Si fa presto a dire “vertigine”: cause e conseguenze delle più comuni

Dal latino “vertere”, ruotare, il termine vertigine rimanda a due tipi di sensazioni: la rotazione degli oggetti e dell’ambiente circostante (vertigine oggettiva) e quella del proprio corpo rispetto al mondo esterno (vertigine soggettiva). In entrambi i casi, si tratta di un sintomo che è bene indagare, soprattutto per escludere eventuali patologie neurologiche. Il più delle volte (90%), la causa è da ricercarsi in un’alterazione o una patologia del sistema vestibolare. Con l’aiuto del dottor Roberto Teggi, (nella foto in basso) otorinolaringoiatra dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano, vediamo quali sono le più comuni.

Cupolitiasi o vertigine parossistica posizionale benigna
È la più frequente in assoluto: il 2.4% degli italiani ha un episodio di questo tipo di vertigine almeno una volta nella vita. A provocarla è lo spostamento fuori sede degli otoconi, “sassolini”, che si staccano dalla parte interna dell’orecchio in cui solitamente sono collocati. La sensazione di vertigine, dalla durata breve ma intensa, insorge quando la persona compie alcuni movimenti “critici”, per esempio si alza o si corica a letto oppure si gira su un fianco.
La terapia consiste in manovre fisiche di riposizionamento che, se eseguite in modo corretto, risolvono il problema nel 90% dei casi alla prima seduta.

Emicrania Vestibolare
Spesso la vertigine è causata dall’emicrania, si potrebbe dire essere un modo di presentarsi della cefalea emicranica, a cui spesso è associata, insieme alla costellazione di altri sintomi tipici di questo disturbo: dolore pulsante del capo, foto e fonobia, cioè fastidio per luci  suoni anche non elevati. In questo caso la sensazione di vertigine può durare fino ad alcuni giorni.
La terapia si avvale di farmaci anti-emicranici.

Malattia di Ménière
All’origine di questa patologia è un accumulo di liquido (endolinfa) nell’orecchio interno, non si sa bene per quale ragione. Un sintomo tipico, oltre alla crisi vertiginosa violenta, associata a nausea e vomito, è la sensazione di pienezza dell’orecchio e una diminuzione dell’udito che di solito precede l’insorgenza della vertigine
La terapia si basa su diversi farmaci, spesso associati tra loro, che riescono a tenere la situazione sotto controllo nella maggior parte dei casi. Nei casi più gravi, per fortuna rari, può essere necessario il ricorso ad iniezioni intratimpaniche di cortisone o gentamicina, la cui ototossicità provica una riduzione del funzionamento del vestibolo, oppure alla chirurgia, con la resezione del nervo vestibolare.

Neuronite vestibolare
È determinata da un’infezione del nervo vestibolare, causata generalmente da virus non pericolosi, quali gli herpes. Si manifesta con una crisi vertiginosa violenta, che può durare anche diversi giorni, associata, come nella malattia di Ménière,  a nausea e vomito, ma senza alterazioni dell’udito. Il trattamento si basa su farmaci sintomatici e cortisonici.

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