Prima l’eterologa e poi il divorzio: lite sull’embrione, deciderà il giudice

Nel giro di un anno la loro vita di coppia è cambiata radicalmente: dal desiderio di avere un figlio a ogni costo alla separazione. È accaduto a due coniugi romani che nel 2014 erano andati fino in Spagna per ricorrere all’inseminazione eterologa. Ora, invece, che c’è un embrione congelato sono in disaccordo anche sulla nascita di un eventuale figlio: lei lo vuole, ma lui no e per questo la donna si è rivolta al giudice.

Erano in attesa della seconda fase

Quattro anni fa rivolgersi a strutture sanitarie spagnole era stata una scelta obbligata, dato che l’eterologa non era ancora consentita in Italia. In questo modo sarebbe stata superata l’impossibilità di concepire a causa della sterilità dell’uomo, un piccolo imprenditore (lei invece si barcamena con lavori precari da estetista). Superata la prima fase del trattamento, i due erano in attesa di essere richiamati per la seconda, ma poi era arrivato il naufragio del matrimonio.

“Lui non vuole più il figlio”

“Il mio assistito non vuole affrontare i costi umani e finanziari di una nascita dopo la separazione e la fine del rapporto matrimoniale con la signora”, ha detto a Repubblica l’avvocato dell’ex marito. “Se nascesse un bimbo lui sarebbe costretto per legge a mantenerlo, a versare un assegno mensile, forse addirittura a cedergli la casa di proprietà. Non lo ritiene giusto, visto che la moglie è libera di rifarsi una vita e decidere di diventare madre anche con un altro compagno”.

L’avvocato: “Due casi analoghi”

L’avvocato Filomena Gallo (nella foto sopra), segretario dell’Associazione Luca Coscioni, ha parlato di due casi analoghi. “Nel momento in cui si ha un embrione, c’è un’assunzione di responsabilità, sia che la fecondazione sia eterologa, sia omologa. Nei casi che ho seguito, è stata sempre la donna a chiedere di procedere, mentre il partner non era d’accordo. Ma, dopo un primo no, sono stati in entrambi i casi gli ex mariti a tornare sui loro passi, e a non volere che fosse un tribunale a imporre loro quello che avrebbero dovuto fare. Prima della fecondazione, si firma un consenso informato. Per la legge italiana, la donna può sempre chiedere il trasferimento in utero, ma prevede che la coppia sia sposata o stabilmente convivente: quando il rapporto finisce, la situazione deve essere verificata di nuovo”.

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