Massimo Troisi e la grande topa che ci aiutò a scrivere Ricomincio da tre

Nel post pubblicato ieri parlavo di una “grande topa”. Non era un modo goliardico per definire una ragazza molto attraente: parlavo proprio di un topo femmina molto grosso che sorvegliava la scrittura di “Ricomincio da tre” (vedi blog su Consumatrici del 18 novembre), andando su e giù davanti alla finestra dello studio in cui lavoravamo, Massimo ed io. A un certo punto la topa sparì.

Noi, per tutto l’inverno, continuammo a scrivere, anche se con lunghe pause di riflessione e distrazione. Ecco, quando la topa inaspettatamente ricomparve a primavera, scivolando lungo l’antenna piantata davanti alla finestra dello studio, molte cose erano successe.

Lei scendeva seguita da una fila di batuffoli grigio/rosa che erano i suoi figli e noi avevamo finito di scrivere il film.

I figli-topi crebbero, se ne andarono per la campagna nei dintorni di Nemi e il film uscì nei cinema di tutta l’Italia.

Qualcuno scrisse: “Non si capisce niente di quello che dice questo Troisi!”. Poi ci ripensò: “Però è bravo e racconta cosa nuove”.

Altri dissero: “È quello che ci voleva nel cinema, in questo momento”. Ci fu chi applaudì gridando: “È un capolavoro!” e tornò a rivederlo. Decine di volte anche, facendo a gara con gli amici, tanto che il film rimase in programmazione al cinema “Gioiello” di Roma per più di un anno.

Fioccarono premi.

Sono successe tante cose da quel febbraio 1981 ad oggi.

Massimo è andato via.

“Ricomincio da tre” è di nuovo nei cinema, dalla prossima settimana, dopo più di trent’anni.

Io sono felice.

 

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