Convalidato il fermo dell’uomo che ha fatto a pezzi la sorella a Roma

Il Gip di Roma ha convalidato il fermo e ha, nello stesso tempo, emesso un’ordinanza di custodia in carcere per Maurizio Diotallevi, l’uomo che ha ucciso e fatto a pezzi la sorella Nicoletta il 14 agosto scorso.

È quanto è stato disposto dal giudice Anna Maria Fattori al termine dell’ interrogatorio di convalida svolto nel carcere di Regina Coeli.

L’arrestato, difeso dall’avvocato Gaetano Scalise, è accusato di omicidio volontario aggravato dalla parentela con la vittima e occultamento di cadavere.

 

“Da due mesi meditavo di ucciderla”, le notizie del 17 agosto

“Erano due mesi che stavo pensando di ucciderla, ma il mio è stato un raptus, mi umiliava in continuazione”. È questa la versione di Maurizio Diotallevi nel corso dell’ interrogatorio davanti agli inquirenti per l’omicidio della soerella, fatta a pezzi e gettata in due cassonetti dell’immondizia nella zona di via Flaminia, a Roma. In base a quanto ricostruito, la vittima era tornata da poche ore a Roma dopo un viaggio in Svezia.

“Ha ripreso a trattarmi come un bambino…”

“Appena rientrata ha ripreso a darmi ordini, a trattarmi come un bambino. Ho aspettato che uscisse dal bagno e l’ho aggredita in salotto, strozzandola con una cintura”.
Anche l’autopsia conferma la morte per strangolamento, mentre – per tagliarle le gambe – l’assassino avrebbe usato una sega e poi un coltello.

 

 

 

La confessione dopo un lunghissimo interrogatorio

Ha confessato durante l’interrogatorio in Questura Maurizio Diotallevi (nella foto in apertura), di 62 anni, figlio di un alto ufficiale dell’esercito, accusato aver ucciso e fatto a pezzi la sorella Nicoletta di 59 anni, gettandola in diversi cassonetti a Roma. Lo si apprende da fonti investigative.

L’interrogatorio è durato ben dieci ore. A base del raccapricciante omicidio vi sarebbero state liti familiari, nate per questioni legate ai soldi, come – a quanto si sa – ha confermato il fratello – aggravate dal fatto che i due vivevano nella stessa casa.

Identikit del fratello assassino

L’Agenzia Italia ha lanciato stamattina in rete l’identikit del fratello assassino e non è quello di uno sprovveduto.

Infatti si definisce “consulente per il web e social marketing di piccole/micro imprese e professionisti, appassionato per l’innovazione digitale” Maurizio Diotallevi, l’uomo che ha confessato di aver fatto a pezzi la sorella con cui conviveva per poi tagliarne a pezzi il corpo e tentare di nasconderlo in un cassonetto di viale Maresciallo Pilsudsky, non distante da via Guido Reni, dove l’assassino e la vittima risiedevano. I Parioli, la ‘zona bene’ di Roma per antonomiasia. E, quindi, anche una tra le più controllate.

Attivissimo sui social network
Romano, 62 anni, Diotallevi era in effetti attivissimo sui social network: profili su facebook, twitter, google+, linkedIn, e un sito-blog, Emmedicom, dove offriva appunto i suoi servigi da free lance come consulente esterno per le imprese, “con progetti di marketing digitale che sono flessibili nel tempo e nei contenuti”. Studi a Scienze Politiche, una frequenza alla Ecole Europeenne Uccle di Bruxelles, Diotallevi è divorziato, e viveva da anni con la sorella. In passato, stando al suo profilo linkedIn, era stato funzionario commerciale di Bt Italia, team manager di Poste Mobile.

 

Free lance con scarsi risultati
Si era poi dedicato all’attività di free lance, prima con Club4business, poi con Emmedicom. Con scarsi risultati, evidentemente, se era costretto a condividere l’appartamento di famiglia con la sorella, nubile, subaffittando talvolta una stanza a studenti.

