Roma, stepchild: sì definitivo della Cassazione a coppia di donne gay

Sentenza confermata dalla Cassazione. La prima Sezione Civile della Suprema corta ha stabilità in via definitiva il sì all’adozione della figlia minoremme della partner a una donna gay. È stato così respinto il ricorso del procuratore generale confermando la sentenza della Corte d’appello di Roma (sotto il dettaglio della vicenda). Le 2 donne hanno una convivenza stabile e il sì definito è stato resto noto da un comunicato della stessa Cassazione.

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“Se c’è un conflitto va accertato”

La sentenza è la numero 12962/16 ed è stata pubblicata oggi, mercoledì 22 giugno. In essa si fa riferimento all’adozione “in casi particolari” prevista dalla legge 184 del 1983. I giudici della Cassazione hanno scritto che questa “non determina in astratto un conflitto di interessi tra il genitore biologico e il minore adottando, ma richiede che l’eventuale conflitto sia accertato in concreto dal giudice”.

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“Preminente l’interesse dei minori”

Secondo la Suprema corte, poi, l’adozione “prescinde da un preesistente stato di abbandono del minore e può essere ammessa sempre che, alla luce di una rigorosa indagine di fatto svolta dal giudice, realizzi effettivamente il preminente interesse del minore”.

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Adozioni gay: in appello confermato il sì a coppia di donne, le notizie del 23 dicembre 2015

Confermata in appello a Roma una sentenza – divenuta storica perché la prima in Italia – di un anno e mezzo fa pronunciata dal tribunale dei minorenni. È stata riconosciuta così in secondo grado la stepchild adoption, l’adozione di una bambina da parte della compagna e convivente della madre. A renderlo noto è Maria Antonia Pili, l’avvocato di Pordenone e presidentessa di Aiaf Friuli (Associazione italiana degli avvocati per la famiglia e per i minori) che ha seguito la coppia omosessuale.

Bimba nata con la procreazione assistita

La bambina era nata da una coppia di donne che vive a Roma dal 2003 dopo la procreazione assistita eterologa avvenuta all’estero (sempre all’estero era stato celebrato il matrimonio tra le due mamme). Una volta nata la piccola è iniziato il percorso perché fosse riconosciuta come figlia anche della compagna della madre biologica.

Rinosciuto il “preminente interesse del minore”

Già il tribunale dei minorenni aveva riconosciuto il “superiore e preminente interesse del minore a mantenere anche formalmente con l’adulto, in questo caso genitore ‘sociale’, quel rapporto affettivo e di convivenza già positivamente consolidatosi nel tempo”. E questo era del tutto indipendente dall’orientamento sessuale dei genitori.

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