Dinasty Esselunga: entro 2 anni in Borsa, accordo tra i Caprotti e i soci

Dopo una lunga notte di trattative è stato raggiunto un accordo tra i soci per il riassetto che porterà come obiettivo finale alla quotazione di Esselunga in Borsa nel giro di due anni. Secondo quanto si apprende da fonti finanziarie, i membri della famiglia Caprotti hanno definito i rapporti societari, patrimoniali e di successione.

Le fasi future

In una prima fase Esselunga Spa acquisirà il controllo dell’immobiliare Villata Partecipazioni e poi si dovrebbe procedere alla quotazione di Esselunga. Sembra questa la strada disegnata, dopo che Marina Caprotti e la madre Giuliana Albera (che controllano il 70% della holding) hanno rifiutato anche l’offerta da 7,5 miliardi dei cinesi di Yida Investment, chiudendo le discussioni con i possibili compratori.

“No alla vendita”

“L’azienda non è in vendita”, hanno scritto ai dirigenti e dipendenti la presidente onoraria della holding a cui fa capo il marchio Esselunga, e la figlia.

Esselunga respinge l’offerta dei cinesi della Yida Investment di 7,5 miliardi, le notizie del 17 giugno 2017

Esselunga non si vende, almeno per ora. E non si vende ai cinesi. Lo afferma una nota ufficiale del colosso della grande distribuzione.

“In relazione ai recenti articoli di stampa, desideriamo precisare a tutti voi che l’azienda non è in vendita”, è la laconica nota interna, firmata da Giuliana e Marina Caprotti, indirizzata a dirigenti, quadri e dipendenti del gruppo Esselunga. Marina, che con la madre Giuliana, possiede il 70% della società, dichiara quindi ai suoi dipendenti la sua volontà di non voler vendere la società fondata da Bernardo Caprotti.  Formalmnete l’offerta cinese resterà valida fino al 7 luglio prossimo.

 

Le notizie del 15 giugno con l’offerta del gruppo Yida Investment

Esselunga diventa cinese? È un’eventualità per nulla remota dato che il gruppo Yida Investment avrebbe offerto 7,5 miliardi di euro per rilevate l’azienda della grande distribuzione fondata da Bernardo Caprotti. Lo scrive il quotidiano La Repubblica sottolineando che la proposta di Pechino è superiore di quasi un quarto alla valutazione per l’impero di Caprotti, che vale tra i 4 e i 6 miliardi, a seconda che si contino anche gli immobili o meno.

Ultimato il riassetto interno

In attesa di conferme, per il momento ciò che è certo è che Esselunga guarda all’estero, come aveva chiesto il fondatore nel suo testamento. Inoltre l’offerta cinese arriva quando si sono assestati gli equilibri interni alle aziende di famiglia, con ruoli chiave attribuiti alla figlia più giovane Marina Caprotti e a sua madre, Giuliana Albera, seconda moglie di Caprotti.

Esselunga, dinasty Caprotti al completo: dopo la moglie e la figlia, arriva il genero, le notizie del 13 giugno 2017

Esselunga post Caprotti: il management si definisce e la figlia più giovane del patron Bernardo, Marina Sylvia Caprotti (nella foto sopra con i genitori), 39 anni, diventa vice presidente dopo essere stata consigliera. La madre e seconda moglie dell’imprenditore, Giuliana Albera (che con la figlia detiene il 70% di Supermarkets italiani), viene nominata presidente onorario e in plancia di comando entra il marito di Marina Sylvia, Francesco Moncada di Paternò. Invece presidente è l’avvocato Vincenzo Mariconda.

Il destino dei figli di primo letto

Invece i figli di primo letto di Bernardo Caprotti che fine hanno fatto? Il futuro di Violetta e Giuseppe (sopra insieme), destinatari del 30% di Supermarkets italiani, di alcune proprietà immobiliari e di altre opere di famiglia, non è ancora chiaro. Per capirlo occorrerà comprendere anche la collocazione sul mercato internazionale di Esselunga, come richiesto dal fondatore con il testamento.

Esselunga: la paura delle Coop ha deciso la dinasty di Caprotti, le notizie del 7 ottobre 2016

C’è stato un faro, nalla stesura del testamento di Bernardo Caprotti, che ha assegnato una quota saldamente maggioritaria per il controllo di Esselunga alla moglie Giuliana Albera e alla figlia Marina (tutti e tre nella foto di apertura).

