Neonato lanciato dal balcone, per il Dna non era figlio del compagno della madre

Clamorosa novità nel delitto del neonato di Settimo Torinese, trovato esamine in una strada il 30 maggio scorso e morto poco dopo il ricovero in ospedale a Torino. L’analisi del Dna ha dimostrato che il bambino non era figlio del compagno della madre, Valentina Ventura.

L’esame del Dna disposto dalla procura di Ivrea sul corpicino ha confermato che il padre del bimbo non è il convivente della madre. La donna si trova attualmente in carcere alle Vallette di Torino con l’accusa di omicidio aggravato, perché ritenuta responsabile della morte del bambino poco dopo averlo messo al mondo.

Ieri, intanto, il compagno è stato a lungo interrogato dagli investigatori fornendo una versione dei fatti che è stata definita “credibile”. La sua posizione esta quindi nell’inchiesta come quella di testimone. Solo ieri l’uomo è stato informato dell’esito degli esami del Dna.
L’uomo del resto aveva dichiarato di non essersi accorto della gravidanza della Ventura (nella foto in basso).

Le notizie del 31 maggio

Ha confessato – la notte scorsa – Valentina Ventura (nella foto sotto), 34 anni, interrogata a lungo dai carabinieri nell’ambito dell’indagine per il neonato abbandonato in strada a Settimo Torinese e morto qualche ora dopo in ospedale. Il piccolo, che è stato chiamato Giovanni quando è giunto al pronto soccorso, è stato addirittura lanciato dal balcone. Oggi l’autopsia.

“Sono andata in bagno e ho partorito. Poi non mi ricordo più nulla”, avrebbe detto Valentina agli inquirenti. “Quando il piccolo è stato trovato in strada – riferisce il procuratore di Ivrea, Giuseppe Ferrando – si è affacciata al balcone anche lei, col marito, guardando quello che stava accadendo”. La donna, riferiscono gli inquirenti, non ricorda nemmeno di essersi sbarazzata del piccolo. Il marito è stato ritenuto estraneo ai tragici fatti. La Ventura avrebbe dichiarato – molto confusamente – di non essersi neppure accorta di essere incinta,

Secondo le prime informazioni, la donna, che ha già una bimba in età d’asilo e che è stata individuata per una serie di incongruenze quando è stata sentita dai carabinieri, ha detto ai militari che sia lei che il marito soffrono di una patologia ereditaria. Temendo di averla trasmessa al neonato, ha compiuto il tragico gesto. Rimane però da accertare l’esatto movente perché la mamma dà ancora risposte confuse.

Ricoverata all’ospedale Sant’Anna in attesa di essere trasferita in carcere da Torino, Valentina Ventura è stata sottoposta a una serie di esami clinici mentre era già in stato di fermo. Ancora in corso gli approfondimenti investigativi. Il bambino, che pesava più di tre chili ed era lungo 54 centimetri, è nato a termine gravidanza.

L’accusa è di omicidio aggravato

I militari dell’Arma e il procuratore di Ivrea, Giuseppe Ferrando, la ritengono colpevole dell’omicidio aggravato del neonato partorito nelle prime ore di ieri. Al momento non sono emerse responsabilità da parte di altre persone.

La donna è stata sottoposta a fermo di indiziato di delitto. Il neonato era stato trovato agonizzante in via Turati, di fronte ai balconi del civico 2, proprio dove abita la donna fermata. Recuperato grazie all’intervento di alcuni passanti, il bambino, un maschietto, è poi deceduto al Regina Margherita di Torino.

Forse lanciato dal balcone

A dare l’allarme, poco dopo le 6 di ieri mattina, Stefano Cravero un operaio di 21 anni che stava tornando a casa dal lavoro. “Ho visto qualcosa in mezzo alla strada e mi sono fermato – dice -. Era agonizzante ma respirava ancora”, aggiunge il giovane che insieme a due netturbini, Saverio Casorelli e Attilio Bondino, ha prestato i primi soccorsi al bambino, un maschio di carnagione chiara, il cordone ombelicale ancora attaccato, e ha chiamato il 118. Ma la corsa all’ospedale Regina Margherita di Torino è stata inutile.

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