Vestiti nuovi e usati: come evitare le truffe online

Stupendo giacchino di camoscio. Indossato soltanto una volta. Fodera azzurro cielo. Delizioso. Vendo a un prezzo piccolo piccolo. La presentazione sembra perfetta, invitante. Da non perdere. Le tre foto sembrano combaciare esattamente alla descrizione. Ma quando il pacchetto arriva a casa, consegnato dal postino, la delusione monta come l’alta marea a Mont Saint Michel perché la giacchetta ha tutta l’aria uno straccetto per lucidare i vetri delle finestre e di sicuro del camoscio non aveva mai sentito neppure il belato.

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Attenzione all’etichetta

L’etichetta? È stata tagliata. Ma con un po’ di sforzo si riesce ancora a leggere: poliestere 95%. Non c’era dubbio: quell’acquisto su Internet si è rivelato una “sola”. Una fregatura. Come difendersi in queste situazioni? Ecco i consigli che funzionano.

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Le foto del cartellino

Visto che non potete toccare con mano il materiale, la sua morbidezza e la qualità, pretendete una foto leggibile dell’etichetta: composizione, istruzioni di lavaggio, ma anche taglia esatta e la marca. Questo piccolo passaporto è già un buon passo per evitare delusioni.

Quali domande porre

Meglio una domanda in più prima, che una delusione dopo. E allora chiedere (sempre con gentilezza: buongiorno, buonasera, grazie) se siano presenti difetti o segni di usura evidenti. E naturalmente chiedere una foto dell’eventuale difetto.

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Pagamenti sicuri

I principali portali di vendite di abbigliamento online (Depop, Private Griffe, Ebay) chiedono di effettuare i pagamenti con carta di credito (quindi ok anche le prepagate e Paypal) e prelevano una commissione sugli acquisti. Alcuni compratori e acquirenti si mettono d’accordo e concludono l’affare privatamente per non pagare le commissioni. Non si potrebbe fare, ma c’è chi lo fa. In questo caso, in caso di truffa o insoddisfazione, per il compratore non ha alcun mezzo per rivalersi. Gli acquisti all’interno dei regolamenti dei portali, hanno qualche forma di tutela, ma (leggendo i regolamenti) niente di eclatante. L’articolo cioè deve risultare davvero molto diverso da quanto promesso. In quel caso si può fare un reso (che quasi sempre non è previsto in questi siti).

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Se si compra usato

Comprare abbigliamento “pre-owned”, come si dice oggi in gergo – cioè “già posseduto da qualcun altro” – e soprattutto acquistarlo online, alla cieca, comporta ovviamente qualche rischio. Ma allora vale la pena? Vale la pena se si comprano le firme. Quei vestiti che da nuovi hanno prezzi molto importanti. Alta moda, sarti francesi, filati di lusso, ottime marche italiane. Comprarli di seconda mano può essere un modo per avere nell’armadio qualcosa di prezioso. Però – più concretamente – il motivo principale è che le firme di culto hanno sempre un mercato anche quando sono di terza o quarta mano. E quindi in un certo senso l’acquisto diventa più sicuro. Se non vi piace il capo, troverete presto un altro acquirente

Gli abiti da evitare

Il gioco non vale la candela invece quando si comprano capi di seconda mano che avranno anche prezzi irrisori, ma provengono da grandi catene commerciali e magari dal mercato. Pensateci. Oggi fra outlet, saldi selvaggi nei centri commerciali, bancarelle dei mercati in città, l’abbigliamento lo si può trovare a costo basso. Quindi se seconda mano deve essere, che sia di una vecchia gloria O comunque di alta qualità.

Leggete prima le recensioni

Comprate solo da venditori con buone recensioni. Meglio ancora: da chi ha già tante recensioni. Volete essere pignoli? Perché no? Mandate una mail a chi ha già acquistato in precedenza da quel venditore e chiedete referenze. Bastano 10 minuti.

Sarà davvero un affare?

Sui mercati online è tutto un fiorire di donzelle sbadate che vendono capi indossati al massimo una volta oppure – oh, giuro – proprio mai indossati (il che fa venire il dubbio fondato che dovevano proprio fare schifo dovevano proprio essere brutti per essere rimasti essere stati ignorati per tutto il tempo che sono rimasti un armadio. E probabilmente è così. Oppure sono messi in vendita perché lei – confessa – ha sbagliato taglia (ma se noi donne stiamo tre ore nei camerini a provare vestiti, come si fa a sbagliare taglia?) Naturalmente sono tutti come nuovi: “Pari al nuovo”, dicono in molti con espressione orrenda.

Il prezzo è davvero equo?

Intanto diciamo subito che un qualsiasi oggetto, non appena esce dal negozio, diventa già usato (un po’ come per le automobili). E come regola generale, dimezza il suo valore. Quindi il prezzo giusto è dalla metà in giù del cartellino iniziale (come succede nei mercatini dell’usato o dei libri usati). Molte venditrici strillano come se brandissero un trofeo il prezzo retail, cioè il prezzo in negozio. “In negozio costa 100, io lo vendo a 70, è un affare”.

No. Sarebbe un affare se fosse nuovo, se fosse appena comprato (e quindi della stagione in corso). Non se tu l’hai portato, consumato e adesso legittimamente lo rivendi. No, una volta usato non si può più paragonare a un capo nuovo. Fanno eccezione i marchi di culto, capi pregiati, i capi vintage di super qualità. Ma alla fine è sempre – e come sempre – il mercato a fare il prezzo. Alcuni capi dopo 3 mesi sono ancora lì e si vede il loro prezzo scendere. Per capire insomma se il prezzo è giusto, c’è la vecchia e immortale legge dell’offerta e della domanda.

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