“Brutti e Cattivi” al cinema nel week end, intervista al regista (il trailer)

Avevamo lasciato Claudio Santamaria bello ed eroico nel film “Lo chiamavano Jeeg Robot” di Gabriele Mainetti, lo ritroviamo brutto e cattivo nel film di Cosimo Gomez “Brutti e Cattivi”, presentato in anteprima all’ultima Mostra del Cinema di Venezia nella sezione Orizzonti e nelle sale da giovedì 19 Ottobre.


E davvero privi di grazia e davvero infami sono i protagonisti di questa dark comedy ironica e irriverente, che mischia in modo bizzarro e quanto di più lontano dal politically correct, vari generi cinematografici, ricca di colpi di scena e situazioni paradossali.

 

Un bel cast per i ruoli principali

Claudio Santamaria, Sara Serraiocco, Marco D’Amore e Simoncino Martucci interpretano i ruoli principali del film, il Papero, la Ballerina, il Merda e Plissé: due disabili, un tossico e un nano (l’unico con un vero handicap).

Una sorta di Corte dei miracoli che gravita intorno a una parrocchia e non indulge al pietismo, bensì sembra dire: i disabili sono come tutti gli altri, brutti, cattivi, vittime di violente passioni. E come tutti i delinquenti pensano in grande, sognano il colpo che cambierà loro la vita, peccato che ognuno tenti di fregare l’altro, in un susseguirsi di inseguimenti, vendette, omicidi e tradimenti incrociati.

Anche il soggetto è di Cosimo Gomez

Con il soggetto di questo film Cosimo Gomez (nella foto qui sopra), fiorentino, per vent’anni scenografo, aveva vinto il Premio Solinas. Da sempre interessato alla scrittura cinematografica, ha firmato la sceneggiatura insieme a Luca Infascelli ed è qui alla sua prima regia. Ed è proprio il regista che ci aiuta ad orientarci nel folle e stravagante mondo del suo film. Ascoltiamolo.

Il cinema e soprattutto la televisione, ci ha abituati a storie ambientate in ambienti “cattivi”. Nel suo film sono anche “brutti”. Che cosa pensa che aggiunga la disabilità a un’umanità già degradata?

Innanzitutto non amo la parola ‘disabilità’, mi sembra troppo generica e, di fatto, credo sia un aggettivo che possa essere applicato ad ogni essere umano, ognuno con un suo handicap, a volte nascosto o interiore.
Nel film è stato un mezzo, credo, che ci ha permesso di raccontare come non ci siano limiti alle possibilità di un essere umano quando desidera raggiungere la felicità, quindi, per i nostri criminali, parlerei piuttosto di straordinaria “abilità”, quella permette loro di rapinare quattro milioni e fuggire con il bottino, ma non solo, nel film li vedremo fare sesso, uccidere ed essere uccisi, in una girandola di avvenimenti che, credo, farà dimenticare, divertendo, le loro disabilità trasmettendo, spero, l’idea di uguaglianza che è uno dei temi principali del film.

Nel film lei gioca con diversi generi cinematografici, ha delle fonti di ispirazione privilegiate ?

Tra le ispirazioni principali del film ci sono senz’altro molte commedie realizzate tra gli anni cinquanta e gli anni settanta in Italia.

Penso innanzitutto a “Brutti sporchi e cattivi” di Ettore Scola, al quale il nostro titolo vuol fare un omaggio, ma anche al cinema di Mario Monicelli o Dino Risi.

Trovo sempre sorprendente come questi autori riuscissero a mettere in scena dei personaggi con delle istanze vere, a volte dei drammi umani terribili, e come invece, attraverso la loro alchimia diventassero irresistibilmente comici, senza perdere la loro profondità, senza diventare delle “macchiette”.
Lo stile e il ritmo del film, la scelta di una narrazione non lineare, i forti balzi indietro e in avanti del montaggio e l’uso delle musiche sono frutto invece di influenze più recenti, sicuramente alcuni film di Guy Ritchie, i “Crank” di Neveldine & Taylor, e ovviamente tutto il cinema di Quentin Tarantino, un autore che ha fatto della “citazione” e dell’ispirazione da altri film e da altri generi un aspetto della sua personalità artistica.
Sono stati importanti per me anche alcuni riferimenti al di fuori del cinema, in particolare alcuni fumettisti come Andrea Pazienza e Tanino Liberatore o artisti come Pyke Koch e Antonio Donghi.

Computer grafica, trucco e costumi molto marcati, ambienti che giocano con il kitsch, quanto ha influito il suo essere scenografo con le sue scelte estetiche?

Venti anni di set hanno rappresentato senz’altro un bagaglio prezioso per poter affrontare consapevolmente questa prima esperienza come autore e regista.
Ho affrontato la macchina organizzativa di “Brutti e cattivi”, effettivamente piuttosto complessa, preparando molto e disegnando, con l’aiuto di Marco Valerio Gallo, lo storyboard di tutto il progetto, e questo si è rivelato decisivo per dare una personalità stilistica al film.
Ma credo anche che, il mio essere scenografo, abbia influenzato soprattutto, l’approccio alla pianificazione e alla messa a punto del budget per affrontare le riprese in modo ottimale.
All’aspetto visivo poi, hanno enormemente contribuito Il direttore della fotografia Vittorio Omodei Zorini, lo scenografo Maurizio Sabatini, la costumista Anna Lombardi, il parrucchiere Sharim Sabatini e la truccatrice Fredirique Foglia. Un gruppo di artisti che mi ha supportato con grande professionalità, talento e amore per il progetto.

Un’ ultima domanda. Lei ha affermato che il suo è in realtà un film sull’amore. Sono i sentimenti che riscattano la brutalità dell’esistenza?

Si. Perchè ognuno dei nostri infami rapinatori, in realtà, ha un piano segreto per fregare i compagni, ognuno di loro, schiavo del proprio sogno egoista. Chi tra loro, nel momento più difficile, avrà invece un moto di generosità, sarà l’unico ad essere premiato dal destino ottenendo, senza averla cercata, la ricompensa più grande: l’amore.

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