Vercelli, si impicca per colpa dei bulli: la procura apre un’inchiesta

Agli atti non ci sono ancora i nomi di eventuali indagati, né l’ipotesi di reato, ma la Procura di Vercelli ha aperto un  fascicolo sul suicidio di Andrea Natali, il 26enne di Borgo d’Ale (Vercelli) che si è tolto la vita dopo essere stato tormentato da un gruppo di cyber bulli.

 

Vittima da 3 anni

Andrea era tormentato da almeno tre anni da scherzi pesanti e da atti di bullismo, che si completavano con la pubblicazione di video e foto sui social network. Aveva anche denunciato le intimidazioni alla Polizia postale, si è tolto la vita impiccandosi e, stando ai suoi genitori, la colpa sarebbe da ricondurre agli atti di bullismo di cui era vittima sul posto di lavoro.

 

Chiuso in un bidone dell’immondizia

Andrea era vittima di “scherzi” sempre più pesanti, come chiuderlo in un bidone dell’immondizia, fotografarlo e poi pubblicare l’immagine su Facebook. Era anche stata presentata una denuncia, ma la forte depressione in cui era caduto lo ha portato a togliersi la vita.

 

La denuncia alla Polizia postale

A raccontare le violenze era stato lo stesso Andrea Natali, che viveva a Borgo d’Ale, un paese di duemila abitanti, nelle campagne della provincia di Vercelli, alla polizia postale, che aveva chiuso la pagina del social network con le sue foto e trasmesso poi gli atti alla procura.

In seguito di quelle vicenda, però, il ragazzo sarebbe caduto in depressione: da più di un anno usciva di casa solo se accompagnato, fino alla drammatica decisione di togliersi la vita: si è impiccato nella camera al secondo piano della casa dove abitava con i genitori.

 

aaaabulli

I genitori chiedono giustizia

 

“Sappiamo che nessuno potrà restituirci nostro figlio – dicono i genitori (nella foto pubblicata stamattina dal quotidiano La Stampa) – ma vogliamo capire cosa è veramente accaduto”. La psicologa che aveva iniziato a seguire Andrea lo aveva convinto a denunciare tutto.

 

Lavorava in una carrozzeria, dove il 22 ottobre dle 2013…

Appassionato di motori ma con un carattere molto introverso aveva trovato lavoro in una carrozzeria di Borgo d’Ale. Prima scherzi innocenti, racconta al Corriere della Sera il padre Federico Natali, poi il dramma.

“Ricordo bene il giorno in cui iniziò tutto era il 22 ottobre del 2013, Andrea torna a casa sconvolto, non riesce a parlare ma solo a urlare: da quel giorno non è più uscito di casa”.

La psicologa da cui va in cura riesce a conquistare la fiducia di Andrea ed è lei che fa partire l’indagine giudiziaria: Andrea e il padre vanno alla polizia postale e denunciano quanto accaduto. E si arriva ad indagare un ex collega di Andrea. Ma il processo non è ancora partito. Andrea cercava di risollevarsi, voleva tornare al lavoro per dare una mano alla famiglia, al fratello disoccupato.

 

“Devono pagare, i soldi andranno in beneficenza”

Il padre non cerca vendetta, ma giustizia: “Non voglio nessuno in galera, Andrea avrebbe anche perdonato chi lo aveva trattato in quel modo. Ora devono pagare con quello che hanno e i soldi andranno in beneficenza”.

Authors

Pubblicità

Articoli collegati

Commenti

Alto