Formaggio con latte cancerogeno: sarà emergenza fino al 31 luglio

Non si placa la questione legata al latte contaminato dall’aflatossina, sostanza ad alto potenziale cancerogeno. Nel corso dell’ultimo mese, infatti, sono stati buttati 14.000 litri prodotto da 14 delle 288 stalle controllate dall’Ats (Agenzia tutela della salute) di Brescia tra il 16 marzo e il 13 aprile. Inoltre nello stesso periodo sono state 61 le nuove segnalazioni degli stessi allevatori e caseifici su livelli superiori a quota50, la massima prevista dalla legge.

Aumentati i controlli

A Brescia, al momento, gli indagati sono 50, tra allevatori (poco meno di 40) e produttori di formaggio. E per tutti sono scattati nuovi controlli. “Di 75 campioni”, scrive l’Ats, “solo 3 sono risultati irregolari a dimostrazione che il monitoraggio persistente consente di intervenire rapidamente con misure correttive sull’alimentazione delle bovine, riportando i tenori di aflatossine nel latte al di sotto dei livelli massimi consentiti”.

Non conformità in diminuzione

Con 50 sopralluoghi alla settimana, si sta cercando di contenere la vendita di latte contaminato per produrre formaggi. “La percentuale di non conformità”, ha aggiunto l’Ats, “è pari al 4,9 per cento nei primi 2 mesi dell’anno” mentre in precedenza “venne riscontrata nel 7 per cento dei campioni. La situazione di emergenza persisterà sino al 31 luglio, secondo indicazioni ministeriali, fino a quando i dati di positività non scenderanno al di sotto della quota del 2 per cento”.

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Formaggio con latte cancerogeno: in Veneto già vendute 80 forme, le notizie del 16 aprile 2016

Si estende al Veneto la questione del formaggio prodotto con latte contaminato da aflatossina M1, un potente cancerogeno. Iniziano infatti lunedì 18 aprile i controlli sulle 5.039 forme sequestrate per trovare la prova che la sostanza è passata dal mais dato al bestiame della Cooperativa agricola produttori latte di Nogarole Vicentino e della Cascina San Rocco-Tre Case di Tezze sul Brenta. Stavolta il problema sanitario riguarda l’Asiago Dop, il Monte Faldo e il Collina e di questi ne sono già state vendute 80 forme.

Tassi fino a 2 volte superiori al limite di legge

Già mesi fa il latte della prima azienda era risultato positivo alla aflatossina. Era accaduto il 21 agosto e poi ancora a ottobre con tassi da 65 a 100 quando il limite massimo è di 50. Per questo la procura di Vicenza ha indagato il presidente della cooperativa, Angelo Sartori (che si è difeso dicendo di non saperlo perché non era stato informato), e il consulente Alfredo Soffiato. A loro sono contestati il mancato rispetto delle procedure di autocontrollo e la mancanza di ulteriori accertamenti.

Grana con latte cancerogeno: “È guerra ai furbetti del formaggio”, le notizie del 30 marzo 2016

Tra gli indagati per il formaggio prodotto con latte contaminato da aflatossina ci sono anche alcuni produttori associati al Consorzio grana padano. Denunciato in 60 per adulterazione, contraffazione di sostanze alimentari e per qualcuno frode nell’esercizio del commercio, ora si trovano contro gli operatori di settore. “Ho visto le carte delle indagini perché ci siamo costituiti parte civile. Un paio di associati potrebbero essere stati consapevoli di aver comprato latte contaminato”. Lo dice Stefano Berni (nell’immagine sotto), direttore generale del Consorzio, contattato da Linkiesta.it.

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Consorzio grana padano: “Pagheranno per i danni prodotti”

“Chi, consapevolmente, non si è attenuto a queste regole”, dice ancora Berni, “dovrà risponderne in tribunale secondo le leggi vigenti e poi dovrà vedersela con il Consorzio sia per il danno di immagine che ha causato sia per i danni commerciali che ne dovessero derivare. Non sarà mai consentito a pochi furbetti di delegittimare un intero sistema fatto di migliaia di allevatori e centinaia di caseifici seri, coscienziosi e rispettosi di tutte le rigorose regole in essere”.

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Coldiretti: “Le sanzioni economiche non bastano

Anche sul fronte Coldiretti si chiede il pugno di ferro. “Laddove emergesse che qualche allevatore o qualche trasformatore è responsabile”, ha detto Ettore Prandini, presidente di Coldiretti Lombardia, “non dovrebbe essere solo sanzionato economicamente, ma ritengo debba essere escluso dal Consorzio del Grana Padano, è un comportamento fuori da qualsiasi principio”.

