Crocetta: “Il Pd mi sfiduci, io non mi dimetterò mai”

“Non mi dimetto, sono un combattente e un combattente muore sul campo. Se lo facessi la darei vinta ai poteri forti”: lo ha dichiarato alll’Agenzia Ansa il governatore della Sicilia, Rosario Crocetta.

“Trovo assurdo – ha aggiunto il governatore – che organi istituzionali abbiano espresso giudizi senza fare le dovute verifiche”, spiega Crocetta.

 

Il Pd vuole che me ne vada? Mi sfiduci

 

“Il Pd vuole le mie dimissioni? Mai, mi sfiducino se vogliono, così si renderanno complici dei golpisti e passeranno alla storia come coloro che hanno ammazzato il primo governo antimafia della Sicilia”.

CASO BORSELLINO-CROCETTA, TUTTE LE NOTIZIE PRECEDENTI

Celebrazioni per il 23° anniversario di via D’Amelio: il  Capo dello Stato Sergio Mattarella si è alzato ed ha abbracciato Manfredi Borsellino, figlio del magistrato, quando il commissario di polizia, commosso, ha finito il suo discorso a Palazzo di giustizia di Palermo. Nella foto qui sotto: il presidente della Repubblica e Manfredi Borsellino. Un momento carico di emozioni.

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 La croce di Lucia Borsellino

“Lucia ha portato una croce, e tanti lo possono testimoniare, fino al 30 giugno: voleva una sanità libera in Sicilia”: così Manfredi Borsellino, figlio del magistrato ucciso, rivolgendosi a Sergio Mattarella durante la cerimonia in ricordo delle vittime della Strage di via D’Amelio, in corso nel palazzo di Giustizia di Palermo.

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“È rimasta in carica per nostro padre – ha aggiunto Manfredi – è lei la più degna dei figli”.

Crocetta si è arreso e non ci è andato

Rosario Crocetta si arrende: il governatore della Sicilia non parteciperà alla cerimonia per l’anniversario della strage di via D’Amelio, alla presenza del Capo dello Stato Sergio Mattarella, in programma nel pomeriggio al Palazzo di Giustizia.

 

Alfano: “Io credo a Lo Voi…”

“Io credo a Lo Voi”: così il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, ha risposto ai cronisti che gli chiedevano della presunta intercettazione tra Crocetta e il medico Tutino.

“Se l’intercettazione non è vera come dice Lo Voi – ha aggiunto – chi ha fabbricato la bufala deve dimettersi.
Se ci sono altri magistrati che sono in possesso dell’ intercettazione tra Crocetta e Tutino, la cui esistenza è stata smentita dalla Procura di Palermo, che lo dicano. L’incertezza crea un clima insopportabile”.

 

Crocetta rimane in disparte

Crocetta rimane in silenzio dopo le polemiche sulla presunta intercettazione telefonica, pubblicata da l’Espresso, con il suo medico Matteo Tutino che avrebbe detto “Lucia Borsellino va fatta fuori”, ma accoglie l’invito di Rita Borsellino e degli altri familiari di tenersi alla larga dalle celebrazioni che ricordano quel tragico giorno di luglio, in cui Paolo Borsellino, che era andato a salutare la mamma, come ogni domenica, fu fatto saltare in aria assieme agli agenti della sua scorta, Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.

 

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Ventitrè anni dopo la morte di Paolo

Ventitrè anni dopo la morte di Paolo Borsellino, le celebrazioni si tengono fra roventi (e inattese) polemiche. L’invito a non farsi vedere alle commemorazioni del 23° anniversario dell’assassinio di Paolo Borsellino gli era stato mandato per sms (nelle foto quel drammatico giorni di 23 anni fa).

Poche righe, l’essenziale perché capisse che non era ospite gradito, “firmate” da Rita, la sorella del magistrato ucciso da Cosa nostra.

