“Le donne trascurano il cuore e si accorgono dell’infarto troppo tardi”

In passato si riteneva che il sesso maschile fosse il più esposto ai disturbi di cuore. Oggi sappiamo che non è più così. Anche nella popolazione femminile, le malattie cardiovascolari sono la principale causa di mortalità, nettamente sopra la mortalità per cancro.

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“Questo succede principalmente perché sempre più le donne hanno uno stile di vita simile a quello dell’uomo, con un aumento dei fattori di rischio quali il fumo, la dieta ricca di grassi animali, la scarsa attività fisica, l’ipertensione, lo stress lavorativo”, commenta il dottor Ferdinando Varbella (nella foto sopra), primario della divisione di cardiologia ed emodinamica dell’ospedale di Rivoli (Torino) e membro del consiglio direttivo nazionale della Società italiana di cardiologia interventistica (Gise).

Ma di che cosa si “ammala” il cuore delle donne, e quali sono le fasce di età più a rischio?

“Il disturbo cardiovascolare più diffuso, nelle donne come negli uomini, è dato dalla formazione di placche che ostruiscono le arterie del cervello (ictus) o del cuore (infarto). Questa patologia si chiama aterosclerosi e interessa tutte le arterie dell’organismo. Le donne sono colpite dalla malattia coronarica più frequentemente dopo la menopausa, con un aumento nelle decadi successive, fino ai 75-80 anni, in cui i due sessi sono interessati in modo uguale dalle patologie cardiovascolari.

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Dunque l’età si sta abbassando?

Sì, anche per le donne si sta abbassando l’età di comparsa dell’infarto miocardico, specie nelle fumatrici (per le quali, è bene ricordarlo, il rischio della terapia contraccettiva viene aumentato). In linea generale, si può dire che le donne al di sotto dei 65 anni hanno un rischio di infarto che è meno della metà rispetto ai loro coetanei maschi, tuttavia quando questa patologia si verifica, il rischio di morire è doppio rispetto all’uomo. In altre parole: l’infarto è meno frequente nella donna, ma più pericoloso in termini di prognosi”.

Anche perché, spesso, i problemi cardiaci al femminile vengono trascurati dagli stessi medici… Perché?

“Purtroppo è così. Le donne sono a tutt’oggi molto poco rappresentate negli studi clinici, non più del 25-30%. Questo comporta che le linee guida basate sull’evidenza scientifica siano fatte per una popolazione prevalentemente maschile. Il quadro clinico del disturbo cardiaco nella donna, inoltre, è frequentemente atipico: si manifesta con malessere vago, sintomi digestivi, svenimenti. E questo determina spesso un ritardo, sia della donna stessa a presentarsi in ospedale sia, da parte dei medici, a sottoporla ad ulteriori accertamenti ed esami clinici”.

Quali consigli si possono dare?

“Uno riguarda la prevenzione primaria, che si basa su un corretto stile di vita. La donna, durante l’età fertile, è parzialmente protetta dagli agenti dannosi (ipertensione, dieta grassa, eccetera), ma deve assolutamente iniziare da giovane a correggere le abitudini sbagliate, come quella del fumo, che è il killer numero uno. Dopo la menopausa, deve imparare a tenere sotto controllo i valori della pressione arteriosa. L’altra raccomandazione è quella di prestare una particolare attenzione nel riconoscere i propri sintomi, anche se atipici. In caso di dolore toracico prolungato intenso, è bene pensare prima al cuore che non a un’indigestione e rivolgersi prontamente al medico. Nei casi più seri, non bisogna esitare a chiamare il servizio del 118 anziché andare in ospedale con i propri mezzi”.

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