Stato-mafia: assolto Mancino, condannati Dell’Utri, Ciancimino e i vertici dei Ros

La Corte di Assise di Palermo ha assolto l’ex ministro degli Interni, Nicola Mancino, e condannato a pene comprese tra 8 e 28 anni di carcere per la cosiddetta trattativa Stato-mafia gli ex vertici del Ros Mori, Subranni e De Donno, l’ex senatore Dell’Utri, Massimo Ciancimino e i boss Bagarella e Cinà.

Gli ex vertici del Ros Mario Mori e Antonio Subranni sono stati condannati dalla  Corte presieduta dal giudice Alfredo Montalto (nella foto qui sopra) a 12 anni per minaccia a corpo politico dello Stato. A 12 anni, per lo stesso reato, è stato condannato l’ex senatore di Forza Italia Marcello Dell’Utri, a 28 anni sempre per minaccia a corpo politico dello Stato, è stato condannato il capo mafia Leoluca Bagarella. Dovrà scontare 12 anni anche il boss Antonino Cinà, condannato per lo stesso reato.

L’ex ufficiale del Ros Giuseppe De Donno, per le stesse imputazioni, ha avuto 8 anni. Massimo Ciancimino, accusato in concorso in associazione mafiosa e calunnia dell’ex capo della polizia De Gennaro, ha avuto 8 anni.

Assolto l’ex ministro degli Interni, prescritto Brusca

La Corte d’Assise di Palermo ha assolto dall’accusa di falsa testimonianza l’ex ministro democristiano Nicola Mancino. Prescritte le accuse nei confronti del pentito Giovanni Brusca. Condannati tutti gli altri imputati.

Mancino: ‘È finita la mia sofferenza’

“Sono sollevato. E’ finita la mia soffrenza anche se sono sempre stato convinto che a Palermo ci fosse un giudice. La sentenza è la conferma che sono stato vittima di un teorema che doveva mortificare lo Stato e un suo uomo che tale è stato ed è tuttora”. Lo ha detto l’ex ministro di Nicola Mancino che è stato assolto oggi dal reato di falsa testimonianza nel processo sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia.

Le notizie del 16 aprile

Dopo le brevi dichiarazioni spontanee dell’ex ministro Dc Nicola Mancino (nella foto sotto, ha detto: “ho sempre combattuto la criminalità organizzata”), imputato di falsa testimonianza al processo sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia, la Corte d’assise di Palermo, presieduta da Alfredo Montalto, dopo 5 anni di processo si è ritirata in camera di consiglio. Ne uscirà con il verdetto nei confronti dei 9 imputati: boss, ex vertici del Ros ed ex politici. La sentenza potrebbe essere emessa nelle prossime ore, ma più probabilmente nei prossimi giorni.

La procura non replica ai difensori

Con una breve e polemica dichiarazione, il procuratore aggiunto di Palermo Vittorio Teresi, il pubblico ministero più anziano del pool che ha istruito il processo sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia, ha annunciato, all’ultima udienza del dibattimento, l’intenzione della procura di non fare repliche dopo le arringhe difensive. Un intervento singolare che esclude ulteriori conclusioni dell’accusa, ma non stempera i toni di un “dibattito” processuale che dall’inizio del dibattimento ha registrato momenti polemici e di scontro tra le parti.

Le richieste dell’accusa

Pesantissime le richieste di condanna dell’accusa, rappresentata oltre che da Teresi anche dai pm Roberto Tartaglia e fino a poco tempo fa Nino Di Matteo (insieme nella foto sopra): 15 anni per il generale Mario Mori, 12 per il generale Antonio Subranni e il colonnello Giuseppe De Donno, 12 per Marcello Dell’Utri, 6 per l’ex ministro dell’Interno Nicola Mancino, 16 anni per il boss Leoluca Bagarella e 12 per un altro capo cosca, Gaetano Cinà. Per Massimo Ciancimino, teste principale e imputato, sono stati chiesti 5 anni per avere calunniato l’ex capo della polizia Gianni Di Gennaro, e il non doversi procedere per prescrizione per il concorso esterno in associazione mafiosa.

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