E questa “luce guida”, secondo Il Corriere della Sera a guidare le scelte del fondatore è stato il rischio che la sua creatura Esselunga potesse finire alle coop: “Questo non deve succedere”, avrebbe detto e, per questo, anche per il futuro, Bernardo Caprotti auspica nelle 15 pagine lasciate al notaio Marchetti “che ci sia stabilità negli assetti familiari, così come li ha ridisegnati nel testamento letto ai suoi eredi martedì”.

 

La paura dello spezzettamento

Il fondatore dell’impero Esselunga alla conclusione dei suoi giorni è stato guidato dalla paura che la sua creatura finisse – grazie alle liti familiari che si protraevano ormai da anni – in uno spezzatino. E lo ha detto esplicitamente nel testamento: “Ho preso una decisione di fondo per il bene di tutti. In primis le decine di migliaia di persone i cui destini dipendono da noi, ma anche per una relativa pace familiare. Almeno non ci saranno le lotte, o saranno inutili, le aziende non saranno dilaniate”. Sono queste le idee che hanno guidato la sua mente e – alla fine – la sua mano.

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Le decisioni del fondatore di Esselunga

Nella giornata turbolenta dei cambiamenti, si apre – alla fine del pomeriggio – anche il testamento del fondatore di Esselunga, che lascia il controllo del gruppo – come un po’ si era prevista – alla seconda moglie Giuliana Albera e alla figlia avuta da lei, Marina.

Le due donne avranno il 66,7% della holding che controlla i supermercati e potranno, quindi, sia gestirla che decidere su eventuali operazioni ordinarie e straordinarie. A loro Caprotti ha infatti destinato la quota del 25% di cui poteva disporre al di là della “legittima”.

 

Le quote restanti vanno ai figli di primo letto Giuseppe e Violetta (nella foto sotto Bernardo Caprotti con tutti e tre i figli). A loro ha infatti destinato la quota del 25% di cui poteva disporre. Insieme alla ‘legittima’ le due donne avranno il 66,7% del capitale. Oltre alla quota di legittima in Supermarkets Italiani, che assegna in tutto ai tre figli il 50% della holding (16,6% ciascuno), i figli del primo matrimonio, Violetta e Giuseppe, si vedono assegnare il 22,5% a testa della Villata la società che possiede parte del patrimonio immobiliare di Esselunga. Il restante 50% va alla moglie Giuliana Albera e alla terza figlia, Marina.

“Faremo di tutto per salvaguardare il gruppo”, ha detto Giuseppe Caprotti, uscendo dallo studio del notaio, ma non ha voluto aggiungere nessuna dichiarazione.

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Lo scontro aspro col primogenito e con Violetta

La scelta del fondatore è anche la conseguenza del durissimo scontro avuto alcuni anni fa con il primogenito Giuseppe, a cui aveva affidato in prima battuta Esselunga, prima di riprenderla per grandi conflitti sulla gestione.

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Un durissimo scontro, qualche anno fa, Bernardo l’ha avuto anche con la figlia Violetta (nella foto qui sopra sono insieme), accusata di fidarsi più di un manager da lui definito “vecchio arnese”, che del padre. Soltanto pochi giorni prima di morire i due hanno ripreso a parlarsi, dopo una battaglia che ha avuto anche risvolti legali.

Premiata anche l’ex segretaria, diventata dirigente

Per quanto riguarda il patrimonio personale, dal testamento emerge che Caprotti ha lasciato la metà dei suoi risparmi alla ex segretaria, divnetata dirigente, Germana Chiodi, alla quale negli anni passati aveva già fatto una donazione di 10 milioni di euro, e per l’altra metà ai nipoti. Si tratta dei tre figli di Giuseppe Caprotti e di Andrea e Fabrizio, figli di Claudio, fratello del fondatore di Esselunga, suo socio agli inizi dell’avventura imprenditoriale nei supermercati.

Con Germana Chiodi Caprotti si dava del lei da 40 anni, ma l’ha sempre stimata moltissimo. Si tratta di una persona che conosce come pochissimi l’azienda e ha avuto un potere usatocon grande capacità di discernimento, tanto da meritare il “premio” finale.

 

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Il nuovo presidente del Cda

Colpo di scena prima dell’apertura del testamento del fondatore di Esselunga. Prima che si passasse alla lettura del documento da parte dei familiari, infatti, il Cda del colosso della grande distribuzione della holding Supermarkets Italiani ha cooptato l’imprenditore scomparso con il notaio e dirigente d’azienda Piergaetano Marchetti (nelle due foto sopra e qui sotto) nominato subito dopo presidente della società stessa.