 

 

Ma Crocetta ha risposto? L’incertezza precedente sulla partecipazione alla cerimonia

Non si sa se e cosa abbia risposto Rosario Crocetta, governatore siciliano arrivato a un passo dalle dimissioni per la pubblicazione sull’Espresso di una presunta intercettazione choc in cui il suo interlocutore, il medico Matteo Tutino, augurava all’ex assessore Lucia Borsellino di fare “la fine del padre”.

Di certo, nonostante la smentita dei pm di Palermo, tornati a ribadire che della conversazione nelle inchieste della Procura non c’è traccia – ma il direttore dell’Espresso ha di nuovo confermato che la telefonata c’è -, Crocetta si è chiuso in un silenzio che lui stesso definisce “totale”.

In preda alle disperazione, il presidente della Regione si è rifugiato nella sua casa di Castel di Tusa, sul litorale tra Palermo e Messina.

 

Domani sarà presente anche Mattarella

Né ha fatto sapere se domani parteciperà alle cerimonie organizzate per ricordare il magistrato ucciso, alle quali saranno presenti il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, e i ministri Orlando e Alfano.

Evocato il “metodo Boffo”, le notizie del 17 luglio

“Il metodo Boffo? Peggio, d’ora in poi si può parlare di metodo Crocetta”. È il day after per il presidente della Regione siciliana. I falchi renziani del Pd, che – a iniziare dal sottosegretario Davide Faraone, referente sull’isola del presidente del consiglio – avevano chiesto “dimissioni subito” parlando di “schifo”, “ributto”, “ribrezzo” o “disgusto”, hanno ripiegato le ali. Per ora. Ma rimane tutta la spiegare la storia di una frase di minaccia – smentita dalla procura di Palermo – in cui il medico di fiducia di Crocetta, Matteo Tutino, gli dice: “Lucia Borsellino va fatta fuori. Come suo padre”. E lui non fiata, se è corretta la ricostruzione dell’Espresso che, a fronte del parole del procuratore capo Lo Voi, ribadisce l’esistenza di quella frase.

Salvatore Borsellino: “Crocetta non gradito in via D’Amelio”

Intervistato a 24Mattina di Radio24, Salvatore Borsellino, zio di Lucia e fratello di Paolo, il magistrato assassinato in via D’Amelio il 19 luglio 1992, ha commentato la vicenda dicendo che “se questa intercettazione è reale è di una gravità estrema. Anche solo il fatto che Tutino abbia potuto dire una frase del genere vuol dire che riteneva di essere in condizione di farlo. Se ha ritenuto di potergliela dire significa che poteva farlo senza paura che Crocetta corresse da un magistrato per denunciare una minaccia del genere. Se invece la notizia è stata costruita ad arte vuol dire che il degrado della vita politica in Italia è a livello intollerabile”. Comunque sia, ha aggiunto Borsellino, “mia sorella Rita ieri ha mandato un sms a Crocetta, scrivendogli di non presentarsi alle manifestazioni in via D’Amelio perché non sarebbe una persona gradita”.

La procura: “L’intercettazione non è in nessun procedimento”

Intanto, ha detto ancora il fratello del magistrato assassinato: “Se fosse in realtà una macchina del fango sarebbe un atto di sciacallaggio, aspetto che lo dica la magistratura”. E la magistratura ancora oggi ha confermato quanto già scritto ieri in una nota ufficiale a firma del procuratore capo di Palermo Francesco Lo Voi. “Ribadisco quanto contenuto nel comunicato stampa di ieri, 16 luglio. L’intercettazione tra il dottor Tutino e il presidente Crocetta, di cui riferisce la stampa, non è agli atti di alcun procedimento di questo ufficio e neanche tra quelle registrate dal Nas”.

