Vaccinazione obbligatoria nei nidi: il Consiglio di Stato dà ragione a Trieste

Un altro punto fermo a favore delle vaccinazioni obbligatorie. È pienamenteo legittimo l’obbligo di vaccino per accedere all’asilo. Il Consiglio di Stato ha respinto la richiesta di sospensiva avanzata da due famiglie contro la sentenza del Tar del Friuli Venezia Giulia, che aveva confermato la validità della delibera del Consiglio comunale di Trieste, che ha introdotto l’obbligo delle vaccinazioni per l’accesso ai nidi e alle scuole dell’infanzia comunali e convenzionate.

Lo ha reso noto l’assessore comunale all’educazione, Angela Brandi (nella foto qui sotto). Nell’ordinanza, il Consiglio di Stato ha riconosciuto che la tutela della salute in età prescolare prevale sulle responsabilità genitoriali.

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Le notizie del 29 novembre 2016: Trieste pro vaccino

Anche a Trieste sarà obbligatorio vaccinare i bambini per iscriverli all’asilo nido e alle materne. Lo ha stabilito nella tarda serata di ieri, lunedì 28 novembre, il consiglio comunale della città. Astenuti i consiglieri del Movimento 5 Stelle. Ha annunciato l’assessore all’infanzia, Angela Brandi: “Trieste è la prima città italiana a prevedere l’obbligo di vaccinazione antidifterica, antitetanica, antipoliomietica e antiepatite B per i bimbi che frequentano gli asili. L’obbligo scatterà a gennaio per le iscrizioni al prossimo anno scolastico 2017-18”.

 

Approvata la proposta della giunta

I bambini interessati sono circa 4.000, l’obbligo parte da gennaio 2017 ed è stata accolta la proposta presentata dalla giunta guidata da Roberto Dipiazza (sotto) che ha lavorato al provvedimento con l’ordine dei medici, il collegio dei pediatri, l’ospedale infantile Burlo Garofolo e l’azienda sanitaria AsuiTs del capoluogo giuliano.

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Erano crollate le coperture

A questa decisione si è giunti dopo che le coperture vaccinali erano scese sotto il 95% con un crollo particolare del vaccino antidifterico, sceso al all’89%, dell’antitetanica (91%), dell’antipolio (92%) e dell’antiepatite virale B (89%).

Obbligo vaccini? Veneto, Lazio e Toscana verso il Sì, Lombardia e Liguria contro, le notizie del 24 novembre 2016

di Barbara Liverzani

Vaccini obbligatori sì o no per poter iscrivere i figli all’asilo nido? Se con la delibera approvata ieri l’Emilia-Romagna è stata la prima Regione italiana a legiferare in questo senso, di certo non sarà l’unica. Al di là di alcuni distinguo (Lombardia e Liguria in testa) sono molte, infatti, le altre Regioni che già hanno annunciato l’intenzione di seguire l’esempio emiliano.

Zingaretti: “Vaccini obbligatori anche nel Lazio”

Prima fra tutte il Lazio il cui governatore, Nicola Zingaretti, con un post pubblicato sul suo profilo Facebook a poche ore dalla delibera bolognese ha subito rilanciato: “Obbligo di vaccinazione per i bimbi che vanno al nido: è una legge che proporrò in Consiglio regionale per combattere la diffusione di malattie pericolose e tutelare la salute dei più piccoli. Dopo l’Emilia-Romagna facciamo un passo avanti di civiltà anche nel Lazio”. Una delle ipotesi al vaglio è che la norma possa essere inserita nella manovra di Bilancio che sarà approvata dall’Aula entro la fine del 2016.

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Veneto in pole position

Ma se nel Lazio c’è per ora solo una manifestazione d’intenti, ben più avanti è il Veneto, battuto sul filo di lana dall’Emilia-Romagna. La Regione governata dal leghista Luca Zaia (nella foto qui sopra) è, infatti, da mesi al lavoro su una delibera, annunciata già lo scorso ottobre, che nei prossimi giorni l’assessore alla Sanità, Luca Coletto, dovrebbe presentare in giunta.

Così come quello emiliano, anche il provvedimento del Veneto impone l’obbligo di certificato vaccinale per poter iscrivere i bambini agli asili pubblici e privati convenzionati. Secondo le intenzioni, dovrebbero essere i sindaci a far rispettare il diktat chiedendo ai nidi di segnalare i piccoli non immunizzati: i loro nomi verranno inviati alle Usl di riferimento chiamate a rifiutarne la frequenza, a meno che le loro condizioni di salute siano incompatibili con la vaccinazione.

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La Toscana e l’allarme meningite
Sempre sul fronte vaccini c’è al momento un altro allarme che preoccupa la regione Toscana: quello della meningite C che ha colpito in meno di due anni 58 persone uccidendone 12.

É su questo fronte che, dunque, si prepara a deliberare l’assessore alla Sanità della Regione, Stefania Saccardi (nella foto sopra). In particolare l’ipotesi su cui si sta lavorando e che accoglie le proposte dei tecnici che si occupano di prevenzione delle malattie infettive è quella di avvicinare temporalmente le date dei richiami del vaccino anti meningococco C: la prima dose a 13-15 mesi di vita del bambino (come già avviene adesso) e due ulteriori dosi a 7 e 14 anni.
Vaccinazione anti meningococco a parte (che, tra l’altro, non è una delle quattro obbligatorie), la Toscana è con ogni probabilità un’altra di quelle Regioni che a breve seguirà l’esempio dell’Emilia-Romagna.

Già a settembre infatti l’assessora Saccardi in occasione del lancio della campagna istituzionale “Dammi un vaccino” per promuovere la vaccinazione dei bambini, aveva annunciato di voler approntare entro la fine dell’anno una proposta legge per rendere obbligatoria la vaccinazione per l’accesso alla scuola non dell’obbligo.

 

Lombardia e Liguria contrarie al metodo coercitivo

 

Sul fronte opposto, quello dei contrari alle vaccinazioni obbligatorie al nido, si sono schierate due importanti Regioni del Nord a guida centro-destra: la Lombardia presieduta dal leghista Roberto Maroni e la Liguria governata dal forzista Giovanni Toti.

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La posizione dei governatori, che sostanzialmente contestano il metodo coercitivo, è stata spiegata dagli assessori delle due Regioni: “Siamo impegnati in una campagna informativa molto articolata perché le vaccinazioni sono fondamentali, ma con l’informazione riteniamo che la libertà di scelta sia fondamentale”, ha detto l’assessore lombardo Giulio Gallera.

L’assessore ligure Silvia Viale (nella foto sopra) ha parlato di un “percorso culturale” che va promosso tra i genitori: “Dobbiamo lavorare su questo con spiegazioni scientifiche – dice – Riteniamo di impegnarci di più sul piano culturale”.

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