Il 23 e 24 torna Ricomincio da tre, il film che ho scritto con Troisi sul lago di Nemi (trailer)

Il 23 e il 24 novembre esce nuovamente  “Ricomincio da tre”, il film di esordio di Massimo Troisi. Chi l’avrebbe mai detto, quando scrivevamo quel film, che avrebbe avuto una sorte così duratura?

Il film uscì nel febbraio del 1981 ed eccolo di nuovo al cinema, ripulito, brillante e spero divertente come un tempo.

Voglio dedicare a tutti coloro che hanno amato e amano ancora Massimo Troisi, un ricordo che riguarda la scrittura di questo film. Lo tiro fuori dal mio libro che racconta Massimo visto da me, o me attraverso Massimo, non so. Però non si parla di tecnica di scrittura, di stile narrativo, ma della vita quotidiana che ci girava intorno, mentre il film nasceva.

“Quella di Ricomincio da tre era una villetta poco lontano dal lago di Nemi, uno specchio d’acqua blu scuro incastrato in un cono di boschi e vigneti; il clima fa di quel luogo un posto di fragole, si coltivano e si vendono per strada, si consumano affogate nel gelato ai tavolini dei bar dove, con parsimonia, ogni tanto ci sedevamo: era il massimo della mondanità che ci si concedeva.

Dalla finestra del piccolo studio in mansarda non si vedevano né lago né fragole, ma solo un pezzo di tetto della casa e cielo, terso e azzurro, diviso in due dalla sagoma di una lunga antenna, una stelo con sparuti rami d’alluminio.

Un topo di campagna scendeva la mattina scivolando lungo l’antenna, e risaliva la sera, tutti i giorni, puntuale. Massimo alzava gli occhi, le diceva “Buongiorno!” e “Buonasera” salutandola con un cenno della mano: lei si bloccava un attimo, guardinga, poi riprendeva il suo percorso, mentre noi ricominciavamo con il lavoro.

La mansarda non era solo uno studio o un angolo d’intimità. Presto si trasformò in un mondo a parte: lassù non c’eravamo che noi due e la scoperta di una nuova condivisione tra noi. Un  modo di comunicare profondo al di là del sentimento, il compiacersi della gioia d’inventare insieme e di trasformare i piccoli episodi, i dialoghi tra noi che fino ad allora credevamo solo chiacchiere,  in qualcosa di diverso. Il nostro stare insieme ci stava dando qualcosa di inaspettato e gioioso che era l’invenzione di una storia e la scoperta della nostra creatività .

Nevicò e la neve si gelò in una lastra dura che ricoprì il tetto, il terrazzino, il prato intorno alla casa, mentre noi continuavamo a scambiarci battute, intenzioni ed eventi ancora mescolati che davano l’idea di ciò che sarebbe stato, ma ancora non era il film. Il topo dell’antenna, che dopo attenta osservazione ci sembrò una femmina, ingrassava. Si fece lenta e pesante nel salire e scendere, finché non la vedemmo più.” (continua)

(Il brano è tratto da “Da domani mi alzo tardi”- di Anna Pavignano- ed E/O)

 

Qui il trailer della versione restaurata.

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