Morto al Cocoricò, polemiche sull’infermiera che raccontato tutto su Facebook

Lo sfogo arriva via Facebook, il giorno dopo la morte di Lamberto Lucaccioni, il ragazzo di 16 anni deceduto dopo avere assunto una pasticca di ecstasy nella discoteca Cocoricò di Riccione lo scorso sabato.
A scriverlo è Sarah Fabbri, 22 anni, studentessa in Infermieristica all’Università degli Studi di Bologna, nel polo didattico di Forlì-Cesena.
Il Resto del Carlino riferisce che la ragazza è uno dei paramedici che hanno soccorso il giovane e hanno tentato disperatamente di rianimarlo. Lei a Nurse 24, spiega che non è tra coloro che hanno soccorso direttamente Lamberto.

 

“Volevo solo cercare di spiegare”

Poco importa: l’allieva infermiera è diventata oggetto di polenica per avere raccontato nei dettagli le fasi concitate del mancato salvataggio, e in molti, nel mondo degli operatori del 118, hanno chiesto un provvedimento disciplinare nei suoi confronti. Tanto che lei, al sito Nurse24, si giustifica così: “Voglio chiudere qui la questione per il semplice fatto che doveva essere uno sfogo mio e non di tutta l’Italia, ribadisco il concetto che non ho fatto niente, cercavo solo di spiegare a quali pressioni e responsabilità è sottoposto l’infermiere. A quanto pare non è stato ben accetto, soprattutto da chi questa notte c’era davvero con le mani in pasta e mi dispiace da morire”.

 

Polemiche e smentite
Nel suo post Sarah ha descritto dettagliatamente le fasi concitate del tentato salvataggio, anche se ha poi spiegato che ha soccorso di persona il giovane. “Le persone che si sono fatte in 20 stanotte erano medici e infermieri qualificati”. Fatto sta che la ragazza ha raccontato nel dettaglio le fasi del tentato salvataggio, scatenando una polemica.

 

“Ce lo siamo ritrovato in arresto cardiaco”
“Ho quasi sempre elogiato il mio mestiere per le tante soddisfazioni che da – ha scritto Sarah -. Ma chi non è in questi panni non può capire cosa voglia dire dover rimanere impassibili e freddi quando ti trovi un ragazzo di 16 anni sulla barella della sala emergenza alle 4 di mattina in arresto cardiaco per colpa di una pasticca che non avrebbe dovuto prendere”, scrive.

 

Un’ora e mezza di massaggio cardiaco inutile
Poi la descrizione di quegli attimi terribili: “E sei li che lo massaggi impassibile ma nella mente pensi ‘avanti forza reagisci’, ma nonostante l’ora e mezza di massaggio cardiaco l’onda di quel cuore che già da un po’ non batte, rimane piatta. E dopo aver fatto il possibile ci si arrende all’evidenza che l’alba che stai guardando tu, sfinito, lui non potrà vederla. E pensi ai suoi genitori che ancora non sanno di non poter mai più parlare con lui, litigare con lui, ridere con lui, festeggiare con lui”.

 

L’arrivo dei genitori: “Rivoglio il mio bambino”
“Poi arrivano trafelati, sanno che il figlio sta male ma non che giace steso, freddo ed esangue su un lettino. E allora il medico glielo comunica e lì una delle scene peggiori a cui mai si possa assistere. I pianti, le grida, i malori… ‘rivoglio il mio bambino vi prego’ e tu sei li che non puoi far niente se non continuare ad essere professionale. Non siamo avvocati, non siamo banchieri, né cassieri, né muratori… per noi il lavoro non finisce al marcatempo, ce lo portiamo a casa con tutti i risvolti che comporta. E mentre sei in macchina stanco per il turno di notte, distrutto per le scene a cui hai assistito, scoppi a piangere e scarichi finalmente tutta la rabbia che hai contro le ingiustizie che a volte riserva la vita. Sedici anni, ca….”.

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