 

L’avvocato difensore nega il movente economico
Ad assumere la difesa dell’uomo è stato chiamato l’avvocato Gaetano Scalise. Contattato dall’Agenzia Italia, il legale – di ritorno a Roma per l’interrogatorio di garanzia, previsto fra giovedì e venerdì – ha escluso il movente economico: “A quel che ne so, in tutti questi anni i due non hanno mai avuto problemi finanziari né questioni di eredita’”. Quindi può esserci stato un problema di relazioni interpersonali tra fratello e sorella, entrambi non sposati e che coabitavano? “Questo è da verificare, da capire… Aspettiamo l’interrogatorio di garanzia”.

A contattare l’avvocato Scalise, che era in ferie, per chiedergli di assumere l’incarico di difensore è stato un parente di Diotallevi, che gli ha fatto un breve resoconto dell’accaduto.

L’interrogatorio di garanzia dovrebbe avvenire tra oggi e domani 18 agosto.

Il riconoscimento della vittima: le notizie del 16 agosto

Sono di una donna di 58 anni le gambe trovate ieri sera in un cassonetto a Roma, in via Maresciallo Pilsudsky, quartiere Parioli, di fronte al Galoppatoio, in una zona “ricca” della capitale. Gli arti, legati con nastro adesivo, erano stati tagliati all’altezza dell’inguine. Inoltre, in questo periodo, la zona è deserta perché il Galoppatoio è chiuso. Ma è stato possibile individuare un uomo portato in questura e interrogato dagli investigatori.

Si chiama Maurizio Diotallevi, ha 62 anni. Su di lui pendono due gravi reati: omicidio e occulatamento del cadavere della sorella Nicoletta di 59 anni.

Il padre era un alto ufficiale dell’esercito

Il padre di entrambi era un alto ufficiale dell’esercito. “Siamo sconvolti – dicono i vicini del condominio dove i due convivevano e dove è avvenuto l’atroce delitto – erano due persone perbene e di solidi valori”.

L’uomo ha problemi psichiatrici

Diotallevi sarebbe affetto da problemi psichiatrici. Ma per ora, dato lo stretto riserbo, non è stato possibile ottenere ulteriori dettagli.

Ritrovati altri pezzi del corpo non lontano

Intanto sarebbero state ritrovate altre parti del corpo di Nicoletta: polizia scientifica e agenti della squadra mobile sono in via Guido Reni, non lontano dalla zona dove sono state ritrovate le gambe, e starebbero analizzando alcuni sacchi in cui si trova presumibilmente il resto del corpo della donna.

L’allarme da una ragazza

Il ritrovamento “horror” è avvenuto verso le 20, grazie a una ragazza che rovistava all’interno dei rifiuti e che si è sentita subito male pur riuscendo a dare l’allarme. Dai primi accertamenti, nella notte di lunedì l’uomo fermato è stato visto allontanarsi dal cassonetto nella notte tra il 14 e il 15 agosto. Al momento ci si sta concentrando sulle immagini delle telecamere della zona per isolare la targa di un’auto.

Usata una sega o un’accetta

Sul posto si è recata la polizia, seguita dalla scientifica. Secondo quanto si è appreso, il resto del corpo non c’era. Le gambe probabilmente sono state tagliate con una sega o un’accetta e poi occultate in un cassonetto come quello che vedete nella foto qui sopra.

Non si tratta di una clochard

A una prima ricognizione non sarebbero le gambe di uns clochard. Sono in corso indagini a tutto campo per far luce sulla raccapricciante vicenda anche sul contenitore di metallo dentro cui erano stati occultati gli arti. Nel marzo 2011, sempre a Roma, c’era stato un caso analogo al Divino amore rimasto irrisolto.

Il precedente del 2011

L’8 marzo del 2011 quando un corpo di donna, in avanzato stato di decomposizione, senza testa né gambe, viene trovato dalla polizia in un campo all’Ardeatina all’altezza di via Porta Medaglia. Ad avvistare il cadavere un camionista. Secondo l’autopsia, la donna era stata colpita da tre coltellate, una al cuore, una alla schiena e una al collo, e aveva cercato di difendersi.

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