Colesterolo alto: “Si combatte a tavola senza farmaci con fibre e pesce azzurro”

Il colesterolo nel sangue diviene un nemico della salute soltanto quando supera i 200 mg/dl, secondo gli odierni parametri medico-scientifici. Al di sotto di tale valore diviene invece fondamentale per il corpo umano. A spiegarne il motivo è Claudia Filipello (nella foto sotto), naturopata di Bologna, che dà anche qualche consiglio su come abbassare i relativi valori senza ricorrere alla medicina tradizionale.

Il colesterolo entro il valore di 200 mg/dl quale utilità ha per la nostra salute e a quale valore dovrebbe attestarsi per essere ottimale?

Occorre innanzitutto fare chiarezza per non demonizzare il colesterolo in quanto svolge delle funzioni utili e vitali. La nostra membrana cellulare è costituita anche da colesterolo; il nostro cervello ne contiene quantità elevatissime senza le quali non potrebbe funzionare; la maggior parte dei nostri ormoni è prodotta nell’organismo grazie alla sua azione. Il colesterolo può inoltre contrastare la produzione di radicali liberi, nonché controllare lo sviluppo di malattie degenerative fra cui il cancro.

In particolare, il colesterolo Hdl (quello cosiddetto “buono”) mantiene libere le arterie e impedisce i processi di arteriosclerosi. Premesso tutto questo, ridurre il colesterolo a una semplice scala di valori entro parametri minimi e massimi appare riduttivo. Occorre piuttosto evitare il processo di ossidazione che trasforma il colesterolo circolante “buono” in “cattivo” ovvero nocivo per la salute.

Quali sono i fattori che trasformano il colesterolo “buono” in “cattivo”?

Sovrappeso e obesità, fumo, sedentarietà, condizione di stress prolungato, predisposizione genetica, dieta con “cibo spazzatura”, iperinsulinemia (glicemia tendenzialmente elevata con conseguente elevata presenza di zuccheri nel sangue) dovuta a un’alimentazione troppo ricca di alimenti a base di zuccheri semplici come pane, pasta, pizza, crostini, eccetera. Ma l’alimentazione merita un approfondimento a parte.

Anche un eccessivo uso di farmaci immunosoppressori, cortisonici, contraccettivi orali e ormoni anabolizzanti può portare all’aumento dei livelli di colesterolo. Infine anche diverse patologie – fra le quali quelle al fegato, alla tiroide e ai reni – contribuiscono all’aumento dei valori del colesterolo. È pertanto necessario rivalutare lo stile di vita, senza dimenticare l’attività fisica, indispensabile per aumentare il colesterolo “buono” ridefinendo così il suo rapporto con quello “cattivo”.

Torniamo sull’alimentazione: quanto incide sul colesterolo e quali alimenti sono da evitare e quali da privilegiare?

In verità fra le cause della trasformazione del colesterolo “buono” in “cattivo” vi è proprio un’alimentazione scorretta. In una dieta troppo raffinata e ricca di carboidrati, oltre che di grassi idrogenati, gli zuccheri semplici in essa contenuti rilasciano un tipo di energia immediata che, se non consumata a causa di un lavoro sedentario continuativo, diviene energia depositata, con conseguente trasformazione in grassi e aumento del colesterolo “cattivo”.

Di conseguenza si deve iniziare proprio dall’alimentazione per regolare i valori del colesterolo. Per esempio ai cibi raffinati occorre preferire quelli integrali nei quali è la fibra insieme al proprio chicco che portano via dall’organismo l’eccesso di zuccheri e di grassi. Ancora: prediligere il pesce azzurro alla carne di ogni tipo e – soprattutto – la frutta e la verdura di stagione. E poi eliminare tutti i grassi idrogenati fra cui la margarina: non venendo infatti riconosciuti dalla fisiologia del nostro corpo, si depositano sotto forma di colesterolo “cattivo”.

Cosa ci può dire dell’uovo, tanto criticato in caso di livelli alti di colesterolo?

L’uovo è un alimento completo e non deve affatto essere eliminato. Il tuorlo infatti, oltre a contenere tante proteine quanto l’albume, è fonte di numerose vitamine e micronutrienti utili all’organismo (la colina, precursore del neurotrasmettitore acetilcolina, la vitamina D fondamentale al mantenimento della struttura ossea e muscolare e nel controllo del sistema immunitario, e molte altre vitamine liposolubili quali le vitamine E, K e A e di antiossidanti).

L’incidenza negativa dell’uovo sul colesterolo dipende da due fattori. Il primo è il livello di stress della gallina che l’ha deposto. Più l’animale è stressato e maggiore è la percentuale di colesterolo dell’uovo:occorre quindi preferire quelle biologiche e deposte da galline allevate a terra. Il secondo fattore è il tipo di cottura: la temperatura elevata va infatti a ossidare il colesterolo presente nel tuorlo dell’uovo, trasformando quello “buono” in “cattivo”.

Consiglio di consumare l’uovo alla coque oppure di cuocere sempre l’albume e di scottare appena il tuorlo, limitandone il consumo solo nei casi di comprovata ipercolesterolemia o di patologie che richiedono il monitoraggio costante del colesterolo. Esclusi questi casi, è possibile mantenere un consumo di uova fra le 3 e le 5-6 unità settimanali. Risulta fondamentale però non abbinarle ad altri alimenti ricchi di colesterolo (talune frattaglie, crostacei, cibi ricchi di grassi di origine animale come insaccati, burro e formaggi).

Le piante possono venire in aiuto per abbassare o mantenere costanti i valori del colesterolo?

Premesso che è necessaria un’analisi approfondita della situazione individuale e da parte di un professionista, le piante che contribuiscono al riequilibrio dei valori del colesterolo sono: Olea Europea (Olivo), Junniperos Communis (Ginepro), Arctium Lappa (Bardana), Fumaria Officinalis (Fumaria), Allium Sativum (Aglio), Cynara Scolimus (Carciofo), Taraxicum Officinalis (Tarassaco).

Infine il Riso rosoos fermentato dall’antica Medicina Cinese Tradizionale e il Oriza Sativa ricco in Monascus Purpureos, che ha la funzione biochimica di abbassare i livelli di colesterolo patologico alla stregua delle statine (soluzione farmacologica per ridurre l’ipercolesterolemia). Risultano inoltre fondamentali alcuni minerali e oligoelementi fra cui Magnesio, Carnitina ed antiossidanti quali Selenio, Calcio, ecc. La fitoterapia utilizza i gemmoderivati, i macerati glicerici o gli estratti secchi titolati e standardizzati, i cui dosaggi vanno sempre definiti da un professionista.

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