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Il direttore dell’Espresso: “L’audio è sporco, ma la registrazione esiste”

Non molla nemmeno l’Espresso, che per primo ha dato la notizia dell’intercettazione. Luigi Vicinanza, il direttore del settimanale (nella foto sopra), in un’intervista alla Stampa sostiene che “non c’è solo l’inchiesta nell’ambito della quale il medico Matteo Tutino è stato arrestato. Ci sono altri filoni di indagine, altri documenti”. E aggiunge: “Il dialogo esiste, ma non fa parte degli atti pubblici, quelli a disposizione delle parti coinvolte. Pertanto ribadiamo quanto pubblicato nel giornale in edicola. Posso confermare che l’audio è sporco, ci sono alcune interferenze. I due parlano con grande confidenza, a tratti in siciliano”. Tuttavia il giornale non possiede l’audio, spiega Vicinanza: “Il nostro cronista l’ha ascoltato. Poi ha potuto ricopiare la trascrizione. La conversazione fa parte dei fascicoli secretati di uno dei tre filoni di indagine in corso sull’ospedale Villa Sofia di Palermo. Stiamo parlando di oltre 10 mila pagine”.

“È un’azione di dossieraggio”

Ora si attendono ulteriori conferme o definitive sconfessioni di quella frase, che risalirebbe al 2013 e che sarebbe contenuta tra i documenti segretati in un filone d’indagine contro il primario dell’ospedale Villa Sofia di Palermo, arrestato il 29 giugno scorso perché accusato di falso, abuso d’ufficio, truffa e peculato. Ma Crocetta, da ieri autosospeso dalla carica di presidente della Regione Siciliana senza che lo statuto preveda questa opzione, parla di “un’azione di dossieraggio contro di me. Mi hanno distrutto, ucciso, perché è questo che volevano: farmi fuori, eliminarmi”.

Insinuazione contro il giornalista

“Vogliono le mie dimissioni”, aggiunge. “Vogliono uccidermi. Posso dare le dimissioni anche lunedì. L’unica cosa insopportabile per me è il fango con il quale mi stanno sporcando”. Il presidente “congelato” ha rilasciato 2 interviste, una a Repubblica e un’altra al Fatto Quotidiano. Se la prende con il giornalista dell’Espresso che ha firmato lo scoop, Piero Messina. “Indaghi sull’autore (dell’articolo, ndr). Chi ha scritto quelle cose?” dice rispondendo alle domande di Antonello Caporale. Perché è “un giornalista licenziato da me” dopo aver fatto parte dell’ufficio stampa regionale di Raffaele Lombardo. Ma è anche un cronista ha firmato libri d’inchiesta su servizi segreti, mafia, politica e massoneria, uno dei quali gli è valso nel 2014 il premio “Gattopardo per la legalità” ricevuto dall’associazione Libera. Con la frase “quelle cose sono vere? Questo conta, non chi le ha riferite”, Crocetta viene quindi ricondotto ai contenuti diffusi dal settimanale, a quella frase terribile contro Lucia Borsellino a cui sarebbe seguito il suo silenzio.

“Ribadisco: non ho sentito quella frase”

A questo proposito Crocetta ribadisce a Repubblica quanto aveva già detto ieri: “Io non ho mai sentito questa frase di Tutino. Non ricordo assolutamente nulla del genere. Forse in quel momento non prendeva bene il telefono, ma io non so di cosa si stia parlando. Non escludo che lui l’abbia detta, aveva un rapporto molto conflittuale con la Borsellino, ma di questa storia io non so nulla. Se avessi sentito quella frase non so… Avrei provato a raggiungere Tutino per massacrarlo di botte, forse avrei chiamato subito i magistrati. Non so, sono sconvolto. Provo un orrore profondo. Spero che la procura accerti i fatti”.

“Io geneticamente antimafioso”

Per lui, comunque, rimane un agguato per farlo fuori, in questo caso in senso figurato, dalla scena politica attaccandolo sul suo impegno contro la criminalità organizzata. “Volevano ammazzarmi, cucinarmi addosso il cappotto dell’indegno”, dice infatti. “Liquidarmi politicamente. Forse ci sono riusciti. Il motivo? La mafia. Le mie caratteristiche, benché venga sistematicamente spernacchiato, danno fastidio. Un antimafioso come me è geneticamente fuori dall’ordine costituito”. Quindi riprende vigore e Crocetta bolla l’intercettazione come “falsa, falsissima, inesistente. È una turlupinatura”.

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