Jeeg Robot dopo i 7 David torna subito in 200 cinema

Ci sono voluti 6 anni per portare nei cinema Jeeg Robot, il film-rivelazione dei David di Donatello di quest’anno, che ha conquistato ben 7 statuette. Ma poi Gabriele Mainetti, il regista-produttore che non ha ancora 40 anni, se lo è fatto con le sue mani: “Mi dicevano che non c’erano capacità tecniche, oppure che è un tipo di film che non funziona. Dopo quasi sei anni – racconta a corriere.it – me lo sono prodotto da solo, con l’aiuto di Rai Cinema. Ai David mi sono tolto qualche sassolino dalle scarpe. È costato 1 milione e 700 mila euro, ne ha incassati 3 milioni e 400 mila, e ora Lucky Red lo fa riuscire in 200 sale”.

Facile prevedere che, dopo il trionfo dei David, gli incassi saliranno ancora (e di molto).

La notte di Jeeg Robot

di Barbara Liverzani

È il film “Lo chiamavano Jeeg Robot” il vincitore indiscusso della sessantesima edizione dei David di Donatello. Dopo una serata lunga due ore e mezza e oltre venti premi assegnati non c’è nessun dubbio su chi torni a casa col bottino più ricco, pur avendo mancato due dei premi più importanti: quello come miglior film vinto da “Perfetti sconosciuti” e quello per la miglior regia andato a Matteo Garrone.

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Film rivelazione
Il film, vera rivelazione di questa stagione e di questa edizione dei David, si presentava alla serata con il maggior numero di candidature (16), eppure forse nessuno si aspettava un tale en plein: girato nel quartiere romano e popolare di Tor Bella Monaca, “Lo chiamavano Jeeg Robot” si è aggiudicato ben 7 statuette tra cui quelle per il migliore attore, Claudio Santamaria, la migliore attrice, Ilenia Pastorelli (nella foto sotto con l’inattesa statuetta, il miglior produttore e miglior regista esordiente, Gabriele Mainetti. È lui il vero artefice del successo di questo film che nato in sordina e con una piccola produzione ha prima conquistato il pubblico delle sale grazie al passaparola e poi anche i giurati dell’Accademia dei David di Donatello.

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Garrone miglior regista
Al punto che ritirando il premio come miglior regista per il film fantasy “Il racconto dei racconti”, Matteo Garrone ha ironizzato: “Menomale che tra le nomination per questo premio non c’era Jeeg Robot”. È la seconda volta comunque che Garrone vince il David come miglior regista e soprattutto è la seconda volta che lo “sfila” a Paolo Sorrentino: i due si scontrarono, infatti, anche nel 2009 in concorso il primo con “Gomorra” e il secondo con il “Divo”. Nel frattempo però Sorrentino si è “consolato” con un Oscar.

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I premi “tecnici”
Non solo la regia. Il film di Garrone (nella foto sotto) ha fatto man bassa anche dei cosiddetti premi “tecnici”, quelli che premiano le diverse e altissime artigianalità del cinema, portandosi a casa il David di Donatello per la migliore fotografia, migliore scenografia, miglior costumista, miglior trucco, migliori acconciature e migliori effetti digitali.

Delusione per il film di Caligari
Delusione invece per il film “Non essere cattivo” dello scomparso Claudio Caligari, che pur presentandosi con lo stesso numero di candidature, 16, di “Jeeg Robot” si è aggiudicato solo il premio al miglior fonico di presa diretta.

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Lo show
Dopo le dimesse (almeno dal punto di vista televisivo) edizioni degli scorsi anni, per i David di Donatello 2016 si sono fatte davvero le cose in grande. Accantonate tutte le remore sulla purezza del cinema e sul suo essere “altro” dalla televisione che negli scorsi anni ha sempre relegato la cerimonia di premiazione del cinema italiano alla seconda serata di Rai Uno, con nessun cedimento allo spettacolo e alle logiche televisive, quest’anno si è cambiato decisamente registro.

