Lina Ben Mehnni, identikit della blogger della Tunisia che reagisce

Sul suo account Facebook oggi spiccano gli autoscatti (selfie) dei turisti inglesi pubblicati dalla Bbc: “Ci impegniamo a visitare la Tunisia”. A rilanciarli è Lina Ben Mehnni (nella foto in alto), giovane assistente universitaria, giornalista e blogger, diventata la voce e il simbolo di una rivoluzione democratica fortemente voluta e partecipata dalle donne.

I terroristi hanno sferrato un duro colpo al turismo tunisino, dichiara Mehnni in un’intervista pubblicata dal sito Linkiesta, “voglio fare un appello agli europei e in special modo agli italiani. Noi contiamo sul vostro sostegno”.

 

Le donne e la democrazia tunisina

Sono anche le donne come lei a dare concretezza alla prospettiva di una democrazia tunisina, ipotesi contro cui scommettono i teorici dello scontro di civiltà e, con uno stillicidio di omicidi e stragi, gli uomini del Califfato. Lina è il tipico prodotto di una società civile molto attiva.

Il padre è stato un oppositore di Ben Ali, il despota cacciato nel 2011 dalla cosiddetta Rivoluzione dei gelsomini, che inizialmente è stata la Rivolta del pane, un moto di indignazione popolare nato alla fine del 2010 a Sidi Bouziz, quando un giovanissimo venditore ambulante si diede fuoco per protestare contro i maltrattamenti subiti dalla polizia.

 

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Anche la madre ha spinto la blogger

La madre di Lina era una dirigente del movimento degli studenti. Un imprinting parentale molto forte ha spinto la blogger sulle strade della protesta, per documentare i colpi di coda del regime morente, gli spari contro la folla pacifica ma non inerme, decisa a chiudere, fiori alla mano, con anni di corruzione e dittatura. Un impegno valso a Lina (nella foto anche qui sopra) la candidatura al Nobel per la pace e, il 15 marzo scorso, il titolo di Young global leader 2015.

 

L’impegno femminile per le primavere arabe

L’impegno femminile è un tipico prodotto delle primavere arabe. La cosa che più ha colpito gli osservatori è stata la presenza, compatta e senza precedenti, delle donne nelle manifestazioni, nelle marce e nei presidi ha caratterizzato le primavere arabe sin dall’inizio.

Una mobilitazione non casuale, secondo la rivista Limes (26 marzo 2013), che ha visto motivazioni femminili alla base delle scosse che, al di là degli effetti politici, nella maggior parte dei casi deludenti, hanno comunque modificato la fisionomia del mondo arabo. In particolare, la richiesta di un ruolo maggiore nell’istruzione, nell’informazione, nella politica e nella vita pubblica; la pretesa di legislazioni più garantite sul diritto di famiglia e per la parità di trattamento nel lavoro.

 

Migliaia di tunisine per mesi in piazza

Questo chiedevano – e secondo Lina Mehnni, solo in parte hanno ottenuto – le migliaia di donne tunisine che per messi occuparono l’avenue Bourghiba, chiedendo libertà e giustizia. Un’immagine che sui media occidentali è giunta in parte deformata. Come ha spiegato ancor prima delle primavere arabe Dalia Mogahed, attenta osservatrice del mondo musulmano, già consulente del presidente Barak Obama e direttore esecutivo del Gallup center for muslim studies, si è spesso scambiata l’ammirazione della cultura giuridica occidentale espressa dalle donne arabe per un’adesione tout court ai valori culturali della parte più ricca del pianeta. Proprio i sondaggi sul campo dell’agenzia americana, spiegano che la richiesta di maggiori diritti non si sposa quasi mai coi modelli proposti dal cinema e dalle serie Tv provenienti da Europa e Usa.

 

Non sappiamo distinguere tra un “velo” e l’altro

Un panorama molto più complesso di quello a cui è abituato chi, dalle nostre parti, ancora confonde il velo integrale, che lascia scoperti solo gli occhi (niqab), con quello che lascia scoperto il viso (hijab), molto simile ai foulard usati dalle donne occidentali.

La libertà in un contesto culturale diverso dal nostro è la scommessa per cui si battono le donne tunisine come Lina Ben Mehnni. Come ha recentemente ricordato Farian Sabahi, dell’Università di Torino, dopo la rivoluzione, i loro diritti sono stati riconosciuti solo in parte e devono combattere contro una serie di leggi discriminatorie: “Ereditano meno degli uomini, non possono essere considerate capo-famiglia (un risultato messo a segno dalle italiane nel 1975), e non possono passare la cittadinanza ai mariti (ovviamente se stranieri) e ai figli (un traguardo raggiunto dalle italiane nel non lontano 1983)”. Tuttavia, negli ultimi decenni, hanno acquisito “una buona presenza in ambito politico (sono il 27,6% della rappresentanza parlamentare) e lavorativo (costituiscono circa il 27% della forza lavoro)”.

 

Le conquiste minacciate dal fondamentalismo

Conquiste minacciate dalla presenza del fondamentalismo salafita e di quello finanziato dall’Arabia Saudita, di impronta wahabita. Correnti precedute e sostenute da flussi imponenti di denaro, ma che possono trovare anche nell’impegno delle donne tunisine pane molto duro per i loro denti. Si tratta di una passione civile maturata in decenni di battaglie contro la dittatura di Ben Ali, come dimostra la storia di Radhia Nasraoui, che oltre a essere un’attivista, è moglie di Hamma Hammani, esponente di punta del partito comunista, non riconosciuto in Tunisia. Hammami, come raccon Farian Sabahi, era stato condannato in contumacia ma… era comunque riuscito a mettere incinta la moglie, facendosi così beffa dei servizi segreti.

 

Il carburante migliore per la Tunisia

Nel febbraio 2002, era stato condannato a più di nove anni di carcere e la moglie aveva iniziato lo sciopero della fama in segno di protesta. Nel giugno 2003 Radhia Nasraoui è stata tra i fondatori dell’Associazione tunisina per la lotta contro la tortura, di cui è diventata presidente. Questo è il carburante della realtà tunisina, oggi sotto attacco jihadista. Le cancellerie occidentali possono evitare che venga disperso. Dopo anni di appoggi più o meno diretti a regimi dittatoriali, possono scommettere su una democrazia. Nel frattempo, i turisti europei possono non stare alla finestra. Come? Semplice: prenotando un viaggio a Tunisi.

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