La Giannini replica: “Nessuna teoria gender nella Buona scuola”

C’è anche la questione gender a creare ulteriore caos a ridosso della riapertura delle scuole. Da un lato una serie di associazioni, soprattutto di stampo ultracattolico, che invitano alla mobilitazione con un passaparola che, da fisico, scivola verso strumenti telematici, Facebook e Whatsapp in primis, per raggiungere un bacino di genitori più ampio. Dall’altro il ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini (nella foto sotto), che sbotta e promette a chi insinua che nella riforma della Buona scuola si spinga verso l’eduzione gender: “Ci tuteleremo con gli strumenti adeguati” e per strumenti intende le vie legali. Oltre a circolari che, annuncia, serviranno a orientare le scuole sul tema.

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“Diffondere questo messaggio a chi ha bambini”

A poche ore dal suono della prima campanella, in rete circola un messaggio audio registrato da una voce femminile e che rimbalza tra le mamme di una scuola elementare di Brindisi. “Diffondete a coloro che hanno bambini che vanno all’asilo, alle elementari e anche alle medie”, si sente. “Dobbiamo andare al nostro Comune e dire ‘voglio firmare contro la legge gender’. Una legge che se passerà, già all’asilo si parlerà di masturbazione, penetrazione, oppure del matrimonio tra due uomini o due donne come normale, non sarà solo educazione sessuale ma le maestre saranno obbligate a tenere lezioni in tutte le materie e parlare di questi temi”.

Sotto accusa il comma 16 della Buona scuola

Obiettivo della crociata dei genitori anti-gender è il comma 16 della Buona scuola, quello in cui – recependo il contenuto di un disegno di legge presentato dalla vicepresidente del senato Valeria Fedeli – si parla di prevenzione della violenza di genere, lotta alle discriminazioni ed educazione per evitare il femminicidio. Ma c’è chi in questi punti qualcosa di più, vede “un vero guaio” da fermare. “Non possiamo nemmeno dire ‘Io mio figlio non lo mando più a scuola’ perché c’è l’arresto. Già dall’asilo parlano ai bambini di sesso, di gay, dei trans come se fosse tutto normale. A settembre quando porteremo i bambini a scuola ci daranno un foglio: non firmatelo. Mandate questo messaggio a più persone possibile. A me l’ha detto il mio pastore già l’anno scorso e pensavo fosse una cosa così. E invece no. Sta andando veramente avanti”.

Il ministro Giannini: “Ci tuteleremo con strumenti legali”

Ma il ministro Giannini non ci sta. Intervistata a Radio24 dal giornalista Gianluca Nicoletti, la titolare del dicastero di viale Trastevere, ha detto: “Chi ha parlato e continua a parlare di ‘teoria gender’ in relazione al progetto educativo del governo Renzi sulla scuola compie una truffa culturale”. Una truffa che, appunto, Giannini promette di sventare in un’aula di tribunale. Intanto “facciamo chiarezza con circolari e in altri modi, ma se ciò non dovesse bastare credo che ci sia una responsabilità irrinunciabile di passare anche a strumenti legali. Mi auguro ci sia un ravvedimento immediato”.

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Si parla già di referendum per abrogare la riforma

Intanto, però, il fronte anti-gender va ben oltre le mamme di Brindisi. Contro “ideologie destabilizzanti” e addirittura che viene quello definito un “pensiero unico mondiale”, si sono mosse diverse realtà del radicalismo cattolico, come La Nuova Bussola Quotidiana, Tempi, il Timone, Voglio la Mamma, la Fondazione Novae Terrae, Vita È, NonSitoccalaFamiglia, l’Associazione Nazionale Famiglie Numerose, Cultura Cattolica e Scienza e Vita. Addirittura il gruppo Cristiani per la nazione, che gestisce un “osservatorio gender”, parla di referendum per abrogare la Buona scuola e i percorsi didattici che combattono l’omofobia. “Vogliamo dare una serie di informazioni e strumenti utili a chi intende informarsi per agire contro la teoria del gender”.

“Comune anti-gender”: la cavalcata dei sindaci leghisti

Insomma, se si arriverà in tribunale, come dice il ministro Giannini, è tutto da vedere. Rimane il fatto che, dopo la messa all’indice di alcuni libri da parte del sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, la cavalcata degli irriducibili sostenitori della famiglia tradizionale sembra ben lungi dall’arrestarsi. E addirittura la cartellonistica luminosa viene utilizzata per battersi contro l’educazione sessuale e di genere nelle scuole. SI pensi solo all’iniziativa del sindaco leghista di Capriolo (Brescia), Luigi Vezzoli, che già la settimana scorsa dava come “informazione comuncale” il fatto che “l’amministrazione è contraria all’ideologia gender” (nella foto di apertura).

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