Aggredì l’ex con l’acido: negati i domiciliari a Martina Levato anche se incinta

Tra il parere “assolutamente contrario” alla scarcerazione del pm Marcello Musso e la richiesta di domiciliari avanzata dal difensore Daniele Barelli, ha prevalso il primo. Così Martina Levato, condannata a 14 anni di carcere insieme ad Alexander Boettcher (insieme nella foto) per l’aggressione con l’acido all’ex fidanzato e accusata di altre azioni analoghe, deve restare in carcere anche se è al nono mese di gravidanza. Lo ha deciso il tribunale di Milano perché, secondo i giudici della nona sezione penale, esiste il pericolo di reiterazione del reato.

I magistrati: “Già incinta quando aggredì”

Inoltre la ragazza era già incinta quando colpì il ventiduenne Pietro Barbini, sfigurato lo scorso 28 dicembre. Il collegio di giudici, presieduto da Anna Introini, ha considerato anche che la studentessa dalla Bocconi ha visto nella sua gravidanza, “secondo l’assunto dell’imputata, l’origine di quell’esigenza di ‘purificazione’ che avrebbe motivato la condotta delittuosa”. Inoltre, sottolineano ancora i magistrati, la donna non ha mai mostrato “segni di resipiscenza tali da suggerire che abbia coscientemente rivisitato i gravi fatti in ordine ai quali è stata imputata e condannata”.

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