“La Borsellino va fatta fuori”, Crocetta piange al telefono, l’Espresso conferma

Mancano 2 giorni alle cerimonie per l’anniversario della strage di via D’Amelio – cerimonie a cui la famiglia del magistrato non parteciperà – per ricordare il giorno in cui il giudice Paolo Borsellino fu ammazzato con un’autobomba insieme a 5 agenti della sua scorta, Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.

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Era il 19 luglio 1992 e a 23 anni di distanza nel mirino finisce Lucia, la figlia, che “va fermata, fatta fuori. Come suo padre”. E lei, ormai ex assessore regionale alla Sanità in Sicilia, non verrebbe minacciata da mafiosi, ma da un medico, Matteo Tutino, che, al telefono con il presidente Rosario Crocetta, che si è autosospeso, non userebbe mezzi termini nei confronti della figlia del magistrato assurto a simbolo della lotta antimafia. Per i magistrati del capoluogo siciliano, invece, nulla di tutto questo esiste.

Nella foto qui sopra i tre protagonisti della vicenda.

La smentita del procuratore e dell’avvocato

A metà del pomeriggio di ieri è giunta da Palermo la smentita del procuratore della Repubblica Franco Lo Voi che, con una nota ufficiale, ha detto che agli dell’inchiesta sul medico Matteo Tutino non c’è la frase di minaccia pronunciata dal primario a Crocetta. Più nel dettaglio Lo Voi ha scritto: “Ritengo necessario precisare che agli atti di questo ufficio – e in particolare nell’ambito del procedimento n* 7399/2013/21 – non risulta trascritta alcuna telefonata tra il Tutino e il Crocetta del tenore sopra indicato. Analogamente i carabinieri del Nas che hanno condotto le indagini nel suindicato procedimento hanno escluso che una conversazione del suddetto tenore tra i predetti sia contenuta tra quelle registrate”. Sulla stessa linea anche l’avvocato Daniele Livreri, difensore di Matteo Tutino: “Il mio assistito, con il quale ho parlato, nega nel modo più assoluto di avere mai pronunciato quella frase su Lucia Borsellino”.

 

Ma “l’Espresso” conferma l’intercettazione

Crocetta non riesce a trattenersi al telefono con l’Agenzia Ansa. Piange. Singhiozza. “Perché… perché”, ripete. “Ma quanto è potente questa mafia che mi vuole fare fuori?”, continua. “Avrei potuto anche farla finita oggi…”. E aggiunge: “oggi mi hanno ammazzato”, ma quanto è potente questa mafia che vuole farmi fuori?”

Ma L’Espresso conferma quanto pubblicato: “La conversazione intercettata tra il presidente della Regione siciliana Rosario Crocetta e il primario Matteo Tutino”, afferma in una nota il settimanale, “risale al 2013 e fa parte dei fascicoli segretati di uno dei tre filoni di indagine in corso sull’ospedale Villa Sofia di Palermo”. Qui l’affare si fa ancora più caldo.

 

L’ex assessore: “Mi vergogno per loro”

“Mi sento intimamente offesa e provo anche un senso di vergogna per loro”. Lo ha detto Lucia Borsellino a RaiNews prima dell’arrivo delle smentite (qui il video). Poche parole a cui aggiunge la figlia di Paolo Borsellino: “Il quadro che emerge è un quadro veramente triste nel quale si comprende qual è il clima nel quale sono stata costretta a operare”.

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Lucia si era dimessa a inizio luglio

L’intercettazione, che risale a 2 anni fa, se vera potrebbe comunque fornire un’ulteriore chiave di lettura alle recentissime dimissioni di Lucia Borsellino che, a inizio luglio, aveva scritto a Crocetta dopo l’arresto di Tutino, primario di chirurgia plastica dell’ospedale Villa Sofia di Palermo, Matteo Tutino, nonché medico personale del presidente della Regione. Per lui le accuse sono di falso, abuso d’ufficio, truffa e peculato. E i rapporti tra il chirurgo e il politico sono così stretti che, quando scattano le manette (è il 29 giugno 2015), il primo chiama il secondo per dirgli che “mi stanno arrestando”.

“Aggredita la credibilità dell’istituzione sanitaria”

Lucia Borsellino, appresa la notizia, ha agito e il 2 luglio ecco le sue dimissioni, coincise con quelle dell’assessore all’Agricoltura Nino Caleca e alla funzione pubblica Ettore Leotta. “Vari sono stati gli accadimenti che hanno aggredito la credibilità dell’istituzione sanitaria che sono stata chiamata a rappresentare e, quindi, della mia persona”, scrive a Crocetta. “Prevalenti ragioni di ordine etico e morale e quindi personale, sempre più inconciliabili con la prosecuzione del mio mandato, mi spingono a questa decisione”, ha aggiunto. E ha attribuito le sue funzioni al deputato Pd Baldo Gucciardi.

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Il silenzio di Crocetta di fronte all’intimidazione

Secondo quanto riferisce l’Espresso, Crocetta alla minaccia esplicita di Tutino (nella foto con la Borsellino e Crocetta) contro il suo assessore non risponde, non replica. Divenuta pubblica la frase, ha però affermato che “se avessi sentito quella frase avrei massacrato Tutino”. E aggiunge: “Non si scherza su queste cose. Quella frase colpisce tutte le persone che combattono la mafia. Posso essere stato destinatario di un messaggio così crudele?” Dopodiché la decisione: “Mi autosospendo immediatamente da presidente della Regione”.

La commissione antimafia: “Crocetta dia spiegazioni”

Non sembrano credergli alcuni dei componenti della commissione antimafia regionale. Per esempio Davide Mattiello (Pd) dice: “Voglio credere che in quel silenzio ci fosse già di fatto una presa di distanze. Ma è importante che Crocetta lo spieghi. Tanti italiani avvertono un grande debito di riconoscenza verso la famiglia Borsellino, penso a Rita, che prima di Lucia aveva scelto l’impegno politico per onorare concretamente la memoria di Paolo e di chi perse la vita con lui. Tante volte Rita ha ammonito: l’indifferenza uccide più del tritolo mafioso”.

I renziani parlano già di “dimissioni”

Mettono le mani avanti i renziani del Pd, per i quali l’autosospensione si è già trasformata nel rassegnare il mandato. Lo testimonia quanto scrive su Twitter il sottosegretario all’Istruzione, Davide Faraone, referente sull’isola del presidente del consiglio. Su Twitter, infatti, il politico ha scritto: “Inevitabili dimissioni Crocetta e nuove elezioni. Quelle parole su Lucia Borsellino una vergogna inaccettabile. #Sicilia”.

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