Malattie sessuali: non solo per i giovani, anzi la novità è un picco tra i 50 e i 60 anni

Quando si parla di malattie sessualmente trasmissibili di solito si pensa a qualcosa che riguarda soprattutto i giovani. I dati più recenti, invece, registrano un picco di incidenza tra i 50 e i 60 anni. Un dato importante, che non deve passare inosservato. Ne parliamo con la professoressa Antonella Castagna, Direttore della Scuola di Specializzazione in Malattie Infettive e Tropicali Università Vita-Salute San Raffaele di Milano e Responsabile Unità Funzionale, Divisione Malattie Infettive, Istituto Scientifico San Raffaele di Milano (nella foto sotto).


“Non che tra i giovani il problema sia in diminuzione, ma effettivamente c’è una recrudescenza in questa fascia di età, che riguarda le donne, ma soprattutto gli uomini”, sottolinea la specialista. “Il segnale che ne emerge è che, purtroppo, in Italia si fa poca prevenzione anche tra gli adulti, laddove ci si aspetterebbero comportamenti più consapevoli e responsabili.”

Le più diffuse e le più subdole

“Sifilide, gonorrea e clamidia sono sicuramente le più frequenti, anche perché danno chiari sintomi che portano la persona a consultare il medico. Poi c’è il grande capitolo delle epatiti, A e C, e le infezioni più subdole, quella da Papilloma virus e da Hiv, che continuano ad essere presenti nella popolazione”, risponde l’esperta.

Hiv: ecco che cosa è cambiato rispetto al passato

“Attualmente il numero di nuovi casi all’anno è di circa 4.000, ma molti non vengono diagnosticati”, afferma la professoressa Castagna. “I farmaci per tenere a bada l’infezione oggi ci sono, ma la sensibilizzazone su questo problema è scarsa, non si fanno più campagne di prevenzione. Rispetto al passato, il dato nuovo riguarda la trasmissione dell’infezione, che nel 95% dei casi avviene per via sessuale, sia perché la tossicodipendenza per via endovenosa è molto meno frequente, sia perché, per fortuna, il rischio di contagio attraverso le trasfusioni ematiche non sussiste più”.

Oggi esiste anche la profilassi post-esposizione

“Se una persona ha un rapporto sessuale non protetto con una persona potenzialmente Hiv positiva può rivolgersi in ospedale e potrà ricevere farmaci antiretrovirali (profilassi post-esposizione), utili a impedire l’ingresso del virus nell’organismo se somministrati precocemente”, spiega la professoressa Castagna. “Per quanto riguarda le altre patologie trasmissibili sessualmente, il suggerimento è di fare uno screening, o rivolgendosi al proprio medico di base o andando direttamente ad un Centro specializzato: in ogni caso, il problema non deve essere sottovalutato.”

Pubblicità

Articoli collegati

Commenti

Alto