Gomorra: stasera su Sky le prime 2 puntate della terza stagione (il trailer)

Ciro l’immortale appare un uomo finito. Dopo aver sparato a don Pietro Savastano, ha seppellito sua figlia, vittima della sua stessa ambizione, e porta il peso di scelte traumatiche. Genny è il nuovo capo della “famiglia”, è diventato padre, ma deve fare i conti con l’isolamento e la diffidenza che accompagnano inevitabilmente le nuove responsabilità. È la metamorfosi di due personaggi chiave di Gomorra, interpretati da Marco D’Amore e Salvatore Esposito. La serie, prodotta da Sky Atlantic, Cattleya e Fandango in collaborazione con Beta Film e giunta alla terza stagione, torna in onda da stasera, 17 novembre, in prima serata con un doppio episodio.

 

I dati del successo al cinema

Nei due giorni in cui è stato proiettato in 300 cinema italiani Gomorra ha già stabilito un altro record: 500.000 euro d’incasso in 48 ore. Secondo i dati Cinetel, Gomorra si piazza anche nel secondo giorni in vetta al box office italiano con 229.992 euro, 26.284 spettatori e una media copia di 762 euro, chiudendo con un box office totale di oltre 500.000 euro.

Un cast solito

È diventata ormai un cult la fiction ispirata al romanzo di Roberto Saviano al punto che i primi 3 episodi sono stati proiettati in anteprima in oltre 300 sale cinematografiche. Diretta da Claudio Cupellini e Francesca Comencini, conferma un cast solido. Oltre a D’Amore ed Esposito, ci compaiono Cristiana Dell’Anna (Patrizia) e Cristina Donadio (Scianèl). Accanto a loro, faranno il loro ingresso 2 giovani attori napoletani: Arturo Muselli, nel ruolo di Enzo, capo di una nuova fazione che cercherà di prendersi il centro di Napoli, e Loris De Luna che interpreta Valerio, ragazzo della Napoli bene, affascinato dalla prospettiva di entrare nella partita.

“Una condanna a vita”

“Ciro l’immortale è morto”, è l’urlo che si leva dopo che il personaggio interpretato da Marco D’Amore ha provato a diventare il re di Scampia finendo in Bulgaria, in un mondo in cui la notte di Gomorra sembra ancora più lunga. “Seppellire un figlio è un atto traumatico, un punto di non ritorno: per questo”, spiega D’Amore, “vediamo Ciro molto più stanco, la barba lunga, la bellezza sfrontata come sfiorita. Una bellissima canzone di Lucio Dalla dice che andare lontano è come morire: la fuga del personaggio nasce dalla voglia di buttarsi tutto alle spalle, ma il passato non si cancella”. Per questo la sua proverbiale “immortalità diventa una condanna: attraversa la vita, ma forse desidera ardentemente di morire”.

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