Boschi: bocciata la sfiducia con 373 No e 129 Sì

Mozione contro il ministro Boschi respinta dall’Aula di Montecitorio. I voti a favore sono stati 129 del documento presentato dai 5 Stelle, mentre quelli che hanno confermato la fiduia nella Boschi sono stati il triplo: 373 i contrari.

La Boschi – che nella replica di stamattina si era difesa “con lo sguardo di tigre” – può essere soddisfatta del risultato.

“Mio padre è stato commissariato e sanzionato. Non c’è nessun favoritismo nella nostra Italia”: aveva detto nel suo interventi.
Nella mozione si sostiene – aveva sottolineato – che gli atti del governo “hanno favorito me o la mia famiglia”, ma “anche questo non è vero”. Boschi ha detto di possedere 1.557 azioni per un valore di 1.500 euro, ora azzerato, e il padre 7.550 azioni.

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La sfida di stamattina a Monteecitorio

Sfida dell’Aula di Montecitorio per il ministro delle Riforme, Maria Elena Boschi, contro la quale il Movimento 5 stelle ha presentato una mozione di sfiducia in discussione alla Camera.

“Se mio padre fosse stato davvero favorito – ha detto la Boschi – sarei la prima a dimettermi. Ma sono state dette un sacco di falsità: è in corso un attacco politico contro il governo e la mia famiglia”.

“Se mio padre ha sbagliato deve pagare”

“Sono orgogliosa di far parte di un governo – ha detto in Aula – che esprime un concetto molto semplice: chi sbaglia deve pagare, chiunque sia, senza differenze e favoritismi. Se mio padre ha sbagliato deve pagare. Non c’è spazio per doppie misure e favoritismi”, ha concluso (nella foto l’abbraccio con il deputato Pd Luca Lotti dopo l’intervento del ministro).

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La Boschi ha voluto accelerare la discussione

Ha voluto accelerare sulla mozione di sfiducia e oggi Maria Elena Boschi si è presentata in aula, alla Camera, “tranquilla ma determinata”, come la descrivono i suoi sostenitori.

Del resto i numeri parlamentari sono inequivocabili: a votare contro ci sono M5S, Lega e Sinistra Italiana mentre Fi non partecipa al voto per non mostrare le crepe interne. Proprio per segnare la distanza da un dibattito che “non sta né in cielo né in terra”, Matteo Renzi non è in aula, ma a Bruxelles per il consiglio Ue. Il premier è convinto che la demagogia “non paga né per il Paese né in termini di voti” e vorrebbe voltare pagina rispetto all’assedio politico-mediatico sul caso banche.

 

Interverrà nella replica al dibattito

Ieri Maria Elena Boschi, l’esponente più in vista del governo dopo il premier, ha voluto mostrare con una “giornata normale” di non essere affatto preoccupata per il voto di oggi, venerdì 18 dicembre: ha fatto una riunione sulla legge di stabilità e poi nel pomeriggio ha partecipato a un convegno in cui ha difeso l’importanza della riforma istituzionale.

Oggi, però, alla Camera, dove è intervenuto in replica al dibattito generale, ha puntato a dimostrare, stando ai fatti, che l’accusa di conflitto di interessi per il decreto salva-banche è falsa.

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Crisi delle banche: uno dei nodi al pettine

Uno dei nodi aperti dalla crisi delle banche viene al pettine. Oggi viene votata dalla Camera la mozione di sfiducia al ministro Maria Elena Boschi. Sinistra Italiana ha annunciato il voto a favore della sfiducia.

“Da giorni abbiamo chiesto che il ministro riferisse in Aula per spiegare che cosa è successo, se c’era conflitto di interessi ammesso dalla scelta di non partecipare ai consigli dei ministri sul tema delle banche. Nessuna risposta è arrivato”, ha sostenuto il capogruppo di SI Scotto annunciando il voto favorevole alla sfiducia.

“Le misure decise dal governo – afferma Scotto – sono largamente insufficienti e foriere di rischi per il sistema finanziario e bancario. Noi pensiamo che il governo debba rimuovere il conflitto di interessi, avevamo presentato una mozione di censura per affrontare il tema. Avremmo preferito un percorso più lineare, che il Parlamento discutesse con il ministro sugli errori. Hanno deciso la sfiducia e un partito che non ha mai votato la fiducia al governo, non vota la fiducia al ministro”.

 

L’Udc: “Non votiamo contro Renzi”

Il segretario dell’Udc Lorenzo Cesa, ritiene che la mozione, in realtà, è contro Renzi. “Noi non voteremo la mozione di sfiducia al ministro Boschi, perché è chiaramente una mozione contro il governo e non contro la Boschi, è un chiaro attacco al governo Renzi”, ha spiegato il segretario dell’Udc. “E’ giusto che ci sia stata una commissione di inchiesta per chiarire le responsabilità – prosegue Cesa – a noi adesso interessa soprattutto la tutela dei risparmiatori”.

 

La Lega contro i 5 Stelle

“In aula al Senato la Lega ha chiesto per prima la calendarizzazione della mozione di sfiducia contro il ministro Boschi. Ci lascia quanto meno perplessi che nessuno dei 5 Stelle l’abbia fatto in conferenza dei capigruppo ieri pomeriggio. C’è la nostra proposta di sfiducia non solo al ministro Boschi ma a tutto il governo, Renzi per primo. Documento che da ieri è a disposizione di tutti i colleghi dell’opposizione ma, a parte poche eccezioni, non c’è stata la corsa per sottoscriverla. Di fatto, al momento, le uniche firme sono quelle dei senatori leghisti. Ci chiediamo: dov’è finita l’opposizione? Non è che ha paura di andare a casa insieme con il governo? O è morta dopo l’inciucio Pd-5Stelle per la Consulta?”.

Per il capogruppo della Lega Nord al Senato  “Questa opposizione a giorni alterni non ci convince. Decideranno i cittadini. A noi, comunque, i giochetti non interessano, soprattutto quando sono fatti sulle spalle delle persone per garantire malaffare, finanza e torbidi rapporti di potere. A noi il calcolo su dove votare prima la sfiducia non interessa. L’obiettivo della Lega – conclude – è mandare a casa Boschi e compagni, non tutelarli”.

La Lorenzin: “È una strumentalizzazione” “È evidente che questo è il classico caso in cui la politica prevale su buonsenso. È evidente anche che in questa vicenda le responsabilità del ministro Boschi non ci sono”.: queste le parole del ministro della Salute Beatrice Lorenzin. “Quella dell’arbitrato è stata una scelta messa in campo – prosegue Lorenzin parlando di un’altra scelta del governo Renzi – c’era stato un provvedimento governativo ma poi ci sono casi da valutare per chi è stato raggirato e c’è da verificare perché è mancata la vigilanza”.

 

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