Lupi: “Mi dimetto, ma non attaccate mio figlio”, Renzi: “Scelta saggia”

Il ministro delle Infrastrutture, Maurizio Lupi, ha annunciato a sorpresa ieri sera da Vespa che oggi presenterà le dimisisoni. I “boatos” si erano susseguiti per l’intera giornata e c’era anche stato un vertice a Palazzo Chigi con il presidente del Consiglio Renzi e il ministro degli Interni e leader del aprtito di Lupi, Angelino Alfano. Poi, in serata, l’annuncio di Lupi (nella foto).

Ha detto ieri sera il ministro Lupi: “Domani, al termime dell’informativa alla Camera rassegnerò le dimissioni. Per me la politica non è un mestiere ma passione. È poter servire il proprio Stato. Non ho perso né l’onore né la passione”, ha aggiunto il ministro.

aaaaalupi“Per me la politica non è un mestiere ma passione. È poter servire il proprio Stato. Non ho perso né l’onore né la passione”, ha aggiunto Lupi, che ha definito le sue dimissioni “la decisione migliore”, anche perché siccome “ho fatto insieme a Renzi una legge che si chiama Sblocca Italia” non “è possibile continuare il proprio mestiere” se ci sono delle ombre.

 

Renzi: “Scelta saggia

 

“La scelta di Maurizio è una scelta saggia, per sè, per Ncd, per il governo”: il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha commentato così le dimissioni del ministro delle infrastrutture Lupi. “Renzi non mi ha difeso”, avrebbe aggiunto – lontano dalle telecamere – il ministro di Alfano. È un fatto che da palazzo Chigi, in precedenza, non er auscito nemmeno un tweet favorevole al ministro delle Infrastrutture.

“È un uomo onesto”, ha commentato Angelino Alfano, ministro degli Interni e leader del partito di Lupi.

 

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“Non mi ritiro dalla politica”

“Credo che forse un mio gesto – che non vuol dire ritirarmi alla politica, perché non c’è bisogno di una poltrona per fare politica – questa mia decisione rafforzerà l’azione del governo”, ha spiegato il ministro a “Porta a porta”.

“Renzi mi ha detto: “Io non ti ho mai chiesto né chiederò le tue dimissioni perché non posso chiederle, dico che è una tua decisione”. Lo ripeto: né il segretario del Pd, né il presidente del Consiglio mi hanno chiesto le dimissioni”. “Devo ringraziare anche il mio partito – ha aggiunto il ministro -. Tutto il mio partito mi ha detto che non devo dimettermi perché non c’è ragione”.

 

“Attaccatemi, ma lasciate stare mio figlio”

“Attaccate me ma lasciate stare mio figlio. Mio figlio è stato mandato dal politecnico di Milano a fare sei mesi di tesi e di stage a tremila dollari al mese e per sei mesi lavora presso uno studio di San Francisco”, ha detto ancora Maurizio Lupi a “Porta a porta”. “Ma perché dovrei chiedere a Incalza di fare pressioni su Perotti per raccomandare mio figlio se avrei potuto chiamarlo direttamente?”.

“La cosa migliore è che io mi assuma tutte le mie responsabilità ma salvaguardi la mia famiglia”, ha detto ancora il ministro.

“Credo – ha aggiunto – che sia interesse di Matteo Renzi non indebolire la coalizione, non dare l’impressione e la ragione politica di indebolire questo governo che non è un monocolore del Pd. Con Matteo Renzi ci siamo dati appuntamento per domani quando rientrerà dal Consiglio Europeo per discutere con me ed Angelino Alfano come non fermare l’azione del governo”.

 

Corruzione e altri gravi reati: i contorni dell’inchiesta

Corruzione, induzione indebita, turbata libertà degli incanti e ulteriori delitti contro la pubblica amministrazione. Sono questi i reati contestati ai 4 arrestati e ai 50 indagati dalla procura di Firenze che questa mattina, con un’operazione condotta dai carabinieri del Ros, ha notificato i provvedimenti emessi ipotizzando una gestione illecita degli appalti nel settore delle grandi opere. Tra coloro che sono stati raggiunti da un provvedimento di custodia cautelare c’è anche un alto dirigente del ministero dei lavori pubblici, Ercole Incalza, già braccio destro di sette governi e ora consulente esterno.

Tra gli indagati anche alcuni politici

A breve potrebbero aggiungersi altri nomi eccellenti, dato che secondo fonti investigative nel registro degli indagati sono stati iscritti anche alcuni politici. Al momento, tuttavia, sono stati resi noti solo i destinatari dei provvedimenti restrittivi. Oltre a Incalza ci sono il suo collaboratore Sandro Pacella e due imprenditori, Stefano Perotti e Francesco Cavallo. Altri atti sono in corso di recapito proprio in queste ore tra Roma e Milano.

Alta velocità ed Expo tra le opere contestate

Alta velocità e di nuovo Expo nel mirino della magistratura toscana, che avrebbe individuato un “articolato sistema corruttivo” e che, per raccogliere altre prove, sta conducendo perquisizioni in uffici della Pa e sedi di aziende private. Questo perché, sempre secondo gli inquirenti, il “sistema” vedeva coinvolti “dirigenti pubblici, società aggiudicatarie degli appalti e imprese esecutrici dei lavori”.

 

 

Anche il ministro Lupi nella bufera

La bufera sembra coinvolgere anche Maurizio Lupi, ministro delle Infrastrutture del governo Renzi ed esponente di punta del partito di Alfano.

Partiamo da un insolito attestato di stima: secondo Lupi, Ercole Incalza, uno degli arrestati nell’inchiesta a Firenze, “era ed è una delle figure tecniche più autorevoli che il nostro Paese abbia sia da un punto di vista dell’esperienza tecnica nazionale che della competenza internazionale, che gli è riconosciuta in tutti i livelli”.

 

Lupi: “Mai chiesto di far lavorare mio figlio”

La vicenda coinvolge il ministro, perché l’inchiesta accende i riflettori su suo figlio Luca.

Ma il ministro ribatte: “Non ho mai chiesto all’ingegner Perotti né a chicchessia di far lavorare mio figlio. Non è nel mio costume e sarebbe un comportamento che riterrei profondamente sbagliato”.

 

La nota del ministro delle Infrastrutture

Il ministro chiarisce in una nota che il figlio lavora a New York dai primi di marzo.

“Mio figlio Luca – continua la nota – si è laureato al Politecnico di Milano nel dicembre 2013 con 110 e lode dopo un periodo di sei mesi presso lo studio americano Som (Skidmore Owings and Merrill LLP) di San Francisco, dove era stato inviato dal suo professore per la tesi. Appena laureato ha ricevuto un’offerta di lavoro dallo stesso studio per la sede di New York”, spiega il ministro.

L’attesa di un visto per gli Usa

“In attesa del visto per lavorare negli Stati Uniti – prosegue – (un primo visto l’ha ricevuto nel giugno 2014, subito dopo il matrimonio, per ricongiungimento con la moglie che è ricercatrice in Italia e in America), ha lavorato da febbraio 2014 a febbraio 2015 presso lo studio Mor di Genova con un contratto a partita Iva per un corrispettivo di 1.300 euro netti al mese. Nel gennaio 2015 gli è stata reiterata l’offerta dello studio Som, gli è quindi finalmente arrivato il visto e dai primi di marzo mio figlio lavora a New York”. “Ripeto – conclude il ministro -, non ho mai chiesto nulla a nessuno per il suo lavoro, mi sembra, inoltre, dato il suo curriculum di studi, che non ne avesse bisogno”.

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