Denise Pipitone, l’ex procuratore di Trapani: “La verità non è venuta a galla”

È definitiva l’assoluzione di Jessica Pulizzi. Lo ha deciso la Corte di Cassazione che ha respinto il ricorso della procura della Corte di Appello di Palermo contro la sentenza del 2 ottobre 2015. La giovane era accusata del rapimento della sorellastra, Denise Pipitone, la bambina scomparsa a 4 anni il 1° settembre 2004 da Mazara del Vallo (Trapani). E sulla vicenda è subito intervenuta la battagliera mamma della piccola, Piera Maggio (nella foto sotto): “Lancio un appello a tutti gli italiani perché stiano attenti”.

L’affondo della mamma

“Se, come ha stabilito la Corte, la vicenda del rapimento di Denise non è una faida familiare”, ha aggiunto la donna, “significa che c’è un ladro di bambini in giro. Se hanno colpito me possono farlo con chiunque. Tutti dovrebbero avere paura. Mi auguro che chi sa parli e si tolga questo macigno dalla coscienza”.

“Caso chiuso senza colpevoli”

“Ormai il caso sulla piccola Denise Pipitone è chiuso senza colpevoli, anche se io resto convinto che c’è chi sa e non vuole parlare. Penso che ci siano dei complici”. Ne è convinto Alberto Di Pisa (nella foto sopra), l’ex procuratore capo di Marsala (Trapani), oggi in pensione, che aveva coordinato una parte dell’inchiesta. “Noi ci abbiamo creduto fin dal primo istante alla colpevolezza di Jessica Pulizzi”, ha aggiunto parlando con l’Adnkronos, “tanto è vero che abbiamo chiesto la condanna in primo grado e fatto anche l’appello”.

“Indagini superficiali e confuse”

Di Pisa è convinto che la verità “debba ancora venire a galla”. “Non c’è dubbio che qualcuno sappia e non vuole parlare”, spiega. “Tutto quello che abbiamo potuto fare, lo abbiamo fatto- D’altra parte, quando sono arrivato io, il processo era in fase di indagine”. E sottolinea che “gli errori sono stati fatti all’inizio, con le indagini fatte in maniera superficiale e confusa. Si è creato un caos. E poi c’è la famosa intercettazione tra le due sorellastre di Denise e tutte le menzogne dette sul giorno del sequestro. Gli indizi c’erano ma i giudici non li hanno ritenuti sufficienti”.

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