Giallo di Pordenone: caccia al supertestimone

C’è un nuovo elemento nel giallo di Pordenone, forse determinante per scoprire chi ha ucciso Trifone Ragone e Teresa Costanza, la coppia di fidanzati uccisa martedì sera in un parcheggio del palazzetto dello sport della città friulana: secondo il Gazzettino un testimone avrebbe visto un’auto fuggire a velocità elevata dal luogo del delitto guidata da una persona con i capelli lunghi, non si sa se uomo o donna.

Gli inquirenti, intanto, restano ancora cauti e continuano a battere più piste.

 

Un duplice omicidio “pulito”

È un duplice omicidio “pulito”, compiuto da una persona che sa maneggiare le armi e ha il sangue freddo per farlo. Lo dimostra, per esempio, il fatto che chi ha agito probabilmente sapeva che le telecamere della palestra erano puntate soprattutto sull’ingresso lasciando quasi scoperto il resto dell’area antistante. E lo dimostra pure il fatto che i proiettili esplosi sono cinque e dunque, forse, non tutto il caricatore. Certo, la pista “passionale” per dare un nome all’assassino di Trifone Ragone, 29 anni, e della sua compagna Teresa Costanza, di un anno più grande, rimane contemplata nelle ipotesi degli investigatori, coordinati dal procuratore capo Marco Martani, ma ci sono anche altre ipotesi che si fanno largo per individuare il movente del delitto del sottufficiale carrista 132° reggimento di Cordenons che faceva pesi e della sub assicuratrice della Zurigo.

L’ultimo sms: “Amore e risate per essere invincibili”

Per ricostruire un puzzle a cui sembrano mancare ancora molti pezzi da ieri si è aggiunta una dozzina di carabinieri del Ros e degli esperti di indagini scientifiche del Ris. Si passa e si ripassa ogni particolare della vita della giovane coppia, trucida martedì scorso, intorno alle 19.45: ambiente lavorativo, amici, conoscenze e parenti. A una prima lettura, niente sembra spiegare l’omicidio dei due giovani che sembravano vivere una storia spensierata, fatta di sms che nei toni pare discostarsi poco da uno degli ultimi inviati. “Due cose ci salvano nella vita: l’amore e ridere. Averne una va bene. Due si è invincibili”, ha scritto Trifone Ragone che intanto studiava per passare dall’esercito alla guardia di finanza e si preparava per il campionato italiano di sollevamento pesi, in programma a novembre.

I night, gli spasimanti e lo zio morto di mafia

Eppure, scartata fin da subito la rapina perché del tutto illogica rispetto ai fatti accertati, cioè la morte della coppia, rimangono altri punti. Tra quelli meno probabili un ammiratore – o forse due – di lei, bella trentenne bionda che fino al 2006 aveva vissuto in Sicilia, dov’era nata, per trasferirsi insieme alla famiglia a San Donato Milanese. La donna, che aveva fatto la cubista in discoteca facendosi chiamare Greta (ci sarebbe un video di 7 minuti che la riprende in veste lap dancer) e la barista prima di trovare lavoro nelle assicurazioni, aveva una brutta storia familiare di mafia alle spalle perché, nel 1995, uno zio paterno, Antonio Costanza, era stato fatto sparire perché ritenuto la talpa che aveva fatto arrestare un boss dell’agrigentino, Salvatore Fragapane. Secondo un collaboratore di giustizia, si tratta di un caso di lupara bianca finito in una buca scavata in un terreno di Campofranco.

Un puzzle con molti pezzi mancanti

Ma per il momento ognuna di queste piste investigative, per adesso, non supera la solidità di un sentiero. Mancano elementi per imboccare strade su cui sono presenti amanti dell’uno o dell’altra arrivati all’estremo del delitto (un estremo, appunto, raggiunto con una abilità e una freddezza difficilmente compatibili con vicende di questo genere). Ma anche il fronte della mafia non sembra trovare elementi di suffragio: troppo il tempo trascorso dalla sparizione dello zio per pensare a una vendetta collegata e mai alcun contatto della famiglia di Teresa con la criminalità organizzata. Il fatto poi che i due ragazzi non avessero confidato ai congiunti timori di alcun genere può significare poco, se avevano qualcosa da tenere riservato, per quanto il padre del militare ripeta che “mio figlio era sereno e trasparente non aveva nulla da nascondere”.

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