Latte cancerogeno, la procura: “Formaggi venduti a ristoranti e pizzerie”, le notizie del 20 marzo 2016

I formaggi prodotti con latte contaminato da aflatossina, elemento cancerogeno, sono stati venduti a ristoranti e pizzerie e dunque mangiati dai consumatori. Lo sostiene la procura di Brescia che, nell’indagine coordinata dalsostituto procuratore Ambrogio Cassiani e condotta dai carabinieri del Nas, non parla più solo di forme di grana padano, ma anche di mozzarelle, provoloni e ricotte.

Molti caseifici non sapevano dei livelli

Ora la priorità degli inquirenti è di capire quanti caseifici erano consapevoli che alcuni allevatori vendevano loro latte con il livello di aflatossina superiore ai 50 nanogrammi per litro, il limite stabilito per legge. Venduto peraltro a un quarto del prezzo di mercato. Per il momento, però, è certo che in almeno 3 casi la consapevolezza ci fosse.

Altri invece sono indagati a Brescia

Tra questi, il Ca.Bre di Verolanuova dove sono state sequestrate 4.000 forme soprattutto di grava e dove il provolone veniva fatto stagionare solo un mese. Nelle indagini, poi, si fa il nome delle Fattorie Padane di Treviglio (Bergamo) e di un caseificio a Spino D’Adda (Cremona). Ingadati anche i verici della Solat di Leno (Brescia), che produce forme per il Grana Padano

La difesa degli operatori di settore

Ma gli operatori di settore reagiscono respingendo le accuse. “Abbiamo fatto analisi in autocontrollo sui nostri formaggi e sono risultati conformi” dice Roberto Cavaliere, socio di Fattorie Padane e presidente Copagri, che aggiunge: “Ben vengano le analisi ufficiali dell’autorità sanitaria, ma non si può criminalizzare un settore in fortissima crisi se non ci sono rischi per il consumatore. È come accoltellare un cadavere”.

Il Consorzio Grana Padano si dichiara parte lesa

Il Consorzio Grana Padano, dal canto suo, si è dichiarato parte lesa annunciando querele e la volontà di costituirsi parte civile. L’allarme però sta però rientrando.

Grana e provolone con latte cancerogeno: sequestri e perquisizioni, le notizie del 16 marzo

Latte contaminato con livelli da 5 a 160 volte i limiti di legge da aflatossina di tipo B1, un “agente cancerogeno per l’uomo” (secondo la classificazione del 1993 da parte dell’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro) tra i più pericolosi usato per fare il formaggio. L’indagine, coordinata dal sostituto procuratore di Brescia Ambrogio Cassiani e condotta dai carabinieri del Nas, in 6 mesi ha portato a scoprire che lo hanno venduto o comprato decine di allevamenti e caseifici distribuiti anche nelle province di Bergamo, Mantova e Cremona.

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Livelli fino a 160 volte sopra i limiti di legge

La contaminazione avveniva nutrendo i bovini con mais che contiene la sostanza genotossica e gli operatori di settore diluivano poi il latte per alterare il livello di aflatossine, che tuttavia poteva rimanere fino a 160 volte al di sopra dei livelli massimi di legge (50 nanogrammi per litro). Poi veniva venduto a casso costo per produrre soprattutto formaggio grana e provolone.

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Usate sostanze per “nascondere” le aflatossine

Per questo 30 allevatori e produttori caseari sono stati indagati a piede libero con l’accusa di adulterazione o contraffazione di sostanze alimentari. Sarebbero loro, per la magistratura, i responsabili della messa in circolazione di 4.000 forme solo di Grana Padano, poi sequestrate. Alcuni degli indagati avrebbero fatto qualche ammissione: “Usiamo sostanze sequestranti”, in grado cioè di rendere le aflatossine difficilmente individuabili. Le somministriamo alle mucche, tutto qui”.

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Il Consorzio Grana Padano: “Formaggio non arrivato ai consumatori”

Sulla vicenda prende la parola anche il Consorzio Grana Padano attraverso il direttore generale Stefano Berni (nella foto sopra). “Non ci risulta che Grana Padano prodotto con latte contaminato sia arrivato sulle tavole dei consumatori perché è stato bloccato in magazzino”. ha detto. “Per cui i consumatori possono stare assolutamente tranquilli. Da questa vicenda il Consorzio Grana Padano è il primo ad essere danneggiato. Un danno provocato da pochi soggetti che avrebbero voluto fare i furbi. Chiaro che nei loro confronti agiremo con rigore e fermezza”.

Segnalazioni mai inoltrate alle autorità

C’è poi la questione dei controlli e degli autocontrolli che porta domande sull’operato – scrive il Corriere di Brescia – su diversi enti, tra cui l’Istituto zooprofilattico di Lombardia ed Emilia Romagna che aveva scoperto casi di contaminazione non segnalati, come impone la legge, l’Agenzia di tutela della salute. A questo si aggiungono 3 laboratori privati, 2 nel bresciano e uno nel cremonese), che avrebbero taciuto 300 casi analoghi. Ora della questione sono stati informati gli assessorati della Regione Lombardia all’Agricoltura e alla Sanità.

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