Napoli: il boss Cimmino incastrato dalla gelosia dell’amante

Per evitare le scenate dell’amante, a ogni appuntamento con donne faceva partire una chiamata e la teneva aperta fino a quando non si congedava. Solo che non si tratta di una coppia qualsiasi, ma lui è un boss della camorra che si chiama Luigi Cimmino, 54 anni, e agli appuntamenti ci andava per distribuire le “mesate”, cioè il denaro alle famiglie degli affiliati nei guai con la giustizia. E lei, così gelosa da pretendere di seguire gli incontri attraverso il cellulare, è la causa del suo arresto perché quelle telefonate, intercettate dai carabinieri, hanno consentito di ricostruire tra l’altro la mappa del “welfare” criminale.

“Stipendi” e “benefit” per gli affiliati

A finire in manette non c’è solo Cimmino, che era tornato in libertà nel 2011 riorganizzando il suo clan che fa base nei quartieri collinari di Napoli, ma anche 4 altre persone. Per loro l’accusa è di associazione mafiosa e tentata estorsione aggravata ai danni di imprenditori. Il denaro che veniva raccolto dal pizzo serviva per il sostentamento delle famiglie rimaste senza un congiunto perché arrestato. Ma non c’era solo questo: ai camorristi più brillanti erano riservati anche “benefit” di altro tipo, come il pagamento delle spese per il matrimonio della figlia di uno loro.

Cimmino era il vero obiettivo dei killer di Silvia Ruotolo

Anche per questo l’uscita dei militari con Cimmino – che il 17 giugno 1987 era il vero obiettivo del commando che invece causò a salita Arenella la morte di una donna che non c’entrava nulla, Silvia Ruotolo – dalla caserma dei carabinieri del Vomero è stato “salutato” dalla folla (che comprendeva anche alcuni parenti) con ovazioni e vari “bravo, bravo”. Non si hanno informazioni invece sul trattamento riservato all’amante gelosissima e sulle conseguenze della sua diffidenza.

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