Dopo la Tunisia, ecco la mappa dei Paesi a rischio

Siria, Iraq, Nigeria, Libia, Somalia, ma anche l’Ucraina o i Paesi del narcotraffico sudamericano sono alcune delle zone del mondo da evitare più o meno sempre, in questo periodo. Ma Antonella Sesino, l’italiana dispersa dopo l’attentato del 18 marzo al museo del Bardo, si era accorta che c’era anche un altro posto che, forse, andava saltato. “Ma come si fa ad andare a Tunisi quando il parlamento approva la legge antiterrorismo?” aveva detto al marito Lorenzo Barbero, che aggiunge: “Mia moglie non doveva essere lì. Noi turisti possiamo anche non sapere, ma chi organizza questi viaggi deve essere informato”.

ViaggiareSicuri.it: la mappa degli avvisi più recenti

Da ieri, a valle della strage compiuta nella capitale del Paese nordafricano, c’è anche la Tunisia nell’elenco compilato dal team di ViaggiareSicuri.it, sito creato dal ministero degli Esteri e gestito in collaborazione con l’Aci. Certo, la scheda era già presente, ma la Tunisia, malgrado l’attività di alcuni gruppi del radicalismo islamista, era data come una nazione a rischio contenuto, dopo la Primavera araba iniziata a fine 2010 e fino all’esito delle elezioni legislative del 26 ottobre 2014, che avevano determinato situazioni di modesta tensione. Ma quali sono invece i posti in giro per il mondo in cui l’allarme per terrorismo e per criminalità rimane alto? Per fare una mappa di posti più a rischio, oltre a quelli elencati sopra, dove permangono condizioni da gravi a gravissime, ci si può orientare in base agli avvisi più recenti.

Bosnia Erzegovina: scontri etnici e aree minate

Si parte dall’Europa e in particolare dalla Bosnia Erzegovina dove, in termini di sicurezza, i principali problemi sono legati a tensioni etniche e alla presenza di organizzazioni criminali. Rimane poi la questione delle mine, in corso di rimozione, ma per il ministero degli Esteri solo il 30% dei campi a rischio è presente nelle mappe ufficiali. Dunque, la raccomandazione per chi dovesse raggiungere questo Paese è di prestare attenzione quando si sposta fuori dal luoghi abitati e di tenere d’occhio le condizioni delle zone, soprattutto a nord est, colpite da recenti alluvioni che hanno smosso i terreni.

Federazione Russa: la presenza di gruppi armati

Per quanto riguarda la Federazione Russa, rimangono sconsigliati Caucaso del Nord, Daghestan, Cecenia, Inguscezia e i distretti del Territorio di Stavropol. Qui, infatti, rimangono frequenti azioni di gruppi armati che possono sfociare anche in scontri a fuoco con le forze dell’ordine o in attentati terroristici. Da questo punto di vista, si raccomanda massima prudenza nelle Repubbliche di Kabardino-Balkaria, Karachaevo-Circassia e Ossezia del Nord, da raggiungere solo se strettamente necessario. Inoltre, per le zone più periferiche, come la Kamchakta o alcune aree della Siberia, ci si deve dotare dotare di telefono satellitare. Attenzione anche a Rostov che, pur al momento tranquilla, è vicina all’Ucraina Orientale e alla zona del Donbass e dunque potrebbe risentire delle conseguenze del conflitto in corso.

Bahrein: le proteste sciite e la repressione

In Bahrein, a fine 2014, era stato arrestato il leader del maggior partito d’opposizione sciita per incitamento alla sovversione violenta. Questo fatto ha innescato un progresso aumento delle tensioni interne con scontri tra manifestanti e forze dell’ordine. Si deve dunque stare attenti alle zone in cui si concentra un elevato numero di persone o quelle attraversate da cortei di protesta, soprattutto dopo la preghiera del venerdì e nei fine settimane. Il nodo, infatti, sono le dissidenze di matrice estremista che negli ultimi tre anni, in alcuni casi, hanno portato ad attentati con ordigni artigianali o, talvolta, autobombe che hanno fatto registrare morti tra la popolazione locale e agenti di polizia.

Emirati Arabi: a rischio istituzioni occidentali

I principali problemi negli Emirati Arabi, dove la situazione è fluida e difficile da cristallizzare al momento attuale, derivano dal rischio attentati, in particolare – si teme – contro istituzioni occidentali e luoghi pubblici. Le zone più pericolose del Paese – “vivamente” sconsigliate dal ministero degli Esteri – sono le isole dello Stretto di Hormuz, Tonb e Abu Musa, soprattutto se ci si vuole andare con imbarcazioni private per il rischio sequestri di persona. “Zone di cautela”, invece, vengono chiamare le aree militari, le moschee, le piattaforme e i campi petroliferi, i mercati ed i luoghi affollati in genere. Gli uomini devono evitare i luoghi riservati alle donne.

India: tensione crescente verso il confine con il Pakistan

Se l’India rimane un Paese in cui, dopo i recenti attentati in Australia e Francia, sono stati innalzati i livelli di sicurezza, da evitare sono specifici territori. Sono quelli della guerriglia naxalita, come le aree rurali degli Stati del West Bengal (distretto di West Midnapore), Bihar, Jharkhand, Chattisgarh, Orissa Dove, marzo 2012 furono sequestrati due turisti italiani), Andra Pradesh e Maharashtra (distretti di Gadchiroli, Gondia, Chandrapur, Bhandara, Yavatmal e Nanded, nell’estremità orientale dello Stato). Si aggiungono i distretti di Kandhamal, Ganjam, Bargah e Malkangiri. Lo Stato del Bihar, invece, presenta un elevato livello di criminalità comune mentre lo Stato di Jammu e Kashmir (con l’eccezione del Ladakh) è stato negli anni teatro di disordini e attentati e la situazione è segnalata più pericolosa via via che ci si avvicina al confine con il Pakistan.

Indonesia: lo spettro degli attentati nelle metropoli

Per l’Indonesia, dopo le elezioni del luglio 2014, si temevano situazioni di tensioni che tuttavia sono rimaste contenute. Ma per il ministero dell’Interno alcune aree sono ancora soggette al rischio attentati, soprattutto nella capitale, Jakarta, e nelle altre principali città. Meglio evitare i viaggi, sempre per questioni legate al terrorismo, nella municipalità di Poso (Sulawesi Centrale) e nel Sud Sulawesi. Se si va in vacanza sull’isola di Bali, meglio evitare luoghi affollati e assembramenti.

Congo: esplusi e baby gang, la povertà che costringe al crimine

La Repubblica Democratica del Congo (ex Zaire) rimane un Paese attraversato da tensioni etniche e violenze esercitate da milizie armate. Pericolose l’area ad est di Kisangani, Ituri, la parte settentrionale del Katanga e quella nei pressi di Lubumbashi. Prudenza anche lungo i confini con il Ruanda, l’Uganda e il Burundi. Ad aver destato i maggiori problemi, negli ultimi mesi, sono stati gli scontri sfociati durante manifestazioni per la riforma elettorale e le reazioni all’espulsione di decine di migliaia di cittadini dal vicino Congo Brazzaville. Questo ha portato anche a flussi di profughi che, vivendo in condizioni di grave precarietà, hanno avuto riflessi sulla criminalità comune, in aumento. Quelli più violenti, secondo la Farnesina, proverrebbero in parte dalle fila degli “shegue” (adolescenti di strada) e dei “kuluna” (più grandi e più pericolosi), riuniti in bande che popolano i quartieri più popolari.

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