“Piena di niente”: aborto, in un libro a fumetti la brutalità contro le donne

Quattro storie (vere) di donne e quattro storie di interruzioni di gravidanza. Sono quelle raccontate nel libro a fumetti Piena di niente, la graphic novel che esce il 19 febbraio, per i tipi di Beccogiallo. Sceneggiato da Alessia Di Giovanni e illustrato da Darkam (al secolo Eugenia Monti), è il racconto di ciò che avviene in un Paese in cui gli obiettori di coscienza sono il 70% a livello nazionale con picchi sopra l’80 in Molise, Campania, Sicilia e in Alto Agide. In realtà sarebbero pure di più, secondo recenti dati forniti dai medici della Laiga (Libera associazione italiana dei ginecologi per l’applicazione della legge 194): “Quelli che abbiamo raccolto noi struttura per struttura danno invece un totale del 91,3% tra gli ospedalieri”, hanno dichiarato nel novembre 2014 a Napoli, per il terzo congresso nazionale.

L’infermiera: “Non lo sapevi che lo avresti ammazzato?”

Questo il contesto in cui si calano le vicende di Elisa, Monica, Giulia e Loveth per rendere, ognuna con le proprie differenze, “un racconto a tratti molto crudo e molto fisico sul tema dell’aborto”. Medici e infermieri che dicono alle donne che si sottopongono a un’interruzione volontaria di gravidanza frasi brutali come “non lo sapevi che lo avresti ammazzato?” e che non fanno nulla di fronte alle loro richieste d’aiuto quando stanno male. Nessuno sembra preoccuparsi dei motivi per cui le quattro protagoniste decidono di ricorrere all’aborto. Non lo si fa per la liceale Elisa, per l’infermiera Giulia, già madre di due figli, per la fragile Monica, alla ricerca di un po’ d’amore, e per Loveth, vittima di tratta e costretta a prostituirsi.

Il fumetto: “Aiuta a vedere anche gli uomini”

Ognuna di queste donne esiste davvero, anche se con altri nomi, e i capitoli dedicati alle loro esperienze contengono singoli episodi – sempre reali – accaduti ad altre. Secondo volume di una trilogia partita con il libro Io so’ Carmela (sempre da Beccogiallo), storia di una tredicenne stuprata da più adulti che decide di porre fine alla sua esistenza, ecco che torna lo strumento del fumetto, adottato come linguaggio “d’impegno civile” dalla casa editrice di Padova. Un linguaggio che “riesce a portare i lettori ad avere lo stesso immaginario e questo può anche aiutare un pubblico maschile a vedere ciò che non conosce”, ha detto Darkam.

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