Stile da Oscar
Passata nelle mani di Sky (per l’occasione la tv di Murdoch ha anche creato anche un canale apposito) la cerimonia ha assunto in tutto e per tutto lo stile hollywoodiano degli Oscar. Red carpet degli attori, foto di rito davanti ai fotografi, interviste nell’anteprima. Anche la serata, affidata per la conduzione a un “veterano” dei super-spettacoli Sky, Alessandro Cattelan, si è svolta con le ritualità tipiche delle premiazioni oltreoceano: i “presenter” (tra gli altri, Paola Cortellesi, Cristian De Sica, Saverio Costanzo, Nicola Piovani) che hanno presentato i cinque nominati nelle diverse categorie e poi pronunciato il famoso “the winner is” in versione italiana, la clip con gli estratti dei film in nomination, il gobbo con l’intero copione da leggere e da cui nessuno ha potuto prescindere (unica eccezione Toni Servillo che lo ha del tutto ignorato), la voce fuori campo che per ogni vincitore ha ricordato i premi e le candidature avute in carriera.

Il caso Regeni
Hollywood sì, ma con forti richiami all’attualità italiana. In particolare al caso di Giulio Regeni, il ricercatore italiano barbaramente ucciso in circostanze ancora tutte da chiarire in Egitto. Molti gli attori che si sono presentati sul red carpet con l’adesivo giallo della campagna lanciata da Amnesty International “Verità per Giulio Regeni”. Un appello ripetuto dal palco da Paolo Genovese, premiato come miglior sceneggiatore per “Perfetti sconosciuti”.

Il ricordo di Scola
Decisamente troppo breve, invece, il ricordo che la cerimonia ha dedicato ad Ettore Scola. Il compito di rivolergli il tributo è stato affidato a un emozionato Pif, che lavorando al documentario “Ridendo e scherzando” a lui dedicato, ha trascorso molto tempo con il grande regista nel suo ultimo anno di vita. “Sono convinto che l’Italia grazie ai film di Ettore Scola sia un paese migliore”, ha concluso il suo intervento il regista siciliano.

Le incursioni di The Jackal
Divertenti e azzeccati, invece, i contributi di The Jackal, il gruppo partenopeo nato sul web ed esploso grazie alle parodie, che per l’anteprima ha riunito in un unico video Paolo Sorrentino, Michele Placido, Claudio Santamaria e Francesco Pannofino.

Tutti i David assegnati

Miglior film: “Perfetti sconosciuti” di Paolo Genovese

Miglior regista: Matteo Garrone (“Il racconto dei racconti – Tale of tales”)

Migliore attore protagonista: Claudio Santamaria (“Lo chiamavano Jeeg Robot”)

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Migliore attrice protagonista: Ilenia Pastorelli (nella foto qui sopra, “Lo chiamavano Jeeg Robot”)

Migliore attore non protagonista: Luca Marinelli (“Lo chiamavano Jeeg Robot”)

Migliore attrice non protagonista: Antonia Truppo (“Lo chiamavano Jeeg Robot”)

Migliore sceneggiatura: Filippo Bologna, Paolo Costella, Paolo Genovese, Paola Mammini, Rolando Ravello, (“Perfetti sconosciuti”)

Miglior produttore: Gabriele Mainetti (“Lo chiamavano Jeeg Robot”)

Miglior montatore: Andrea Maguolo con la collaborazione di Federico Conforti (“Lo chiamavano Jeeg Robot”)

Migliore direttore della fotografia: Peter Suschitzky  (“Il racconto dei racconti – Tale of tales”)

Miglior canzone: SIMPLE SONG #3 musica e testi di David Lang interpretata da Sumi Jo “Youth – La giovinezza”)

Miglior musicista: David Lang (“Youth – La giovinezza”).

Miglior scenografia: Dimitri Capuani e Alessia Anfuso (“Il racconto dei racconti – Tale of tales”)

Miglior costumista: Massimo Cantini Parrini (“Il racconto dei racconti – Tale of tales”)

Miglior truccatore: Gino Tamaglini (“Il racconto dei racconti – Tale of tales”)

Migliore acconciatore: Francesco Pegoretti (“Il racconto dei racconti – Tale of tales”)

Miglior fonico di presa diretta: Angelo Bonanni (“Non essere cattivo”)

Migliori effetti digitali: Makinarium (“Il racconto dei racconti – Tale of tales”)

Miglior documentario: “S is for Stanley” di Alex Infascelli

Miglior cortometraggio: Alessandro Capitani (“Bellissima”)

Migliore regista esordiente: Gabriele Mainetti (“Lo chiamavano Jeeg Robot”)

David Giovane (assegnato da una giuria di 6.000 ragazzi italiani): “La corrispondenza” di Giuseppe Tornatore

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