querela fu ritirata.

L’avvocato di Manuel: “Perizia psichiatrica”

Proprio ieri l’avvocato di Manuel Foffo ha comunicato che avanzerà la richiesta per una perizia psichiatrica. “Se ci sono le condizioni scientifiche per dimostrare che in quel momento non era in grado di intendere e di volere è chiaro che abbiamo il dovere di verificarlo”, ha detto. Il penalista ha spiegato che se Foffo “ha assunto quantitativi di cocaina di quel livello e i due hanno bevuto superalcolici per due giorni ininterrottamente si capisce che gli effetti sono devastanti, per cui dovremmo, anche per dovere difensivo, valutare se in quel momento erano in grado di intendere e di volere”.

Altri due ragazzi quel pomeriggio

Gli stessi assassini hanno dichiarato di aver ospitato, quel pomeriggio, altri due ragazzi nell’appartamento mentre erano ancora lucidi. Quando è arrivtao Luca hanno detto agli inquirenti che non lo erano più.

 

“Ci siamo trasformati in animali”, le notizie dell’8 marzo 2016

Emergono ulteriori particolari sull’omicidio di Luca Varani. Per convincerlo a seguire i suoi assassini, Manuel Foffo, 30 anni, e Marco Prato, 29 (entrambi nella foto sotto), gli sono stati offerti 120 euro dato che, secondo il più giovane dei due, si prostituiva. E poi “ci siamo trasformati in animali”. Adesso per i giovani l’accusa è di omicidio premeditato aggravato dalla crudeltà, le sevizie e i futili motivi. Luca Varani, infatti, sarebbe stato seviziato in modo che morisse lentamente

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Manuel: “Luca ha sofferto molto”

Ancora dalla confessione di Foffo emerge che “la morte è avvenuta dopo tanto tempo e Luca ha sofferto molto. Lo abbiamo davvero torturato”. Quando a Varani viene inferta la coltellata mortale al cuore, aggiunge: “In quel momento provavo vergogna, ma non sono stato in grado di fermarmi. Ci dicevamo solo che dovevamo ammazzarlo”.

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Il padre di Foffo: “Ho generato un mostro?”

Intanto Valter Foffo (nella foto sopra, nel video sotto invece la sua intervista a Porta a porta), il padre di Manuel, ha parlato della terribile vicenda: “Voglio credere che sia stata la droga a mandarlo fuori di testa, altrimenti cosa dovrei pensare, di aver generato un mostro? Mio figlio era totalmente incapace di intendere e di volere: quando lui è stato ascoltato la prima volta dalle autorità sicuramente non aveva ancora smaltito tutta la droga, abbiamo letto che ha anche parlato di mostri. Le colpe, i debiti e i peccati si pagano, e lui pagherà, ma da padre voglio anche pensare che ci sia una motivazione a tutto questo, perché qua non parliamo di una scazzottata o di raptus, ma di una cosa prolungata, una barbarie, se i conti coincideranno hanno anche dormito col morto in casa”.

Roma, massacrato a 23 anni: “Volevamo uccidere per vedere che effetto fa”, le notizie del 7 marzo 2016

Per diverse ore è apparso un delitto senza movente, scatenato da cocaina e alcol. Con l’incidere delle indagini, invece, l’omicidio di Luca Varani (nella foto di apertura), un ventitreenne di origine slava adottato da una coppia di italiani, potrebbe essere stato scatenato dal rifiuto di un rapporto a 3, con i suoi carnefici, Marco Prato, 30 anni, e Manuel Foffo, 29 (entrambi nella foto sotto). I quali, dopo un festino durato 48 ore, hanno assassinato il giovane con numerose coltellate e colpi di martello.

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Le parole al pm: “Volevamo vedere che effetto fa uccidere”

“Volevamo uccidere qualcuno. Volevamo vedere l’effetto che fa. Eravamo usciti in macchina la sera prima sperando di incontrare qualcuno. Poi abbiamo pensato a Luca che il mio amico conosceva”. Sono le parole che Manuel Foffo, 30 anni, ha riferito ai carabinieri e al pm Francesco Scavo.

Frasi omofobe su Facebook

L’ipotesi omofobia, ancora al vaglio degli inquirenti, riguarda il massacro consumatosi nella notte tra giovedì e venerdì a Roma, all’interno dell’appartamento di Manuel Foffo che si trova al decimo piano di un condominio di Igino Giordani, nel quartiere Collatino. Secondo i carabinieri della compagnia piazza Dante e del nucleo investigativo di via In Selci, ci sarebbero post sul profilo Facebook della vittima di tipo omofobo, come quello in cui si legge che “Dio non creò Adamo e Claudio”, oltre a scritte contro i matrimoni gay e a favore della famiglia tradizionale.

Dagospia: “La vittima non aveva simpatia per i gay”

A Dagospia, ha scritto una compagna universitaria di uno dei due presunti killer: “Ricordo che Luca Varani non aveva grande simpatia per i gay e Marco Prato, uno dei due assassini, era un ragazzo in gamba all’università, soffriva di disturbi alimentari e non era mai stato accettato in famiglia come gay. Il padrone di casa, Manuel Foffo, era conosciuto nel giro delle feste romane anche per lo spaccio. Probabilmente i due hanno organizzato una ‘punizione esemplare’ per il povero Varani”.

“Non so perché lo abbiamo fatto”

Manuel Foffo è uno studente fuori corso di giurisprudenza e il figlio del proprietario “Dar Bottarolo” al quale il ventinovenne ha raccontato l’omicidio facendo scattare le forze dell’ordine. Invece Marco Prato è un pr molto noto a Roma come organizzatore di eventi gay e sarebbe stato legato per un breve periodo a Flavia Vento. Quest’ultimo aveva tentato il suicidio con barbiturici e alcol e, dopo il ricovero al Pertini di Roma, ora si trova al Regina Coeli. “Non so perché lo abbiamo fatto”, hanno detto dopo il fermo.

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