Cassazione: è una “rapina” spiare gli sms della ex

Attenzione a farsi accecare dalla gelosia al punto da dragare il cellulare del o della partner alla ricerca di messaggi compromettenti perché può arrivare una condanna per rapina. Lo ha stabilito la Cassazione confermando la sentenza inflitta a un giovane di Barletta imputato anche dei reati di tentata violenza privata, violazione di domicilio e lesioni personali. Reati che il 20 novembre 2012 sono valsi, per la Corte d’appello di Bari, due anni e due mesi di reclusione e 600 euro di multa. Perché? Perché il ventiquattrenne, impossessandosi del telefono della sua ex fidanzata alla ricerca di prove del presunto tradimento, ha perseguito un “ingiusto profitto”, anche se di natura “solo morale”.

Per la Corte suprema violato il diritto alla riservatezza

In questa storia di amore finito, il ragazzo voleva sbugiardare la giovane davanti al padre di lei. Nonostante i tentativi della difesa di parlare di “utilità morale” nel gesto di prendere il cellulare, la seconda sezione penale, con la sentenza 11467, ha stabilito che “nel delitto di rapina sussiste l’ingiustizia del profitto quando l’agente, impossessandosi della cosa altrui (nella specie un telefonino), persegua esclusivamente un’utilità morale, consistente nel prendere cognizione dei messaggi che la persona offesa abbia ricevuto da altro soggetto”. In questo modo si viola “il diritto alla riservatezza” e si “incide sul bene primario dell’autodeterminazione della persona nella sfera delle relazioni umane”.

“Si comprime la libertà della donna”

Aggiunge la Cassazione che “l’instaurazione di una relazione sentimentale fra due persone appartiene alla sfera della libertà e rientra nel diritto inviolabile all’autodeterminazione fondato sull’art. 2 della Costituzione, dal momento che non può darsi una piena ed effettiva garanzia dei diritti inviolabili dell’uomo (e della donna) senza che sia rispettata la sua libertà di autodeterminazione”. Dunque “la pretesa di ‘perquisire’ il telefonino della ex alla ricerca di messaggi – dal suo punto di vista – compromettenti, assume i caratteri dell’ingiustizia manifesta proprio perché, violando il diritto alla riservatezza, tende a comprimere la libertà di autodeterminazione della donna e si pone in prosecuzione ideale con il reato di tentata violenza privata avente ad oggetto il tentativo” del ragazzo di costringere la ex a riallacciare il rapporto di fidanzamento dalla stessa troncato”.

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