Diete: perché 8 donne su 10 sbagliano

“Decidere di iniziare una dieta a scopo dimagrante non è mai facile, ma diventa difficilissimo se la si decide di affrontare da soli.
Per intraprendere quello che è un percorso che potrebbe essere lungo e mentalmente molto “faticoso” andrebbero presi una serie di accorgimenti.
Molte persone cercano di avvicinarsi alla dieta in maniera solitaria, perché sono certe che la buona volontà e un adeguato spirito di sacrificio siano sufficienti. Purtroppo è stato stimato che 8 donne su 10 che iniziano una dieta senza l’ausilio di un esperto (dietologo, dietista, nutrizionista…) avranno risultati a breve termine, ma non riusciranno a mantenerli nel lungo periodo.
Abbiamo chiesto a un’esperta con una lunga conoscenza del problema, la nutrizionista Anna Maria Baldassarra, quali sono i principali errori che vengono commessi da chi si avvia a una dieta in solitario.

aaaaabdiet

Qui di seguito domande e risposte.

Dottoressa Baldassarra qual è l’errore più comune?
Dati i miei 20 anni di esperienza, posso assolutamente asserire che l’errore più comune è quello di iniziare una dieta senza prima aver effettuato le analisi del sangue. Purtroppo non tutte avranno i mezzi per poter “leggere” le analisi in proprio, per cui l’intervento di un esperto almeno in questa fase sarà necessario e imprescindibile.
I test da effettuare sono:
1) Livelli di colesterolo (totale, HDL, LDL)
2) il TSH (test per la funzione tiroidea)
3) Glicemia a digiuno
4) Potassio ematico
5) esami sulla funzione epatica (fegato)
6) Trigliceridi (TG)
Questi esami andrebbero ripetuti ogni qual volta si vuole iniziare una nuova dieta. Per non parlare di quelli ancora più settoriali come il Carico glicemico e l’acido potenziali renale.

Ce ne parli, perché li ritiene così importanti?
L’analisi del carico glicemico (GL) e dell’acido potenziale renale (PRAL) sono due indagini che in proprio sono difficlissime da tenere in considerazione.

Il primo permette di valutare la risposta insulinica all’introduzione degli alimenti ed è un parametro che stabilisce l’impatto sulla glicemia di un pasto glucidico e la quantità di carboidrati contenuti al suo interno. È evidente che conoscere la risposta dell’insulina ad un pasto è la base per poter affrontare una dieta in maniera corretta.
Per quanto riguarda il carico dell’acido potenziale renale indica l’effetto acidificante e alcalinizzante di un alimento.

È un test quindi per calcolare l’equilibrio chimico tra le sostanze e del rapporto tra ph fisiologico e la circolazione sanguigna.
L’alterazione del ph fisiologico del sangue, dei reni e di tutti gli organi digestivi provoca la perdita di massa muscolare (sarcopenia) e favorisce la formazione di calcoli renali (ossalati di calcio). Elementi non di secondaria importanza, se si vuole portare a termine una dieta corretta.

Molte persone pensano che smettere di mangiare sia una soluzione. È giusto?
Purtroppo “smettere di mangiare” è una convinzione molto diffusa e molto errata.

Diciamo che è una soluzione lapalissiana, ma di certo non la più indicata per dimagrire. Infatti ridurre drasticamente il cibo da un giorno all’altro porterà dei risultati nelle prime settimane ma non si potrà fisiologicamente mantenere. Nessun fisico riesce ad adattarsi da un momento a un altro ad una abbassamento sproporzionato di calorie immagazzinate, e il giorno in cui si cederà alla fame si andrà incontro al famoso “effetto yo-yo”, cioè quello scendere e aumentare di peso in breve tempo, che psicologicamente abbatte chi sta provando a dimagrire.

Quindi per il nutrizionista è anche un lavoro mentale oltre che tecnico.
Assolutamente. In primis si deve essere degli eccellenti psicologi, mettersi “al fianco” del paziente e capire qual è il suo approccio.
Cercare di capire le sue abitudini, e adattare il suo stile alimentare, far capire che la dieta non deve essere vissuta come un’ossessione ma deve essere una forma mentale da acquisire. Perdere peso non è difficilissimo, mantenerlo molto spesso lo è: quindi chi prova a dimagrire in solitudine magari riuscirà a perdere qualche chilo nei primi mesi, ma non potrà mantenere il peso raggiunto a lungo termine.

Ci dà alcuni consigli “base” per una corretta alimentazione?
Saltare i pasti, come detto, è poco produttivo e decisamente sbagliato. In particolare la colazione è il pasto senza dubbio più sottovalutato: le calorie immesse nell’organismo la mattina sono quelle bruciate più velocemente e sono necessarie per il rendimento della prima parte del giorno. Quindi un caffè o un cappuccino come “benzina” per il resto della giornata non sono decisamente abbastanza.
Il secondo consiglio è di fare spuntini: non devono essere chiaramente dieci nell’arco della giornata, ma uno a metà mattina e uno a metà pomeriggio aiutano ad arrivare a pranzo e a cena senza la voglia di “abboffarsi” e aumentano il senso di sazietà. Per gli snack si raccomandano yogurt (magro è consigliato) o frutta (possibilmente di stagione).
Il terzo consiglio è di bere molto lontano dai pasti. 1 litro o un litro e mezzo di acqua al giorno aiuta la diuresi e ad avviare il metabolismo. Un bicchiere abbondante di acqua un’ora prima di un pasto aiuta a far diminuire il senso di fame, mentre è sconsigliato bere esageratamente durante i pasti perchè si riducono i tempi di masticazione dei cibi e si rischia di diluire i succhi gastrici.”

Pubblicità

Articoli collegati

Commenti

Alto