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Si tratta di una scelta di alto livello, cavaliere di Gran Croce al merito della repubblica. Il notaio è un professionista molto stimato, che potrebbe rappresentare la figura di garanzia tra le due famiglie Caprotti.

Il fondatore aveva anche cercato, negli ultimi tempi, di far trovare un accordo fra i tre figli per la cessione dell’azienda a Walmart, ma non ci era riuscito.

 

Stop alle procedure di vendita

Alla fine Marchetti, in nome del Cda, ha comunicato lo stop alla procedura di vendita della catena commerciale milanese. In una nota diffusa subito dopo si legge: “In considerazione della scomparsa del dottor Bernardo Caprotti, (si decide) di non dar corso,
 allo stato, ad operazioni relative alla controllata Esselunga”.

Sono state congelate, quindi, le offerte dei fondi di private equity Cvc e Blackstone, che durante l’estate avevano studiato le valutazioni della catena di supermercati, stimata tra 4 e 6 miliardi di euro, a seconda dell’inclusione degli immobili nella vendita.

Si dice che, dopo questo annuncio, l’apertura del testamento avverrà nel prosieguo della giornata.

 

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L’esecutore testamentario è il dottor Tronconi

L’esecutore testamentario è Stefano Tronconi (nella foto sopra), un commercalista molto apprezzato, laureato in Economia Aziendale presso l’Università Bocconi di Milano, è iscritto all’Ordine dei Dottori Commercialisti, nel Registro dei Revisori Contabili ed è Consulente tecnico del Giudice presso il Tribunale di Milano.
Membro della Commissione Normative Comunitarie e Internazionali presso l’Ordine dei Dottori Commercialisti di Milano, svolge il ruolo di Sindaco di importanti società nazionali e internazionali. Insomma una figura adeguata ad un compito che si prevede complesso.

 

 

La lettura doppia del testamento

Esselunga: è arrivato il momento della lettura del testamento di Bernardo Caprotti. Le due famiglie, quella formata dalla seconda moglie Giovanna e dall’ultima figlia Marina e quella composta da Giuseppe e Violetta, i due figli di prime nozze, nel pomeriggio si sono recate dal notaio Carlo Marchetti.

Il documento con le ultime volontà del fondatore di Esselunga sarà aperto per intero da ciascuno dei due gruppi, quindi non verrà consegnato in “parti separate”.

Il notaio leggerà il testamento prima alla vedova Giuliana Albera e alla figlia Marina. Poi presentrà l’atto i figli di primo letto, Giuseppe e Violetta (nella foto sotto, Bernardo Caprotti con i tre figli).

 

Un funerale per solo 200 persone
Duecento persone in tutto per i funerali di Bernardo Caprotti, il fondatore dell’impero Esselunga, celebrati nella mattina del 3 ottobre in forma privata. Quindi la bara con Caprotti è stata accompagnata al cimitero di Albiate, un comune che fa parte della provincia di Monza e Brianza, dove sono sepolti i familiari del fondatore e i genitori.

Ora la domanda è una sola: chi erediterà il potere di controllare il destino del colosso della distribuzione, 22.000 dipendenti e quasi 7 miliardi l’anno di fatturato? Per avere una risposta occorre attendere almeno fino al pomeriggio oggi, mercoledì 5 ottobre, giorno dell’apertura del testamento, secondo fonti del Sole 24 ore.

La procedura, che inizierà nel pomeriggio, prevede che il notaio Carlo Marchetti l’esecutore testamentario e poi gli eredi. Sempre secondo il Sole 24 ore, la convocazione avverrà separatamente.

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La divisione delle quote tra i familiari

Alla moglie Giuliana andrà il 25% della società (nella foto qui sopra con l’ultima figlia del fondatore, Marina). Ai tre figli – i due di primo letto e l’ultima – la cosiddetta legittima, cioè il 50% diviso tra Giuseppe, Violetta e Marina, cioè il 16,6% ad ognuno. Ma i tre sono stati divisi da una guerra accanita proprio per l’eredità. Inoltre è decisivo il restante 25%, il cui beneficiario si conoscerà solo alla lettura del testamento.

Nel caso in cui il 25% decisivo delle quote andasse all’asse Giuliana-Marina, la vedova di Caprotti e la loro dovrebbero dunque poter contare in assemblea sulla maggioranza assoluta. Quel che è certo è che Caprotti non ha voluto mettere a rischio la continuità aziendale, già assicurata in questi anni da un management guidato dal fidato Carlo Salza, da 16 anni in azienda, che ha mostrato capacità di risultati e fedeltà ai valori imposti fin dalla fondazione dal “dottore”.

A caccia della “maggioranza di controllo”

Tra poche ore il notaio Carlo Marchetti aprirà la busta con le ultime disposizioni del geniale fondatore di Esselunga. Possibile che Caprotti abbia voluto precostituire una maggiorma con l’ultima moglie e la figlia Marina e quindi che il restante 25% vada a qualcuno capace di mettersi d’accordo con loro.

 

L’anno scorso un “testamento spirituale”

Berbardo Caprotti, proprio un anno fa, rispondendo agli auguri dei dipendneti di Esselunga, che avevano acquistato una pagina per farglieli in occasione del suo 90° compleanno, il fondatore rispondeva con una sorta di testamento spirituale. “Novant’anni sono un bel traguardo. Però anche un’evenienza problematica” –  scriveva – ma assicurava “il futuro è tracciato; che io ci sia oppure no, cambia ben poco”. Questo lascia pesare a un testamento materiale nel segno della continuità aziendale.
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Serrande abbassate lunedì 3 ottobre nei supermercati

Oggi – lunedì 3 ottobre – serrande abbassate in tutti i supermercati Esselunga, come estremo omaggio al fondatore Bernardo Caprotti, deceduto venerdì scorso. I funerali – come disposto dal fondatore dell’impero della grande distribuzione – si svolgeranno in forma privata. Caprotti ha anche avvertito familiari e conoscenti che non vuole né fiori né necrologi. Si attende con interesse – soprattutto da parte dei 22.000 dipendenti di Esselunga, oltre che dai diretti interessati – l’apertura del testamento, perché molto complicate si immaginano le questioni legate dall’eredità, vista la spaccatura esistente fra la prima e la seconda famiglia del fondatore. Ci si chiede anche se proseguirà il progetto di cessione dell’azienda che fattura 6 miliardi dieuro l’anno.

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La morte del fondatore di un impero moderno

All’età di 91 anni, è morto Bernardo Caprotti, il fondatore e proprietario del gruppo di supermercati Esselunga, 6 miliardi annui di fatturato.

Caprotti ha dovuto arrendersi a un male incurabile. Ma soltanto fino a pochi mesi fa si era presentato in ufficio, come sempre negli ultimi 50 anni e aveva provato anche a vendere la sua azienda che aveva difeso fino alla fine con le unghie e con i denti, attaccando spesso e volentieri quello che riteneva il suo “nemico naturale”, ovvero le Coop.

Non aveva mai voluto andare in pensione, né vendere i supermeracati. Solo da pochi mesi aveva fatto passi da gigante l’ipotesi di cessione a Carrefour o a Walmart, grandi gruppi europei o Usa. Ora si apre una complessa partita con gli eredi, che Bernardo Caprotti aveva spesso contestato, senza mai cedere il comando dell’azienda.

 

Le disposizioni per la sepoltura

Avrebbe compiuto 91 anni il prossimo 7 ottobre. La notizia della morte l’ha data la moglie Giuliana. Per espressa volontà del fondatore dell’impero Esselunga le esequie avverranno in forma strettamente privata e per suo desiderio non dovranno seguire necrologi.

 

L’azienda in vendita: le notizie del 13 settembre

Esselunga sempre più vicina alla vendita. Il patron Bernardo Caprotti (nella foto sopra e in apertura) alla soglia dei 91 anni, aveva dato il 12 settembre scorso mandato alla banca d’affari americana Citigroup di trovare un acquirente per la quota di controllo di Supermarkets Italiani, che detiene il marchio. E spuntano già gli acquirenti interessati. Tra questi il colosso statunitense Walmart, primo per ora, e i gruppi Cvc e Blackstone.

 

Marchio valutato tra i 4 e i 6 miliardi

Ma non sono i soli. Nel novero di chi vorrebbe portarsi a casa Esselunga compare anche la catena francese Carrefour mentre spuntano pure gli spagnoli di Mercadona. Tuttavia occorre capire se questa sarà la volta buona perché già nel 2004 Caprotti aveva rifiutato un’offerta d’acquisto a fronte di una valutazione sostanziosa: i supermercati – 152 superstore e supermarket tra Lombardia, Toscana, Emilia Romagna, Piemonte, Veneto, Liguria e Lazio per un totale di 22.00 dipendenti e 7,3 miliardi di euro nel 2015 – valgono infatti i 4 e i 6 miliardi, compresi i debiti.

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